La bellezza del cielo profondo e il senso della vita: ne parla don Luca Peyron alla Scuola Popolare di Asti

Era già stato ad Asti poche settimane fa in occasione di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Ora torna protagonista di una delle lezioni della scuola popolare, il ciclo di incontri formativi per adulti organizzato dalla parrocchia Nostra Signora di Lourdes, il Progetto Culturale della Diocesi e la pastorale Sociale e del Lavoro.



Don Luca Peyron, referente della Pastorale universitaria della diocesi di Torino e della Regione nonché coordinatore del Servizio per l’Apostolato digitale, sarà infatti protagonista di un incontro che si terrà lunedì 4 marzo, alle 21, nel salone della parrocchia. Presentando il suo libro “Cieli sereni. Trovare Cristo seguendo le stelle (e con l’uso di un telescopio)” (Ed. San Paolo) don Peyron parlerà della bellezza del cielo profondo e del senso della vita.

“In un tempo confuso – afferma don Luca – riprendiamo in mano la bellezza e la meraviglia del creato come faro per ritrovare il senso e la destinazione, come recita l’ultimo verso dell’inno alla gioia: “Intuisci il tuo creatore, mondo? Cercalo sopra la volta stellata! Sopra le stelle deve abitare”.


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PASSIO: CHAT GPT SPIEGATA DAL FISICO ROBERTO BATTISTON

Novara – Chat GPT, il modello di linguaggio artificiale sviluppato da OpenAI, è al centro dell’attenzione nell’incontro pubblico proposto da Passio, la manifestazione di Cultura e arte attorno al mistero pasquale promossa dalla Diocesi di Novara, sabato 24 febbraio alle ore 17, presso l’Arengo del Broletto di Novara, quando Roberto Battiston (foto dal suo profilo web- docente di Fisica sperimentale, Università di Trento) tratta il tema Chat GPT: la macchina parla, ma sa quel che dice? Intelligenza umana e artificiale a confronto, intervistato da don Luca Peyron, direttore della Pastorale universitaria di Torino e docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il funzionamento dell’algoritmo viene “smontato” per comprenderne il funzionamento e apprezzarne le potenzialità e i possibili impatti positivi – e gli eventuali rischi – nel mondo dell’informazione e dell’educazione. L’evento è trasmesso anche in live streaming: www.youtube.com/user/passionovara/live.

Sempre sabato 24: dall’Annunciazione alla gloria dell’Assunzione, passando per la gioia dell’infanzia di Gesù e il dolore della sua Passione. Parole e musica narrano la vicenda di Maria di Nazaret nella meditazione «Madre, tu sei ogni donna che ama» proposta da Passio alle ore 20.45 nella chiesa di San Nazzaro della Costa di Novara. Passi evangelici e riflessioni di mons. Tonino Bello, letti da Katia Montebuglio, sono commentati da brani di J. H. Fiocco, J. S. Bach, C. Gounod e A. Corelli interpretati da Davide Agamennone al violino e Roberto Bacchini al clavicembalo.

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Addio all'iconica agenda. La fine della Smemoranda e la forza dei legami deboli

La notizia rimbalza tra le testate e suscita nella mia generazione, che ancora le testate in effetti le frequentano, curiosità, nostalgia e un sorriso che si fa un po’ amaro. Fallisce “Smemoranda” e l’asta per il marchio va deserta. Quelle pagine, le vignette, i foglietti staccabili, sono stati per una generazione trama e ordito dei primi amori, delle prime delusioni, del diventare grandi negli anni ’80 e ’90. C’erano i pensieri, sgangherati o già lineari, di chi entrava bimbo alle superiori e ne usciva se non proprio adulto certamente molto diverso, per timbro di voce, fattezze del corpo ed esperienza di vita. 

Ogni anno un tema, e noi anno per anno farcivamo di biglietti di concerti, cinema e fotografie tutto quello che restava. Diversi i fattori del fallimento, il più decisivo è la mutazione del raccontarsi tra adolescenza ed età della giovinezza. Non si scrive più, si pubblica un’immagine. Ma sarebbe sbagliato pensare che oggi i giovani non abbiano segreti da custodire, quelli che noi affidavamo alla Smemo, ma solo vite più o meno vere da esibire, quelle che scorrono sui social. È solo tutto più digitale, ma più veloce. I ricordi belli si narrano, ma spariscono nelle storie di 24 ore, alcuni di quelli di carta si appendono nella propria camera, ma molto più riservata e segreta di un tempo.

Ogni epoca ha le sue modalità di esercizio. Certo in digitale non restano macchie di caffè o parole sgranate dalle lacrime di chi le sta scrivendo. E la velocità non aiuta nello stesso modo a elaborare i lutti del crescere. Dove resta memoria delle crisi affrontate e superate? Dove trovare la speranza che ce la puoi fare perché ce l’hai fatta? Dove recuperare il coraggio per andare oltre, se non ci sono segni che quello che ti sembrava una tragedia in fondo era solo una commedia di cui, a distanza debita, puoi persino ridere? Oggi faccio un vocale per sfogo, se lo senti, bene, ma comunque mi sono sfogato. Questa generazione parla molto di più, spesso ai molti della chat degli amici intimi più che a uno solo, a una sola. E poi ci sono le note scritte. La smemo di oggi è il telefono, meno polveroso, molto più spazio per farcirlo di foto, infinito perché vive non nell’oggetto ma nel cloud. Pensare se sia meglio o peggio è un esercizio inutile.

Tutto è solamente e decisamente “molto di più”. Veloce, complesso, infodemico, debole. Gli adulti della Smemo dovrebbero farsi nel cambio d’epoca rilegatura che tiene insieme questo mosaico variabile, in afasia di adultità e in permanente stasi di legami deboli. Mark Granovetter li ha ben dipinti, analizzando il mondo del lavoro. Oltre il 66% lo ha trovato tramite una connessione personale, ma solo il 17%, è un contatto frequente, il 55% occasionale e il 28% quasi nullo. Emerge dalla ricerca che oltre l’83% ha trovato lavoro grazie ai legami “deboli”, cioè relazioni occasionali. E se i cristiani della Smemo – e non solo – avessero oggi la vocazione di prendersi cura di questi legami deboli? Intendo, rispetto ai giovani, ma anche verso il popolo delle nostre celebrazioni, il frantumato mondo sociale, le scale dei condomini? Lucignoli fumiganti. Ma pur sempre luce.


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Diocesi: Novara, presentata l’edizione 2024 di “Passio” dedicata all’intelligenza artificiale

 “A Sua immagine lo creò. Quale spazio per l’umano nell’era dell’intelligenza artificiale?” è il tema dell’edizione 2024 di “Passio. Cultura e arte attorno al mistero pasquale”, presentata questa mattina a Novara. 

Alla conferenza stampa sono intervenuti il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla; don Silvio Barbaglia, presidente dell’associazione Nuova Regaldi Ets che organizza la manifestazione; insieme al vicepresidente Stefano Ferrari e al segretario e Riccardo Dellupi. Erano presenti anche Luca Piantanida, assessore alla Cultura del Comune di Novara, ed Eva Boglio dell’associazione “Artenova”. La manifestazione – che si terrà dal 14 febbraio al 7 aprile a Novara – è dedicata all’intelligenza artificiale e, si legge in una nota, “propone una riflessione sulla rivoluzione digitale in corso, per valutarne gli impatti sociali, i risvolti etici, e gli interrogativi posti all’identità stessa dell’uomo”.

“L’uso della parola ‘intelligenza’ con l’aggettivo ‘artificiale’ fa brillare il paradosso della differenza umana”, scrive mons. Franco Giulio Brambilla, nel suo messaggio per l’avvio di Passio 2024: “La sua singolarità non può essere rubata, nessun algoritmo potrà dire o riprodurre l’intuizione, la sensibilità, l’emozione, la creatività dell’umano, ma soprattutto la sua decisione morale e la relazione al suo destino”. Per don Barbaglia, Passio 2024 “sarà l’occasione per riflettere su una rivoluzione, trasversale a ogni campo dell’attività umana”. Di qui l’importanza di offrire strumenti culturali per “apprezzarne le grandi potenzialità e interrogarsi sulla necessità che essa sia resa sicura e affidabile, e che i vantaggi che essa offre siano disponibili a tutti, affinché l’uomo sia protagonista, e non spettatore o vittima, di questo nuovo e grande cambiamento globale”.

In programma sei incontri a Novara sull’intelligenza artificiale con, fra gli altri mons. Vincenzo Paglia, presidente Pontificia Accademia per la vita; don Luca Peyron (direttore della Pastorale universitaria di Torino e docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); p. Paolo Benanti, membro del Consiglio Onu sull’intelligenza artificiale. Ma anche concerti, momenti di meditazione, incontri per le scuole. La manifestazione si aprirà il 14 febbraio – mercoledì delle Ceneri – nel duomo di Novara dove il vescovo Brambilla presiederà alle 18 la celebrazione eucaristica con l’imposizione delle Ceneri.

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La cultura d’impresa nella metamorfosi digitale

La sociologia ha ben delineato come buona parte della metamorfosi culturale e sociale che l’occidente vive ha come causa prima la trasformazione digitale. La cultura d’impresa, la missione ma soprattutto la vision delle grandi imprese del settore digitale hanno plasmato, insieme ai loro prodotti, una consistente parte del modo di pensare e porsi nella realtà delle persone.

Di tutti, non solo dei giovani come comunemente avviene. La lingua, da sempre cartina di tornasole di una cultura, è uno degli specchi di questo cambiamento con l’introduzione non solo di molti neologismi, ma anche, se non soprattutto, l’addensarsi attorno a concetti proprio dell’ambito tecnico e tecnologico di significati e senso propri di altri domini.

Questa marcia veloce e queste connessioni profonde sono ben presenti ai lettori di queste note, che in modi differenti sono stati e saranno protagonisti di questo processo. Quanto questo significhi in termini di opportunità di mercato, sviluppo delle imprese, circolazione e mutazione aziendale ci è parimenti ben presente. Quanto vorrei qui condividere è un aspetto ulteriore che ha sempre fatto parte dell’impresa, ma mai come oggi è elemento decisivo.

Mi riferisco alla responsabilità ed alla opportunità straordinaria che oggi l’impresa tecnologica ha di incidere positivamente sulla società nel suo complesso, non semplicemente in termini di benessere economico, occupazione e sviluppo, ma in termini di sostrato culturale e, dunque, di quel benessere non meno importante, che è quello del senso, del significato, di ciò che non è numericamente apprezzabile, ma esistenzialmente decisivo. Forse decisivo nel senso più pieno del termine.

Lo sguardo credo che possa essere portato al di là della propria azienda, del proprio recinto e farsi più ampio, considerare come l’azione riverberi molto più in là del nostro parcheggio.

L’essere umano contemporaneo è frantumato, non più semplicemente liquido. Ha bisogno prima di tutto di essere ricomposto, di avere nuovi orizzonti di senso e significato che non possono essere un semplice aggiustamento di quanto ci ha preceduto.

La grande complessità del tempo presente non accetta soluzioni semplicistiche e richiede un guizzo in avanti dell’umano del suo proprio umano, compresa la sua dimensione trascendente. L’impresa può scegliere oggi di essere motore di una cultura che accompagni l’umano a non essere semplicemente funzione di un mercato, performante in ciò che fa, efficiente nel suo porsi al lavoro.

Ma umano, autenticamente umano ove il fare è in ultima analisi in funzione dell’essere e non dell’apparire. Un umano che non aspira a raccontarsi su LinkedIn, ma ad essere ricordato dalla sua famiglia, dai suoi collaboratori e colleghi. Un umano che è stimato perché, appunto, umano. Abbiamo imprenditori così tanto visionari da comprendere che ciò che vale non sempre si può mettere a bilancio?

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San Francesco di Sales: Asti, il 30 gennaio don Peyron parlerà di intelligenza artificiale


MARTEDÌ 30 GENNAIO, alle ore 18
nel salone del Seminario, in piazzetta del Seminario 1
Asti

Un ospite di eccellenza per affrontare uno dei temi più dibattuti di questo ultimo periodo. Per celebrare San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, ha invitato don Luca Peyron, referente della Pastorale universitaria della diocesi di Torino e della Regione nonché coordinatore del Servizio per l’Apostolato digitale. 

L’incontro sarà l’occasione per approfondire la tematica dell’Intelligenza artificiale partendo dal tema che Papa Francesco ha scelto per la 58ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

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Don Luca Peyron ospite ad Asti per celebrare San Francesco di Sales

Invitato dal vescovo Marco Prastaro: l’incontro sarà l’occasione per approfondire la tematica dell’intelligenza artificiale



Un ospite di eccellenza per affrontare uno dei temi più dibattuti di questo ultimo periodo. Per celebrare San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il vescovo Marco Prastaro ha invitato don Luca Peyron, referente della Pastorale universitaria della diocesi di Torino e della Regione nonché coordinatore del Servizio per l’Apostolato digitale.

L’incontro sarà l’occasione per approfondire la tematica dell’IA partendo dal tema che papa Francesco ha scelto per la 58a giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

“L’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale — spiega il comunicato della Santa Sede — rende sempre più naturale comunicare attraverso e con le macchine, in modo che è diventato sempre più difficile distinguere il calcolo dal pensiero, il linguaggio prodotto da una macchina da quello generato dagli esseri umani”.

L’appuntamento è per martedì 30 gennaio 2024, alle 18, nel salone del Seminario, in piazzetta del Seminario 1, ad Asti.


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