L’equivoco di Bill Gates sul futuro di uomini e robot

Dibattito – La questione dei posti di lavoro nel tempo dell’intelligenza artificiale. Perché l’IA dev’essere uno strumento al servizio dell’uomo e non il suo concorrente

Bill Gates ha rilasciato una intervista alla Reuters e, soprattutto, ha pubblicato sul suo blog un lungo manifesto a tema intelligenza artificiale (IA). La sintesi dalle nostre parti è stata: riserviamo agli umani almeno il 40% dei posti di lavoro e convinciamo i cinesi a farlo per primi. L’occasione è buona per rileggere con l’enciclica «Magnifica Humanitas» di Papa Leone uno slogan degli anni Settanta, che evidentemente ha ancora fascino per molti: i robot ci ruberanno il lavoro.

Al di là delle percentuali, l’errore di questa impostazione è importante. Dire «riserviamo il 40% dei posti di lavoro agli esseri umani» sembra difendere l’uomo dall’IA, ma assume una logica inaccettabile perché mette ontologicamente sullo stesso piano due realtà differenti. Sembra presupporre che essere umano e IA siano sul medesimo mercato con quote differenti. Per Leone XIV il punto di partenza è opposto. La tecnologia non è una «forza antagonista rispetto alla persona»; deve essere progettata e governata perché rimanga al servizio dell’essere umano.

Il bene umano come criterio di automazione.

Il problema cristiano non è difendere il lavoro umano dall’IA; è impedire che l’economia trasformi l’IA da strumento dell’uomo in criterio secondo il quale decidere quanto dell’uomo sia ancora economicamente necessario.

Ciò non significa dunque che ogni attività debba materialmente essere svolta da esseri umani. Una macchina può svolgere anche il 100% di una determinata mansione. Significa però che il criterio con cui decidiamo di automatizzarla deve rimanere il bene umano, che è peraltro funzionale ad una produzione automatizzata. Per questo l’Enciclica di Leone afferma che l’accesso al lavoro per tutti deve restare un obiettivo prioritario e avverte che una società capace di produrre enorme ricchezza tecnologica dando lavoro soltanto a una minoranza realizzerebbe un paradossale e apparente progresso materiale, ma una reale regressione antropologica.

Aumento di produttività e Dottrina Sociale della Chiesa

La domanda cristiana è come utilizzare l’aumento di produttività causato dall’IA affinché generi lavoro più umano, tempo liberato, partecipazione, formazione e prosperità condivisa. Applichiamo tutto questo alla robotica, partendo dal presupposto che la Dottrina Sociale della Chiesa non è un esercizio retorico bello nelle accademie, ma inutile nella concretezza. È Vangelo che si fa vita, concretissima, ed è proprio questo tempo che lo dimostra ampiamente.

«Più robot» non deve significare meno esseri umani nella produzione, ma meno esseri umani impiegati come macchine. Considerando che i robot di oggi sono intelligenti, quelli degli anni Settanta stupidi. Questi hanno paradossalmente bisogno di umani, quelli no.

La produttività artificiale acquista senso economico e morale quando libera l’intelligenza umana per compiti più propriamente umani, di cui proprio la robotica moderna ha bisogno; una fabbrica finalmente costruita intorno all’uomo.

Vedere, giudicare, agire: l'alleanza tra uomo e macchina

Il sacerdote belga Joseph-Léon Cardijn, fondatore della Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC) nel pieno della rivoluzione industriale, coniò il «vedere – giudicare – agire» come metodo per annunciare il Vangelo dentro una realtà sociale profondamente trasformata. Sebbene una macchina simuli il vedere, il giudicare e l’agire, in realtà non ne è veramente capace, e mai lo sarà perché priva di coscienza.

Una fabbrica tanto più è robotizzata tanto più avrà bisogno di umani che sanno vedere, giudicare ed agire. Questo non è ancora chiaro all’impresa: le architetture sociali e le filiere produttive non sono ancora mature in questo senso. Ma affinché ciò accada l’ultima delle cose da fare è imporre un protezionismo alla Gates, dire autorevolmente all’imprenditore che un robot ed un umano sono la stessa cosa.

Il lavoro non si custodisce con lo scontro sociale, ma con l’argomento reale che solo una alleanza tra umano e macchina realizza una produttività che remunera il capitale e custodisce il più importante dei capitali, quello semantico e cognitivo rappresentato dai lavoratori umani. Non sempre un uomo potente è anche un uomo saggio, dovremmo ricordarcelo nel dargli continuamente voce.

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