Intelligenza Artificiale - Lavoro

21 giugno 2021, ore 10-12.45



Presentazione del manuale realizzato dalla CGIL Nazionale “IA: lavorare con l’intelligenza artificiale” 

intervengono:

Susanna CAMUSSO, Responsabile Politiche di Genere e Politiche Europee ed Internazionali Cgil Nazionale

Cinzia MAIOLINI, Responsabile Ufficio Lavoro 4.0 Cgil Nazionale

Tania SCACCHETTI, Segretaria Nazionale Cgil

Confronto a più voce sul futuro di Torino.

con:

Guido BOELLA, Direttore Dipartimento Informatica - Università di Torino

Marco GAY, Presidente Confindustria Piemonte - vice Presidente Confindustria Digitale

Don Luca PEYRON, Coordinatore Servizio per l'Apostolato Digitale - Arcidiocesi di Torino

Marco PIRONTI, Assessore all'Innovazione e Smart City - Comune di Torino

Enrica VALFRÈ, Segretaria Generale Cgil Torino

Presso il Teatro Q77, Corso Brescia 77 - TORINO

Professione “antronomo”: una nuova figura per mettere l’umano al centro dell’intelligenza artificiale

Chi si occuperà di attuare concretamente le procedure indicate nella via europea, antropocentrica, all’intelligenza artificiale? Servono senz’altro nuove professionalità e, tra queste, quella dell’antronomo, una persona che pone l’umano come norma all’interno di un processo di innovazione ed in una condizione digitale.

L’Europa ha una sua via all’intelligenza artificiale, o perlomeno ci prova. Il dibattito su questo tema ha trovato dal rilascio della proposta della Commissione Europea anche su questo portale diversi interessanti contributi. Al di là delle posizioni differenti, più critiche o più entusiaste, è piuttosto evidente che la via europeaantropocentrica, suppone e presuppone nuove e diverse strategie e organizzazioni non tanto o non solo della ricerca, ma soprattutto dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale e de relato, in qualche modo, anche di tutte le altre tecnologie emergenti.

La via europea all’AI

L’approccio adottato, basato su diversi livelli di rischio, fa presupporre un futuro sistema di certificazioni di tali rischi effettivi e una filiera di imputazione di responsabilità a livello nazionale e internazionale con relativi ruoli, obblighi e poteri di enti pubblici e privati. La proposta di regolamento richiede una dichiarazione di conformità e la marcatura CE prima del lanciare un sistema di intelligenza artificiale ad alto rischio, nonché un monitoraggio a lungo termine fino alla fine del ciclo di vita del sistema.

Chi, concretamente, si occuperà di queste procedure?

La proposta della Commissione, che è l’ultimo atto in ordine di tempo di una catena che man mano sta disegnando questo settore, rappresenta una novazione anche rispetto alla necessità di nuove figure professionali, di nuove ibridazioni di saperi e, dunque, di nuove filiere formative ed educative del tutto peculiari. Il mondo che ci apprestiamo a vivere, digitale, sarà ed è già diverso da quello che abbiamo conosciuto, non torneremo al noto di prima. Non sarà un futuro necessariamente peggiore o migliore, sarà certamente diverso. Soprattutto in un aspetto: la gran parte delle relazioni – sociali o economiche, affettive o politiche – avverranno e già avvengono attraverso la mediazione di un sistema digitale. Lo scambio di ieri è oggi e sarà domani soprattutto uno scambio di informazioni, di dati. Questo è, di fatto, il cuore della condizione digitale, della civiltà digitale. Tale semplice operazione rende qualunque operazione che usa un medium tecnologico una operazione a contenuto di valore: valore numerico, valore economico, valore sociale, valore etico e morale. Questo fa presupporre che abbiamo bisogno sempre di più non di meri tecnici, ma di tecnici a valore aggiunto: numerico, economico, sociale, etico e morale. In questa prospettiva desidero portare all’attenzione del lettore e degli operatori, nonché a coloro che hanno in mano le redini della formazione dei nostri giovani, l’opportunità di creare e disegnare tale nuova professionalità e il quadro più generale in cui essa si possa collocare.

Chi è l’antronomo

Stiamo parlando dell’antronomo e dell’antronomia. Il neologismo che abbiamo coniato con alcuni amici ed esperti di settore è di derivazione greca e sta a significare una persona che pone l’umano come norma all’interno di un processo di innovazione e in una condizione digitale. In altri termini è un professionista che attinge da competenze trasversali di vari saperi e scienze e li applica affinché una innovazione tecnologia soprattutto digitale possa essere a servizio dell’umano e delle sue istanze, possa in altri termini essere una innovazione antropica. L’antronomo risponde esattamente alle esigenze e le istanze che la via europea propone e chiede. Insieme all’Equipe dell’Apostolato Digitale e ad alcune università e istituti superiori, stiamo lavorando per calare nel concreto questa intuizione disegnando dei corsi di scuola superiore e di laurea magistrale afferenti a differenti discipline che abbiano al loro interno, oltre alle materie proprie di tali discipline, anche un bagaglio di conoscenze tali per cui al professionista sia data la possibilità di interagire con coloro che più direttamente disegnato e progettano sistemi di intelligenza artificiale o più in generale tecnologie emergenti legate alla trasformazione digitale.

I corsi legati alla figura dell’antronomo debbono conferire agli studenti, oltre alle conoscenze scientifiche necessarie, ad esempio, a essere psicologo o infermiere o architetto, anche quelle conoscenze di base sulla trasformazione digitale indispensabili per dialogare con informatici, aziendalisti, ingegneri, fisici che progettano e realizzano innovazione digitale.

L’antronomia nel suo complesso sarà dunque non propriamente una scienza a sé, ma una visione dei saperi legati all’innovazione capace di tenere insieme saperi e valori, di implementare i valori attraverso specifici saperi non giudicando a valle l’esisto di un processo di innovazione, ma partecipandovi da subito, ponendosi a monte di tale processo e conferendo quelle conoscenze necessarie affinché il prodotto o servizio non sia semplicemente conforme a una normativa o adatto a essere utilizzato da un essere umano o, ancora più semplicemente, funzionale a un determinato scopo produttivo ed economico, ma – rispondendo alla mens della normativa europea – propriamente antropico, capace cioè non solo di non nuocere all’essere umano ma di favorirlo, negli scopi legati a quella determinata tecnologia che si sviluppa, ma anche e più in generale a un ecosistema di tecnologie che incorporando una dimensione valoriale collaborino a fare di quei valori la cultura e la vita delle persone ogni giorno.

Conclusioni

Mettere l’umano al centro, così come spesso si ripete trattando di questi temi, se è chiaro cosa significhi a livello concettuale e valoriale, non è altrettanto evidente cosa comporti nei processi di innovazione. All’antronomo il compito di renderlo effettivo.


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La Prospettiva dell'Uomo nell'Era Digitale



Quinto incontro online del ciclo “Il nostro futuro è nel passato dei grandi” rivolto a tutti gli studenti e studentesse delle Scuole Secondarie di Secondo Grado.

L’Associazione “Prospettive” composta da studentesse e studenti liceali e universitari, in collaborazione con l'ANP e Erickson, propone un ciclo di incontri rivolto alle scuole secondarie di secondo grado. Ogni incontro, che si svolgerà durante l’orario curricolare, prevede il coinvolgimento di diversi relatori e relatrici che tratteranno argomenti culturali e di attualità sociale condividendo, attraverso una narrazione personale, una prospettiva sul futuro. Il quinto incontro vedrà coinvolto come relatore Don Luca Peyron, Fondatore e coordinatore di Apostolato digitale, insegna teologia della trasformazione digitale in diversi atenei. Di seguito il programma dell'incontro: Modera Edmondo Bertaina. Direttore di GazzettaTorino Introducono - Filippo Gomez Paloma, Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale presso l’Università di Macerata; Coordinatore Scientifico e Didattico del progetto nazionale “Prospettive" - Antonello Giannelli, Presidente ANP - Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola. Dialogano con il relatore Giovanni Caci, Gian Marco Moschella, Giorgia Sanseverino (Ass. Prospettive); Conclude Francesco Zambotti, Responsabile Area Educazione Erickson

Con l’«Apostolato digitale» l’annuncio allarga lo sguardo

A Torino un’esperienza nata dalla Pastorale Universitaria. Don Peyron: «La Chiesa ha bisogno di ascolto dello Spirito che si fa saperi, lavoro»



Digitale e apostolato stanno insieme? La realtà di quanto stiamo sperimentando ci dice di sì, anzi ci dice che un mondo già smarrito e ulteriormente provato dal Covid cerca la parola della Chiesa proprio nella trasformazione digitale.

In questi mesi noi di «Apostolato digitale» abbiamo portato un contributo a oltre 80 conferenze, dal Consiglio nazionale forense sino alla cattedra Jean Monnet dell’Università di Torino, dalle associazioni di impresa come Assochange alla Milano Digital Week, per concludere in questi giorni con la Ifc Sustainability Exchange organizzata da Banca Mondiale su sostenibilità, inclusione e tecnologia. Abbiamo parlato a più di 5mila giovani alla Smart Future Accademy e animato un corso su tecnologia e religione voluto dagli studenti di alcune scuole superiori del Centro Italia. Ci è stata chiesta una rubrica settimanale in onda su 23 radio locali e interventi regolari sull’Huffington Post. Domani insieme a Fondazione Leonardo per le Macchine nasce «Civiltà digitale», percorso per affrontare questi temi in relazione ai diritti umani e alla democrazia.

Papa Francesco ha intuito questo bisogno: «L’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico. Esso richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche». Ci pare di poter dire che il digitale è un segno dei tempi, un luogo teologico in cui fare apostolato non è solo usare tecnologie della comunicazione, ma confrontarsi con le tecnologie emergenti nel loro complesso. Non sono più, come le tecnologie del passato, un mero strumento, ma ormai un motore di senso e di significato. La trasformazione digitale può essere motore di giustizia o ingiustizia, di libertà o schiavitù, luogo di trasfigurazione o alto monte su cui cedere alle tentazioni di chi propone salvezza alternativa. Il mondo, ma anche la Chiesa, hanno bisogno a nostro avviso prima di tutto di pensiero, di ascolto dello Spirito che si fa saperi, visioni, soluzioni, direzioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno per poter trarre dal nostro tesoro cose nuove assieme a quelle antiche, da trasfondere nella pastorale ordinaria delle comunità e del- le diocesi, ma anche nella cultura e nei paradigmi economico-sociali che governano la realtà.

Per questo a Torino esiste dal 5 novembre 2019 il «Servizio per l’Apostolato digitale»: non un semplice osservatorio, ma uno strumento a servizio della Chiesa e del dialogo Chiesa-mondo. Pregare, discernere, pensare e agire nella trasformazione digitale si declina oggi in diverse strade. Il 4 giugno presentiamo una nuova laurea magistrale in psicologia dell’innovazione digitale dell’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo che genererà una nuova figura professionale, l’antronomo, uno psicologo che affiancherà i matematici e i fisici nella creazione di tecnologia portando l’umano come norma, principio ispiratore del processo creativo e di progettazione. Stiamo dialogando per creare una laurea analoga in Scienze infermieristiche e un corso di studi superiori con uno dei licei più significativi di Torino. Da tre anni ormai abbiamo un corso di Spiritualità delle tecnologie emergenti all’Università statale e collaboriamo con il Politecnico per Biennale Tecnologia.

Apostolato digitale ad intra significa ancora cultura e pensiero con rubriche mensili su Dossier Catechista e Moralia, il blog de Il Regno con l’Associazione teologica italiana per lo studio della morale. E ancora, la collaborazione con Note di Pastorale giovanile, tre corsi di teologia in altrettanti corsi di laurea: Economia alla Cattolica di Milano, Scienze infermieristiche al Cottolengo e Psicologia con Iusto. Il progetto «Pompei Lab» – dal nome della parrocchia Madonna di Pompei a Torino in cui trova casa – tenta di far atterrare tutto questo nella pastorale ordinaria. Un oratorio in cui gli universitari si trovano e dialogano sui temi del digitale, creano codice e si ritrovano per partecipare a competizioni mondiali sull’uso dell’intelligenza artificiale per il bene comune, corsi di alfabetizzazione digitale per le persone anziane, incontri per genitori e adulti per capire il digitale e la sua portata, un post-Cresima in cui i ragazzi imparano a testimoniare la fede facendo pagine di Wikipedia e i più piccoli sostituiscono il vecchio cartellone con la programmazione di robot didattici, guidati dagli studenti del Politecnico. Tutto ciò tentando di essere in ascolto dello Spirito e della Tradizione della Chiesa: è nata per questo una collaborazione con la Fondazione Carlo Acutis che custodisce la memoria del nuovo beato che seppe guardare alle tecnologie con fede autentica. Cosa ci suggerisce il suo carisma nel grembo della Chiesa?

La fede e le domande di fede oggi si confrontano con un modo rivoluzionato dal digitale: le risposte di sempre non devono semplicemente cambiare vestito per adeguarsi a nuovi linguaggi, ma fare i conti con identità formate in un nuovo contesto, con affettività segnate dalla connessione digitale, con attori sociali che si servono del potere computazionale per trasmettere valori lontani dal Vangelo. Lo stiamo raccontando alle comunità, alle associazioni, alle diocesi che ci invitano, in Italia e non solo. Quando papa Francesco ci dice che «l’annuncio alla cultura implica anche un annuncio alle culture professionali, scientifiche e accademiche» ci chiede di provarci, rischiare. «Apostolato digitale» dunque non è il carisma di uno solo, e neppure di un gruppo: è della Chiesa e nella Chiesa, è essere apostoli, non nell’ambiente digitale ma nel mondo che è digitale. Non con il digitale, ma consapevoli che il digitale è parte di noi, del nostro quotidiano, del nostro vivere e sperare, dunque del nostro credere. Un motivo di riflessione anche per il cammino sinodale della Chiesa italiana? La realtà ci suggerisce di sì.

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LA PROSPETTIVA DELL’UOMO NELL’ERA DIGITALE. Il rapporto tra intelligenza artificiale ed etica

 STREAMING: 07/05, 10:00 - 12:00

Facebook e YouTube di ERICKSON

 

Don Luca Peyron, Fondatore e coordinatore di Apostolato digitale, insegna teologia della trasformazione digitale in diversi atenei.

Apostolato Digitale - Si occupa di riflettere, progettare ed agire rispetto alla cultura digitale con un’ottica di fede.

Programma

Modera Edmondo Bertaina, Direttore di Gazzetta Torino

Introducono
Filippo Gomez Paloma, Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale presso l’Università di Macerata; Coordinatore Scientifico e Didattico del progetto nazionale “Prospettive”.

Antonello Giannelli, Presidente ANP - Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.

Dialogano con il relatore
Giovanni Caci: Ass. Prospettive;
Gian Marco Moschella: Ass. Prospettive;
Giorgia Sanseverino: Ass. Prospettive

Conclude
Francesco Zambotti, Responsabile Area Educazione Erickson

Interventi degli spettatori
Tutti gli studenti e coloro che parteciperanno alla diretta, potranno interagire ponendo domande al relatore, inviandole alla pagina Instagram @prospettive.social.
L’interazione permetterà di coinvolgere attivamente molte giovani menti al fine di delineare una polis digitale e democratica.

Riconoscimento P.C.T.O.
Modulo istituti (compilare una sola volta):
http://bit.ly/pcto_scuole
Modulo studenti (compilare ad ogni incontro):
http://bit.ly/pcto_studenti_5

Con l’«Apostolato digitale» l’annuncio allarga lo sguardo

Digitale e apostolato stanno insieme? La realtà di quanto stiamo sperimentando ci dice di sì, anzi ci dice che un mondo già smarrito e ulteriormente provato dal Covid cerca la parola della Chiesa proprio nella trasformazione digitale. In questi mesi noi di «Apostolato digitale» abbiamo portato un contributo a oltre 80 conferenze, dal Consiglio nazionale forense sino alla cattedra Jean Monnet dell’Università di Torino, dalle associazioni di impresa come Assochange alla Milano Digital Week, per concludere in questi giorni con la Ifc Sustainability Exchange organizzata da Banca Mondiale su sostenibilità, inclusione e tecnologia. 

Abbiamo parlato a più di 5mila giovani alla Smart Future Accademy e animato un corso su tecnologia e religione voluto dagli studenti di alcune scuole superiori del Centro Italia. Ci è stata chiesta una rubrica settimanale in onda su 23 radio locali e interventi regolari sull’Huffington Post. Domani insieme a Fondazione Leonardo per le Macchine nasce «Civiltà digitale», percorso per affrontare questi temi in relazione ai diritti umani e alla democrazia. Papa Francesco ha intuito questo bisogno: «L’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico. Esso richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche». Ci pare di poter dire che il digitale è un segno dei tempi, un luogo teologico in cui fare apostolato non è solo usare tecnologie della comunicazione, ma confrontarsi con le tecnologie emergenti nel loro complesso. Non sono più, come le tecnologie del passato, un mero strumento, ma ormai un motore di senso e di significato. La trasformazione digitale può essere motore di giustizia o ingiustizia, di libertà o schiavitù, luogo di trasfigurazione o alto monte su cui cedere alle tentazioni di chi propone salvezza alternativa. Il mondo, ma anche la Chiesa, hanno bisogno a nostro avviso prima di tutto di pensiero, di ascolto dello Spirito che si fa saperi, visioni, soluzioni, direzioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno per poter trarre dal nostro tesoro cose nuove assieme a quelle antiche, da trasfondere nella pastorale ordinaria delle comunità e delle diocesi, ma anche nella cultura e nei paradigmi economico-sociali che governano la realtà. Per questo a Torino esiste dal 5 novembre 2019 il «Servizio per l’Apostolato digitale»: non un semplice osservatorio, ma uno strumento a servizio della Chiesa e del dialogo Chiesa-mondo. Pregare, discernere, pensare e agire nella trasformazione digitale si declina oggi in diverse strade. Il 4 giugno presentiamo una nuova laurea magistrale in psicologia dell’innovazione digitale dell’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo che genererà una nuova figura professionale, l’antronomo, uno psicologo che affiancherà i matematici e i fisici nella creazione di tecnologia portando l’umano come norma, principio ispiratore del processo creativo e di progettazione. Stiamo dialogando per creare una laurea analoga in Scienze infermieristiche e un corso di studi superiori con uno dei licei più significativi di Torino. Da tre anni ormai abbiamo un corso di Spiritualità delle tecnologie emergenti all’Università statale e collaboriamo con il Politecnico per Biennale Tecnologia. Apostolato digitale ad intra significa ancora cultura e pensiero con rubriche mensili su Dossier Catechistae Moralia, il blog de Il Regno con l’Associazione teologica italiana per lo studio della morale. E ancora, la collaborazione con Note di Pastorale giovanile, tre corsi di teologia in altrettanti corsi di laurea: Economia alla Cattolica di Milano, Scienze infermieristiche al Cottolengo e Psicologia con Iusto. Il progetto «Pompei Lab» – dal nome della parrocchia Madonna di Pompei a Torino in cui trova casa – tenta di far atterrare tutto questo nella pastorale ordinaria. Un oratorio in cui gli universitari si trovano e dialogano sui temi del digitale, creano codice e si ritrovano per partecipare a competizioni mondiali sull’uso dell’intelligenza artificiale per il bene comune, corsi di alfabetizzazione digitale per le persone anziane, incontri per genitori e adulti per capire il digitale e la sua portata, un post-Cresima in cui i ragazzi imparano a testimoniare la fede facendo pagine di Wikipedia e i più piccoli sostituiscono il vecchio cartellone con la programmazione di robot didattici, guidati dagli studenti del Politecnico. Tutto ciò tentando di essere in ascolto dello Spirito e della Tradizione della Chiesa: è nata per questo una collaborazione con la Fondazione Carlo Acutis che custodisce la memoria del nuovo beato che seppe guardare alle tecnologie con fede autentica. Cosa ci suggerisce il suo carisma nel grembo della Chiesa? La fede e le domande di fede oggi si confrontano con un modo rivoluzionato dal digitale: le risposte di sempre non devono semplicemente cambiare vestito per adeguarsi a nuovi linguaggi, ma fare i conti con identità formate in un nuovo contesto, con affettività segnate dalla connessione digitale, con attori sociali che si servono del potere computazionale per trasmettere valori lontani dal Vangelo. Lo stiamo raccontando alle comunità, alle associazioni, alle diocesi che ci invitano, in Italia e non solo. Quando papa Francesco ci dice che «l’annuncio alla cultura implica anche un annuncio alle culture professionali, scientifiche e accademiche» ci chiede di provarci, rischiare. «Apostolato digitale» dunque non è il carisma di uno solo, e neppure di un gruppo: è della Chiesa e nella Chiesa, è essere apostoli, non nell’ambiente digitale ma nel mondo che è digitale. Non con il digitale, ma consapevoli che il digitale è parte di noi, del nostro quotidiano, del nostro vivere e sperare, dunque del nostro credere. Un motivo di riflessione anche per il cammino sinodale della Chiesa italiana? La realtà ci suggerisce di sì.

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