Il Papa al G7, l’urgenza di un’Ai di pace e giustizia

Dietro la storica scelta del Pontefice di prendere parte al G7, per don Luca Peyron, c’è la coscienza della velocità con cui si sta sviluppando l'intelligenza artificiale.

Al G7, per la prima volta, per parlare di intelligenza artificiale e di pace. Il segnale è chiaro: il machine learning è cultura, la cultura è scelta. Troppo per lasciare questa tecnologia nelle mani delle big tech e abbandonarci al “macchinismo”, ma anche per chiuderla nel recinto degli allarmisti. Un intervento storico quello del Santo Padre al G7 in programma in Italia in Puglia, che, secondo fonti del Vaticano, metterà in guardia i potenti della Terra dall’applicazione dell’Ai, in particolare sulle armi. «Parleremo di intelligenza artificiale e anche di pace. Farò incontri bilaterali, ci sono le richieste di sette capi di Stato. Li incontrerò tutti» ha anticipato il Papa. 

L’urgenza di una riflessione condivisa

Già, ma perché questa scelta, così forte, così marcata? Spiega don Luca Peyron, giurista e teologo, referente della pastorale universitaria della diocesi di Torino, coordinatore del Servizio per l’Apostolato digitale, esperto di intelligenza artificiale (di cui si occupa dal 1996): «Dietro questa scelta», argomenta, «c’è la coscienza della velocità con cui tutto questo si sviluppa». Parliamo di «tecnologie irreversibili. Una volta che sono diventate dominio pubblico, indietro non si torna». Per questo è necessaria una riflessione.

La pace e la tecnologia insieme sullo stesso tavolo

Ai e pace insieme saranno sullo stesso tavolo. «Uno dei temi saranno le applicazioni belliche dell’intelligenza artificiale. Verosimilmente il Santo Padre farà riferimento a questo aspetto. Se l’intelligenza artificiale diventa un ulteriore strumento di morte e non uno strumento di giustizia e di pace ancora una volta l’umano userà la sua intelligenza per distruggere se stesso».

Una vera e propria urgenza. Peyron non si aspettava che il Papa decidesse di partecipare al G7, «ma non sono meravigliato. Se il magistero interviene con questa insistenza e tre messaggi in quattro giorni su un tema che non è proprio di questo pontificato, ma lo sta facendo proprio, non mi stupisce che il Papa voglia parlare coi grandi della Terra». 


L’ai è una tecnologia che genera cultura

Precisa Peyron. «Il Papa sta intervenendo tantissimo e e oserei dire in maniera abbastanza lontana dalla sua personale sensibilità. Francesco», sottolinea, «è il Papa della misericordia dei poveri. Paolo VI rispetto a scienze e tecnica aveva una sensibilità spiccata, Giovanni XXIII molto meno, Giovanni Paolo II guardava ad altri scenari, Benedetto XVI era molto attento a cultura e l’educazione». Data questa dimensione personale e spirituale, insistere tanto sull’intelligenza artificiale ci porta alla lettura di questa tecnologia «non come strumento ma come cultura». 

O meglio come tecnica che genera cultura.  «All’interno della quale l’essere umano può svilupparsi o può morire. Non perché l’intelligenza artificiale sia in sé la macchina che ci uccide tutti ma perché la mentalità che dipende da un certo tipo di paradigma culturale che la tecnologia può generare è una mentalità che può o sostenere l’essere umano in quanto tale o mortificarlo».

Il rischio macchinizzazione

Per don Luca Peyron «il Papa non interviene semplicemente su questioni meramente etiche, il tema è l’antropologia nella sua struttura». Se io uso la macchina e il mio modo di pensare, di agire e di relazionarmi è centrato sulla macchina e non sull’umano, spiego, «io “macchinizzo” il mio modo di essere».

Quale obiettivo per l’intelligenza artificiale

Una lettura che tradotta in termini concreti si articola in questo modo. «La mentalità tecnologica per definizione è una mentalità efficiente ed efficace. Ma non possiamo usare l’efficienza e l’efficacia come unico parametro per giudicare noi stessi. Può un ventenne pensare che l’unica cosa che lo contraddistingue è l’efficienza e l’efficacia». Non si tratta di dire no o sì, per essere più chiari. «Si tratta di dire come, quando e con che obiettivo finale costruiamo l’intelligenza artificiale», proprio perché è una cultura. In questo quadro al G7 «il Papa va a proporre una meta per la società che l’intelligenza artificiale può collaborare a raggiungere».

Democrazia, geopolitica e sostenibilità

Democrazia, geopolitica e sostenibilità (in termini di cultura e risorse) sono in particolare per Peyron le questioni chiave correlate al tema dell’intelligenza artificiale che hanno spinto il Santo Padre ad un intervento così deciso. «L’intelligenza artificiale comporta per poter essere applicata delle risorse sterminate in termini di dati, di hardware,  ambientali ed energetici. Sono pochi quelli che si possono permettere queste macchine: se diventa un oligopolio assoluto è un potere assoluto». La seconda grande questione che in qualche modo l’intelligenza artificiale «è legata all’assunzione di responsabilità. L’intelligenza artificiale rischia di essere l’ennesima delega che diamo ad altri di attitudini nostre». Certo, la tecnologia toglie fatica «ma la fatica è responsabilità».


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L'ultimo volo di William Anders, l'astronauta che fotografò la Terra che sorge

Addio all'autore dell'immagine iconica del nostro Pianeta: è caduto con l'aereo che stava pilotando da solo all'età di 90 anni.

Il suo ultimo volo si è concluso pochi giorni fa in quel blu intenso che il 24 dicembre del 1968 aveva immortalato con la sua Hasseblad dall’oblò dell’Apollo 8 mentre stava sorvolando la Luna. Nelle Isole San Juan, a largo di Washington, si è inabissato l’areo pilotato da William Anders, maggiore generale di ben 90 anni ed astronauta della Nasa, l’autore di uno degli scatti più iconici della storia. «Siamo venuti fin qui per esplorare la Luna, e la cosa più importante è che abbiamo scoperto la Terra», disse.

Erano passate 75 ore, 48 minuti e 41 secondi da quando la navicella, partita dalla rampa di lancio di Cape Canaveral, emergendo dal lato oscuro del satellite, incontrò uno spettacolo mozzafiato. La Terra, un globo azzurro, sembrava sorgere dal nero dello spazio. Con la sua fotocamera, Anders scattò la prima fotografia a colori del nostro pianeta visto dallo spazio, una fotografia neppure prevista dal rigido programma affidato agli astronauti.

Prima che il comandante Frank Borman potesse dire nulla, la foto era fatta. Classificata dalla NASA come AS8-14-2383HR, divenne nota come «l’alba della Terra» (Earthrise) ed è considerata una delle immagini più influenti mai scattate, inclusa da LIFE tra le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo. «All'improvviso ho guardato fuori dalla finestra, ed ecco questa splendida sfera che si avvicinava».

Anders ha affermato che la foto è stata il suo contributo più significativo al programma spaziale, per via dell'impatto ecologico e filosofico che ha avuto. Scriveva Archibald MacLeish sulle colonne del New York Times: «Vedere la Terra come veramente è – piccola e blu e bella nell’eterno silenzio in cui fluttua – è vedere noi stessi, tutti insieme, come cavalieri sulla Terra, fratelli consapevoli di essere tali».

Il Natale del 1968 portò in dono all’umanità una consapevolezza nuova e diversa di noi stessi. Nelle ore in cui sulla Terra si celebrava la nascita del Figlio di Dio, la scienza e la tecnica ci davano l’opportunità di fondare la fraternità universale su di un dato di evidenza nuovo, meraviglioso e drammaticamente forte. Una consapevolezza non più solo teorica, ma empiricamente evidente in tutta la sua semplice evidenza.

William Anders ci ha consegnato una icona dipinta su pellicola, strumento di preghiera e di meditazione, che rende ragione delle parole che decenni dopo papa Francesco ci ha consegnato nella Laudato Sì (92): «Tutto è in relazione, e tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche tra noi, con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra».

In questo frammento di storia possiamo, in tempo di metamorfosi digitale, dirci con forza quanto possa essere importante un patto di alleanza tra fede, scienza e tecnica ove queste ultime siano al servizio del senso e del significato, della bellezza creata e della verità increata. L’alba della Terra è uno scatto in avanti verso un mondo di pace, uno scatto che oggi ha bisogno di nuovo vigore perché quel bellissimo pianeta blu ancora geme e soffre nelle doglie del parto.


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L’intelligenza artificiale e l’economia di impatto Rischi e opportunità legati alla “nuova Internet”

Boella, docente e fondatore di Sipeia: “Una tecnologia energivora ma che può dare benefici all’ambiente. L’Italia delle Pmi svantaggiata rispetto alle grandi imprese che possono permettersi capitali e competenze”. 

Don Peyron: “Niente paura, ma è uno strumento che genera cultura dunque non neutrale. Va governato. Può aiutare il Terzo settore nelle sfide sulla solidarietà e l’inclusione”

Mentre a Torino dopo un lungo “stop and go” decolla la Fondazione AI4industry – il primo Centro per l’intelligenza artificiale in Italia che per ora il governo ha voluto concentrato su due missioni che sotto la Mole hanno terreno fertile: l’automotive e l’aerospazio – una serie di ricerche danno una misura di quanto valga questo nuovo settore dell’economia. Il rapporto Anitec-Assiform ha stimato il mercato italiano dell’AI nel 2023 in 570 milioni, destinati a diventare un 1,2 miliardi tra due anni. Briciole se si tiene conto che il valore di mercato mondiale dell’AI è di 135 miliardi. Ma è la crescita che fa ben sperare: gli esperti valutano una performance del 30 per cento l’anno. Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte – che invita a non parlare dell’AI come di una tecnologia d’avanguardia, semmai di un “futuro prossimo” – spiega il prossimo passo: entrare nelle filiere industriali. La “nuova Internet” sarà dunque un nuovo anello (fondamentale) dei processi produttivi.

Ma viene da chiedersi quale possa essere l’effetto dell’AI nell’economia di impatto. Guido Boella, docente all’Università di Torino e fondatore di SIpEIA, la Società italiana per l’etica dell’intelligenza artificiale, dice che «Di sicuro è una tecnologia che permette di ottimizzare molti aspetti della produzione. Dunque può aiutare le imprese nel rendere più efficiente il ciclo di lavorazioni. Con un risparmio di risorse energetiche e quindi benefici anche sul fronte ambientale». Ma subito precisa: «Per contro c’è un impatto negativo. L’AI oggi come oggi è una tecnologia energivora. Basta un piccolo esempio per darne un’idea: una domanda a chatGPT brucia l’energia che serve per la ricarica di uno smartphone. Due gli inconvenienti: il grande consumo di acqua e di energia. E spesso non si tratta di energia ricavata da fonti rinnovabili ma di origine fossile. La prova è nel recente record di consumi di carbone da parte della Cina. La speranza è che con l’evoluzione dei server e, in generale, dei processi che stanno dietro l’AI vada a ridursi il consumo di energia».

Molto dispendiosa è la fase di apprendimento dell’AI. ChatGPT è riuscita là dove altre aziende avevano fallito semplicemente puntando su una scala più grande. Che però vuol anche dire consumi più elevati. Ma è solo questione di tempo e poi si riuscirà a ridurre l’impatto energivoro dell’AI”. Quando, però, adesso come adesso è ancora un punto interrogativo.

Boella sottolinea un altro nodo, tutto italiano: «La spina dorsale della nostra economia è fatta da piccole e medie imprese. Proprio la dimensione piccola rende difficili i processi di digitalizzazione avanzata. Però ci sono strumenti pronti a supportare le Pmi. L’Unione Europea per esempio ha affiancato ai contributi a pioggia per sostenere le imprese verso l’intelligenza artificiale 250 European Digital Innovation Hub». In Italia sono 13 legati cofinanziati dall’UE e più di 20 collegati solo al PNRR. Questi sportelli unici – “One shop stop” – ricevono i soldi da Bruxelles e forniscono servizi gratuiti o agevolati a supporto nei processi di riqualificazione digitale. L’obiettivo finale dell’Europa è facilitare una doppia transizione: tecnologica e ecologica. Per inciso Boella sottolinea che il Piemonte in quanto a questo tipo di centri «è messo bene». Sono quattro in tutto: due gestiti da UniTo, e due dal Competence center CIM4.0.

Resta però da valutare l’aspetto sociale della “nuova Internet” come la definisce Gay. Può essere socialmente sostenibile? Boella intravede un rischio concreto: «Vista la scala di investimenti, si può arrivare a una disuguaglianza assai ampia tra le grandi aziende che possono permettersi capitali e competenze e il resto delle imprese». E non è finita: «Poi bisogna capire qual è l’impiego che si immagina dell’intelligenza artificiale: per affiancare i lavoratori che ci sono o per sostituirli? Perché se vince la seconda ipotesi ci troviamo di fronte a un taglio di posti di lavoro e dunque a costi sociali importanti da mettere in conto». Dinamiche di mercato che si possono applicare anche a un settore come quello della sanità. Ancora Boella: «L’AI viene impiegata per affiancare i medici, consentendo di migliorare le prestazioni o sarà utilizzata per sostituire i medici con delle macchine che fanno diagnosi?». E aggiunge: «Ma è un discorso che investe anche la cultura e l’informazione: l’intelligenza artificiale sfrutta per il suo lavoro articoli, saggi, libri coperti da copyright. Il rischio che i diritti dei lavoratori vengano abbassati è concreto. Ecco perché occorre un utilizzo consapevole e etico dell’intelligenza artificiale. Oltreché sicuro».

Don Luca Peyron, direttore dell’Apostolato digitale della diocesi di Torino e l’uomo che per primo ha lanciato l’idea di Torino capitale dell’intelligenza artificiale, dice che ai dibattiti ogni volta che si parla di intelligenza artificiale spunta l’elenco delle criticità. Tutti terribilmente spaventati da questo moderno Moloch. «Eppure è una tecnologia generale come l’elettricità o il motore a scoppio. Può essere utilizzata ovunque. La differenza è che è una tecnica che genera cultura. Dunque non neutrale. Ma non si tratta di dare disco verde o rosso al suo utilizzo». E che aiuto può dare al mondo del terzo settore? «Detto che non nasce con questo fine, imprese sociali e Terzo settore devono essere capaci di usarla al meglio per diffondere principi cardine come la solidarietà, l’inclusione, la difesa delle fragilità». Questione di algoritmi insomma. Dipende da come li educhiamo, cioè dai dati che gli diamo “da mangiare”.

Don Peyron aggiunge: «Il carico etico e valoriale è quello che fa la differenza anche dal punto di vista imprenditoriale. Se costruiamo macchine che non rendono l’uomo più contento di essere sé stesso saranno macchine che non comprerà nessuno. Ma tutto questo a patto che avvenga in un contesto in cui c’è democrazia. Oggi non è così: come hanno sottolineato alcuni giuristi, viviamo un periodo neofeudale dove la democrazia è sospesa perché in mano a poche grandi imprese che gestiscono le nuove tecnologie. Quindi bisogna prima sanare questo vulnus».


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Come la Luna ci parla di Maria e della Chiesa

 

Il satellite terrestre, simbolo di purezza, è stato sempre accostato all'Immacolata. Ma dopo la scoperta dei crateri da parte di Galileo? Un “legame” da riscoprire nel mese mariano (con 5 fasi lunari)


È l’anno 1100, e in “Las Cantigas de Santa Maria” Alfonso X, sovrano di Castiglia e Leon, rende omaggio a Maria con queste parole: «Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli via». In Spagna e altrove prende piede la tradizione che rende maggio mese della Vergine Maria. Cinquecento anni dopo, tra il 1609 ed il 1610, Galileo, sempre lui, punta il suo cannocchiale verso il cielo e vede quello che nessuno, prima di lui, aveva visto in quel modo. Lo racconta in una lettera a un amico: «Io mi trovo al presente in Venezia per far stampare alcune osservazioni, le quali col mezo di un mio occhiale ho fatte ne i corpi celesti; e sì come sono d’infinito stupore, così infinitamente rendo grazie a Dio, che si sia compiaciuto di far me solo primo osservatore di cose ammirande e tenute a tutti i secoli occulte».

La realtà è superiore all’idea, nelle cose della vita e nelle cose della fede. Nel 1611 le scoperte di Galileo arrivarono al Collegio Romano dove studiano i gesuiti. Tra gli altri a Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. In quello stesso anno nella cupola della Cappella Paolina il pittore toscano Ludovico Cardi, detto il Cigoli, ha rappresentato la Vergine Maria in modo rivoluzionario. Ludovico è amico di Galileo, ne apprezza l’operato, e la Luna che dipinge ne è la prova. Essa, posta come da tradizione ai piedi della Madonna, ha per la prima volta nella storia dell’arte delle macchie. I crateri che Galileo ha intravisto con il suo cannocchiale. Il Papa regnante, Paolo V Borghese, approva il dipinto che sovrasta quello che dovrà diventare il suo mausoleo. E anche dopo il processo a Galileo il dipinto è rimasto, non è stato cancellato o corretto, regnante Urbano VIII e i suoi successori.

Dobbiamo ricordare che la Luna e l’Immacolata, la Luna e la Chiesa, vengono da sempre accostate: un disco bianco per rappresentare che esse sono senza ferite, senza rughe. Ma Galileo ci ha mostrato che la Luna, invece, le ferite le ha eccome, secoli dopo le avremmo esplorate, addirittura visitate. E dato a ciascuna il nome delle donne e degli uomini che hanno illustrato la storia umana.

Questo mese di maggio 2024 è del tutto particolare dal punto di vista astronomico: invece delle consuete 4 fasi, questo mese se ne verificano 5. La Luna all'ultimo quarto, dunque, che apre il mese, tornerà poi anche per chiuderlo. È ancora possibile allora accostare la Luna alla Vergine Maria? Certamente sì, anzi ancora di più. La Luna bianca diceva purezza, assenza di peccato. Ma la Luna con i crateri? Dice tutta l’umanità di Maria, dice tutta la bellezza di una donna che, senza peccato, ha accettato che il male la ferisse – la spada di cui parla Simeone al tempio – per partecipare nel modo più vero e autentico alla storia della salvezza. Che dire della Chiesa? Non è forse santa e nello stesso tempo peccatrice? L’intuizione dei Padri dei primi secoli di accostare la Luna a Maria e alla Chiesa non solo non è sconfessata dalla scienza, al contrario, ci aiuta a comprendere fino in fondo il senso della fragilità umana di entrambe, della bellezza della nostra fragilità che ha bisogno di amore. Solo una fragilità accolta può permettersi di accogliere davvero la salvezza, nel caso di Maria addirittura il Salvatore stesso, dandogli un volto. Sì, perché il volto di Gesù è nelle fattezze umane quello di Maria. E sulla croce è un volto sfigurato e martoriato, come il volto della Luna.

Il nostro satellite naturale ci ricorda ogni notte che il male esiste, ci colpisce, ci ferisce, ci segna, ma non è la fine di tutto, non certo il fine di Dio. Se accostiamo la Luna alla Vergine Maria possiamo infatti andare oltre, e dire che il male non è una punizione divina, come tanto spesso si sente dire. Il male è parte della finitezza umana, della natura. Il male è anche frutto degli esseri umani che cedono al peccato e non alla Grazia. Ma anche costoro dalle sue piaghe possono essere guariti, anche loro sotto la croce sono stati affidati a Maria. Perché la Luna, come il Sole, splende per i buoni come per i cattivi. Per illuminare la via dei secondi così che tornino ad essere come i primi. Questo mese con una falce di luce in più.


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XXII Giornata della Formazione Manageriale ASFOR

La Giornata della Formazione Manageriale è l’evento annuale che Asfor – Associazione Italiana per la Formazione Manageriale dedica ai temi più attuali della cultura d’impresa e al ruolo della management education quale leva per lo sviluppo e per la comprensione della complessità e degli scenari evolutivi che coinvolgono persone e organizzazioni.

La XXII edizione della Giornata, intitolata “IA, impatto sociale e apprendimento organizzativo. Cosa cambia nella cultura e nella formazione manageriale?” si terrà a Torinomercoledì 19 giugnodalle ore 9.15 alle 13.30ospitata da Cottino Social Impact Campus (Corso Castelfidardo 30/A-Torino).

Un argomento di forte attualità: negli ultimi mesi, infatti, sia l’Europa che l’Italia si stanno interessando al tema. La Commissione europea ha prodotto la prima legislazione mondiale sull’Intelligenza artificiale e anche il governo italiano è pronto ad approvare il suo regolamento.


La Giornata del 19 giugno sarà l’occasione per analizzare queste e tante altre novità, offrendo spunti di riflessione utili per lo sviluppo e l'applicazione dell’intelligenza artificiale, nel consueto dialogo tra mondo accademico, imprenditoria e professionisti della formazione


Partner della Giornata, i Soci Cottino Social Impact, ISTUD Business School, SAA School of Management.

Il confronto si svilupperà attraverso tre sessioni:
- I Sessione | L’essere umano di fronte all’intelligenza artificiale: alla ricerca di un punto di equilibrio
- II Sessione | IA, sviluppi tecnologici e questioni umane
- III Sessione | Generative AI: trasformazione delle competenze, impatto sociale. Quali implicazioni per la formazione manageriale?

Nel corso della mattinata, sarà conferito l’ASFOR Award for Excellence 2024.

Come ogni anno, la Giornata ASFOR sarà un importante momento di confronto della comunità italiana della management education che si riunirà per sviluppare un concreto dialogo tra mondo accademico, imprenditoria e professionisti della formazione.

A seguire, nel pomeriggio il Workshop, aperto a tutti, sull'impatto sociale delle Scuole di Management e delle Corporate Academy.


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Intelligenza artificiale: Radio Vaticana-Vatican News e Santa Croce, da martedì 14 maggio on line il podcast “Anime digitali”

All’indomani della 58ª Giornata mondiale per le comunicazioni sociali, celebrata domenica 12 maggio sul tema: “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”, Radio Vaticana-Vatican News e la Pontificia Università della Santa Croce presentano il podcast “Anime digitali: come l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare la nostra vita”. Cinque episodi, on line da martedì 14 maggio, scritti da Giovanni Tridente, docente presso l’Ateneo pontificio,  e curati dalla redazione podcast dei media vaticani. “Il mondo dell’informazione, e più in generale quello della comunicazione, è fortemente sollecitato dallo sviluppo e dalle possibili applicazioni della cosiddetta intelligenza artificiale – sottolinea Massimiliano Menichetti, responsabile di Radio Vaticana-Vatican News  –, un’influenza che si riflette in modi diversi in vari Paesi del mondo. Questo podcast rappresenta un laboratorio d’incontro che cerca di fondere aspetti tecnologici, etici e scientifici mantenendo sempre al centro la persona. Un modo per confermare la nostra mission: non lasciare mai nessuno da solo portando la Luce della Speranza in ogni ambito e cercando sempre di favorire una chiave di lettura capace di promuovere il confronto e la crescita”.

Dopo aver chiarito, nel primo episodio, i termini della questione – “Cos’è l’intelligenza artificiale? Da quando la utilizziamo? Perché è urgente riflettere sui suoi sviluppi?” -, gli altri quattro sono dedicati a indagare con il contributo di esperti i cambiamenti già in atto, grazie all’incremento dell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, in settori chiave come il lavoro, l’informazione, la medicina, l’accessibilità e l’educazione. Ospiti degli episodi sono professionisti dei vari settori come Stefano Da Empoli (Istituto per la competitività), Barbara Carfagna (Rai), Eugenio Santoro (Istituto Mario Negri), Roberto Scano (Iwa Italy), Paola Severino (Università Luiss), Luca Sambucci (Notizie.ai), Nicola Bruno (Open the Box) e don Luca Peyron (Arcidiocesi di Torino). 










Gli episodi del podcast “Anime digitali: come l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare la nostra vita” saranno on line dal 14 maggio, ogni martedì, su vaticannews.va al link www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/anime-digitali.html e sulle principali piattaforme audio. Autore del podcast è Giovanni Tridente, docente presso la Facoltà di Comunicazione Sociale e Istituzionale e direttore della comunicazione presso la Pontificia Università della Santa Croce. La realizzazione editoriale e tecnica è a cura di Fabio Colagrande, Benedetta Capelli e Amedeo Lomonaco, della redazione podcast di Radio Vaticana-Vatican News.



















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