Artribune Podcast. Don Luca Peyron e Nevina Satta ospiti di “Contemporaneamente”

PER IL CICLO DI PODCAST “CONTEMPORANEAMENTE” A CURA DI MARIANTONIETTA FIRMANI, L’INCONTRO CON DON LUCA PEYRON PARROCO DI TORINO, DOCENTE E DIRETTORE DELLA PASTORALE UNIVERSITARIA, E NEVINA SATTA DIRETTORE GENERALE DELLA FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.


L’intervista con Don Luca Peuron e Nevina Satta è nel progetto Contemporaneamente a cura di Mariantonietta Firmani, il podcast pensato per Artribune. Incontri tematici con autorevoli interpreti del contemporaneo tra arte e scienza, letteratura, storia, filosofia, architettura, industria, cinema, economia e molto altro. Per approfondire questioni auliche ma anche cogenti e futuribili. Dialoghi straniati per accedere a nuove letture e possibili consapevolezze dei meccanismi correnti: tra locale e globale, tra individuo e società, tra pensiero maschile e pensiero femminile, per costruire una visione ampia, profonda ed oggettiva della realtà. In questo audio, il prezioso incontro con don Luca Peyron, parroco di Torino, docente e direttore della Pastorale Universitaria e Nevina Satta, Direttore Generale della Fondazione Sardegna Film Commission. Don Luca Peyron e Nevina Satta ci raccontano di cinema e teatro come strumenti di interazione tra diverse generazioni e del desiderio che l’impegno per gli ultimi non sia solo un’operazione di maquillage. Ci raccontano della Sardegna, terra orientata allo storytelling e narrata in lingua popolare; di una Chiesa che si confronta con le nuove tecnologie per guardare lontano, e di come la politica attuale fatichi ad avere una visione di lungo periodo, con ripercussioni globali molto rapide.

ARTRIBUNE PODCAST. NEVINA SATTA 
Nevina Satta è Direttore Generale della Fondazione Sardegna Film Commission dal 2012 e membro del consiglio direttivo di Cineregio, la rete europea di fondi regionali per il cinema. Esperta di sostenibilità e industrie creative e di finanziamenti per l’industria audiovisiva, ha insegnato produzione e regia in diverse università europee. Laureata in Filosofia, ha ottenuto un dottorato in Antropologia Visuale all’Università Cattolica di Milano. Ha vissuto venti anni tra Los Angeles e Milano, lavorando come produttrice di film e documentari. Consulente per molti festival cinematografici internazionali, ha contribuito alla ideazione e allo sviluppo di diverse iniziative di formazione, tra cui la Documentary Summer School del Festival di Locarno fin dal 2000. È cofondatrice di una ONG sostenuta dall’Unicef, The Traveling Film School.

ARTRIBUNE PODCAST. DON LUCA PEYRON
Don Luca Peyron è parroco e docente universitario. Laureato in giurisprudenza e licenziato in teologia pastorale, dopo aver esercitato come consulente legale per alcuni anni, entra in seminario e diventa sacerdote diocesano dal 2007. Attualmente è parroco di Torino. Dal 2017 collabora con il corso in Direzione d’Impresa, Marketing e Strategia, con i Master universitari in Marketing, Sales & Digital Communication ed in Marketing, Sales & Management dell’Industria Alimentare dell’Università di Torino. Insegna Teologia dell’Educazione presso IUSTO – Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo, Spiritualità dell’Innovazione presso l’Università degli Studi di Torino e Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano – Torino). Svolge il suo ministero in mezzo agli universitari con responsabilità a livello locale e nazionale. Dal 2014 è responsabile della Pastorale Universitaria del Piemonte e della Valle d’Aosta e membro della Consulta Nazionale della CEI per l’Educazione, Scuola ed Università. Si occupa di trasformazione digitale coordinando il Servizio per l’Apostolato Digitale e nella docenza in diverse università. È autore di testi e articoli su questi temi. E promotore della sede principale dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A) a Torino.

«CARI GIORNALISTI, SPEGNETE IL PC E SCENDETE IN STRADA»

 

A pochi giorni dalla Settimana e dal Festival della comunicazione don Giuseppe Lacerenza ci illustra la maratona che si apre il primo maggio dedicata all'etica dell'informazione.«Nell'epoca dei social networks l'unico modo per conoscere la verità è consumare le suole delle scarpe, come dice papa Francesco» 




Uno degli organizzatori della Settimana della Comunicazione, curata da Paoline e Paolini, che si svolgerà dal 9 al 16 maggio, è il paolino dalla personalità poliedrica don Giuseppe Lacerenza, pugliese di Barletta (dunque abituato alle “disfide” per tradizione), ingegnere civile, teologo, esperto di comunicazione digitale, a pochi passi dal sacerdozio (sarà ordinato il prossimo giugno). Don Lacerenza ha maturato la sua vocazione dopo aver scritto una biografia sul beato Giacomo Alberione. «Il fondatore della congregazione della San Paolo possedeva una visione profetica della comunicazione», spiega. «Aveva infatti compreso appieno l’incredibile potenzialità delle piattaforme multimediali al servizio del Vangelo già 100 anni fa, che a quel tempo erano i libri, i giornali, la radio, la Tv e il cinema. Oggi considererebbe Internet una prosecuzione naturale del suo apostolato».

Per il secondo anno di fila la Settimana della Comunicazione sarà in Rete e non in presenza.

«Purtroppo sì, quest’anno è interamente on line, ma questo ci ha dato una forte spinta a potenziare le piattaforme multimediali per usufruire dell’evento. Fino a due anni fa l’iniziativa si è tenuta con numerosi eventi su tutto il territorio nazionale dove sono presenti le Paoline e Paolini, in collaborazione con diocesi e associazioni culturali. Tra l’altro, all’interno dell’evento Settimana organizziamo il Festival della Comunicazione, una vera festa che ogni anno organizziamo con una diocesi italiana. Quest’anno sarà eccezionalmente ospitata da due diocesi: Molfetta e Rieti, dall’1 al 16 maggio, con un altro ricco programma».

Come si fa a partecipare all’evento della Settimana della Comunicazione?

«Ci si collega attraverso la pagina Facebook  dal titolo “Settimana della Comunicazione”.  Tra l’altro l’evento è preceduto da molti contributi preparatori. Dalla prossima settimana condivideremo sulla nostra pagina alcuni post che ci permetteranno di conoscere il messaggio di papa Francesco. Sul sito www.settimanadellacomunicazione.it sarà disponibile la versione sfogliabile e scaricabile in pdf del numero speciale di “Pagine Aperte”, che è un periodico della Diffusione San Paolo, con articoli di vari esperti che riflettono sul messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della comunicazione: da Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, a Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della CEI. Il francescano padre Paolo Benanti ha scritto un interessantissimo articolo sull’etica delle tecnologie, il gesuita Francesco Occhetta ci ha parlato della testata digitale Comunità di Connessioni, mentre don Luca Peyron si sofferma sull’apostolato digitale. Inoltre il bravissimo Marco Carrara, conduttore ed esperto social, che conduce Agorà e Timeline su Rai 3, ci racconta i social nella Tv».

Come si svolge il calendario dell’evento?

 «La Settimana della Comunicazione vera e propria va dal 9 al 16 maggio. Ma c’è un lungo calendario di avvicinamento, come in un crescendo rossiniano, che parte dal primo del mese. Una serie di interventi, uno al giorno, con vari esperti: cito la riflessione biblica affidata alla teologa Adriana Valerio, le testimonianze di Massimiliano Padula, don Luca Peyron, Francesco Occhetta. Quando si entra nel vivo, il 9 maggio, pubblicheremo una bella intervista che Marco Carrara ha fatto a Michelle Hunziker. Michelle tra le altre cose è molto attiva e seguita sui social. Vi stupirà, vedrete, ha lanciato dei messaggi molto interessanti, parlando anche del rischio della manipolazione della mente nel mondo della comunicazione. È previsto anche l’intervento di Paolo Borrometi sul coraggio del giornalismo (Borrometi è sotto scorta per le sue inchieste sulla criminalità organizzata), mentre Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, tratterà gli aspetti etici del giornalista e dell’operatore della comunicazione in generale in un’intervista a cura di don Roberto Ponti. Anche don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana, Credere e Jesus, dialogherà con un personaggio del mondo della comunicazione. Paolo Ruffini in occasione della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, il 16 maggio, ci condividerà un suo pensiero sul messaggio del Papa».

Don Lacerenza, cosa l’ha spinta ad approfondire queste tematiche, come è approdato ad organizzare la Settimana della Comunicazione?

«Ho un passato di ingegnere civile. La mattina ero impegnato in progetti di ristrutturazione dei ponti stradali, la sera collaboravo con un religioso della mia città, padre Bernardino Bucci, alla biografia della serva di Dio Luisa Piccarreta, con raccolte di testimonianze e testi sulla spiritualità sulla Divina Volontà. Ho prodotto anche numerosi contributi in video, ampliando le mie conoscenze sulla comunicazione multimediale. Grazie a una proposta della casa editrice Shalom, ho poi realizzato una biografia su don Alberione, cui mi applicavo sempre la sera, al ritorno dallo studio tecnico in cui lavoravo. Man mano che scrivevo sentivo che il Signore mi chiamava alla vocazione religiosa e così ho iniziato il mio cammino di discernimento, fino ad entrare nella congregazione nel 2011, dove tra le altre cose coordino il sito Alberione.org.  Ho conseguito il baccalaureato in teologia nella Facoltà Teologica di Padova e ho frequentato un master in comunicazione digitale. La Settimana della Comunicazione mi pare un approdo quasi naturale, a cui sono stato condotto dai miei superiori della Società San Paolo».

Il tema della Settimana si intitola “Vieni e vedi”, in omaggio alla lettera del Papa sul giornalismo, che riprende la tradizionale metafora del cronista che consuma le suole delle scarpe. Non stride con il giornalismo moderno di oggi, che utilizza soprattutto il telefono e si abbevera ai siti e ai social networks?

«Il messaggio è legato proprio alla situazione che stiamo vivendo adesso. C’è proprio questo rischio per il giornalista o il comunicatore. Di rimanere nel cyberspazio. Il pericolo si lega soprattutto alla povertà, che è uno dei sigilli del magistero di Francesco. La miseria, nell’ambiente digitale, si rischia di non vederla. Da qui la preoccupazione di Francesco di tornare in strada. Poiché c’è questa tendenza a informare seduti alle nostre scrivanie, è più forte il rischio che nessuno vada più nei luoghi in cui si svolgono i fatti, per stare in prima linea, non solo in guerra ma anche su fronti come quello del disagio e dell’indigenza. Una cosa che mi ha colpito del messaggio è quella frase ispirata al Vangelo di Giovanni “Vieni e vedi”. Gesù dice: per potermi raccontare, per farti comprendere chi sono e cosa faccio, non sono sufficienti solo le parole ma è necessario che vivi con me, entri in relazione con me. I discepoli di Gesù sono andati e lo hanno seguito. Da questo evento del Vangelo il comunicatore ne trae una considerazione: non dobbiamo fermarci solo al “Pensa e parla”.

L’opinionismo non basta nel giornalismo. Il giornalista deve andare nei luoghi dove c’è la realtà concreta, ricostruire ciò che ha visto e comunicare con maggiore autenticità. Perché la comunicazione autentica significa farsi sorprendere e stupire da ciò che non si conosce».

Si dice che San Paolo se fosse vissuto oggi avrebbe fatto il giornalista…

 «Io credo che il tesserino di giornalista si possa affidare anche a tutti i discepoli, non solo all’apostolo delle genti. Coloro che sono stati con Gesù hanno davvero accolto l’invito “Vieni e vedi”. Automaticamente sono stati testimoni della Verità (quella con la V maiuscola) in maniera spontanea, naturale. In questo senso sono diventati giornalisti, hanno raccontato con la loro vita, le loro parole e le loro opere, la Buona Novella. Pietro stesso negli Atti degli Apostoli adopera frasi molto forti in cui descrive l’evento di Cristo e la Resurrezione in maniera molto puntuale. E a me colpisce che “lo faceva con franchezza”. Con una cognizione naturale legata all’esperienza fatta sulla sua carne e la sua vita, con coraggio. A bene vedere, tutto questo è l’essenza del giornalismo».

Fede e incontro nei social

Don Luca Peyron è sacerdote della diocesi di Torino, giurista di formazione, parroco, direttore della Pastorale Universitaria e del servizio per l´Apostolato Digitale che la Diocesi di Torino ha lanciato un anno fa, prima della pandemia. È docente di teologia della trasformazione digitale in diverse università. 

Di che tipo di fede ha bisogno una persona immersa nella realtà digitale?

La fede dello scriba che custodisce nuovo e antico. Una fede ancorata come sempre a Cristo e alla Chiesa ma che percepisce la necessità del dialogo fecondo con il mondo, capace e desiderosa di cercare Cristo là dove già Egli ci precede nella Galilea delle genti. Dunque anche nella condizione digitale.

La digitalizzazione, affermi nel tuo libro "Incarnazione digitale. Custodire l´umano nell´infosfera" (Elledici), non è la salvezza. Cosa apporta all´umano questa rivoluzione?

Non è la salvezza perchè illude di farci valicare i limiti di tempo, spazio e vita che hanno sempre bisogno di un salvatore. Ci porta strumenti che non sono neutri, ma hanno una loro connotazione morale e quindi ci chiedono di essere giudicati, governati e progettati assumendoci nuove responsabilità.

Prima della pandemia si invitava a non esagerare con l´uso dei social o di internet; a un certo punto ci si è resi conto che erano una vera possibilità di mantenere aperta la comunicazione interpersonale... Quale riflessione nasce dalla situazione attuale?

Abbiamo vissuto dei momenti che ho definito di liturgodemia digitale, ossia un uso massiccio e non riflesso del digitale per salvare il salvabile. Penso che la Chiesa abbia bisogno di una agenda digitale, ossia una riflessione condivisa sul digitale, sul suo uso e i suoi significati. Sono vettori importanti di comunicazione ma la profezia di McLuhan va sempre tenuta conto: il medium è il messaggio, e, dunque dobbiamo vegliare che il messaggio resti sempre quello che ci è stato consegnato.

Come immaginare il futuro visti i veloci cambiamenti impressi alla nostra epoca? Come non restare indietro o addirittura isolati?

Viviamo il tempo dell´accelerazione costante: dobbiamo prendere sempre più decisioni, con sempre maggiori informazioni ma in minor tempo. Credo che sia necessario salire sul monte per guardare più lontano piuttosto che correre in pianura inseguendo non sappiamo bene chi o cosa e verso dove. C´è il rischio, tornando a valle, di trovare gente che adora il vitello d´oro, ma è un rischio che dobbiamo correre. È un temopo che ha bisogno di profezia.

Nella tua diocesi esiste il servizio per l´apostolato digitale. Puoi descrivere questa novità nella pastorale della Chiesa?

Nato dal Sinodoto sui giovani è un pensatoio di cui fanno parte studenti, docenti, professionisti e persone di altre religioni. Pensare, educare, discernere, accompagnare: un dialogo a partire
dall´università e dagli universitari con l´apertura alla società, all´impresa e al mondo su questi temi. Tentando poi di agire, condividere, educare e venire incontro alle povertà di questo tempo. Abbiamo un bel riscontro, confidiamo che lo Spirito soffi!

di Roberto Ponti, Società di San Paolo

Scuola dei genitori - BAMBINI E TECNOLOGIA, RISCHIO O OPPORTUNITÀ?


BAMBINI E TECNOLOGIA, RISCHIO O OPPORTUNITÀ?

Martedì 13 aprile 2021 alle 20.45 

L’utilizzo delle nuove tecnologie con i bambini in età 0-6 anni con Luca Peyron, docente universitario e direttore della Pastorale Universitaria di Torino e regionale.

Gli incontri su svolgeranno in diretta facebook sulla pagina della Scuola Materna San Giuseppe Santena (@maternasangiuseppesantena)


Per informazioni contattare il 0119492740 oppure scrivere a direzione.scuolasangiuseppe@parrocchiasantena.it

A ConverseRai, 'Intelligenza artificiale: un dono per tutti' e 'Spazio e geopolitica'

Questa settimana ConverseRai, il programma di approfondimento di Rai per il Sociale, online su RaiPlay,  ospiterà due voci molto competenti. 



Di ‘Intelligenza artificiale: un dono per tutti’ parlerà don Luca Peyron, direttore del Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino. Perché la trasformazione digitale e la fede sembrano due mondi  distanti tra loro, ma i momenti di incontro sono possibili: se usata bene, infatti, l’intelligenza artificiale può rendere l’uomo capace di essere pienamente sé stesso e di contribuire alla crescita e allo sviluppo della società del futuro. 

Roberto Battiston, fisico, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e tra i massimi esperti del settore, parlerà invece di ‘Spazio e geopolitica’. Lo Spazio non è più un luogo impalpabile e romantico da esplorare, ma un immenso luogo da conquistare, in cui si sviluppano attività di ricerca ma anche progetti militari e politici. Eppure ogni progetto scientifico dovrebbe generare solo benessere sociale, progresso e sviluppo.


Qui il post originale

‘Incarnazione Digitale. Custodire l’umano nell’infosfera’. Il nuovo libro di Luca Peyron

L’"incarnazione digitale" è quella configurazione cristologica fondata sulla categoria della generosità del sistema infosfera tale per cui, in esso, l’umano resti al centro ed il sistema ne custodisca la forma, le prerogative e l’esistenza stessa.




Non si vuole fare un discorso sacramentale in questo libro ma semplicemente simbolico-pastorale: l’infosfera può essere il luogo della manifestazione della Trinità, sia per la sua struttura informazionale, sia come strumento capace di rispondere alle domande per le quali il Dio di Gesù Cristo si è rivelato. 

All’infosfera dobbiamo riconoscere aspetti positivi e negativi, in esso si genera sempre un effetto di moltiplicazione dell’impatto emotivo, positivo o negativo che sia, e questo richiede una maggiore capacità di elaborazione accompagnata sempre da un’intensa opera educativa. Non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della capacità di farmi simile all’altro: comunicare significa prendere consapevolezza di essere umani anche nell’infosfera, di essere figli di Dio. 

Luca Peyron ricorda che la verità nell’infosfera può essere a rischio non perché non esista in essa, ma perché non lascia sopravvivere la realtà, il tempo e il silenzio e ci offre verità emotive, che ci rinchiudono nel presente. L’uomo non dovrebbe venire meno al desiderio di verità. Sappiamo che non ci può essere verità che non passi attraverso il dialogo e il servizio. La ricerca generosa della verità rende l’infosfera maggiormente legata all’uomo. Si può trovare Cristo nell’infosfera? Sì, se saremo capaci di umanizzarci ancora di più in essa. 

Tra infosfera e libertà c’è un nesso: educare ad uno spirito critico per noi cristiani significa ricordare di abitare bene questo spazio dove l’uomo diventa responsabile della propria umanità. L’infosfera può essere liberante quando libera da qualcosa, senza però svilire la nostra esistenza. L’infosfera detiene un potere nel risolvere tanti problemi ma certe volte finisce per essere dannosa illudendo l’uomo di diventare libero da tutti i pesi. 

La libertà rimane il luogo dell’esercizio dell’umano e della Grazia se diventa strumento attraverso il quale ci doniamo e se viene improntato nella giustizia e nel proporsi all’altro diventa capacità di aprire la relazione. Essere generosi affermando l’infosfera come un luogo dove annunciare il vangelo ed essere raggiunti da esso ridesta in noi l’attenzione non più ad una comunicazione uno-tutti: se vogliamo toccare il cuore oggi è urgente innescarla come singolo che è capace di coinvolgere singolarmente l’altro per salvarlo da quella che può essere una confusione mediatica dell’informazione.

ConverseRai - Intelligenza artificiale: un dono per tutti


La trasformazione digitale e la fede sono due mondi apparentemente distanti tra loro. 

Ma i momenti di incontro sono possibili: ben prima che Torino diventasse sede dell'Istituto italiano per l'Intelligenza artificiale (I3A), il vescovo della città aveva proposto un servizio per l'Apostolato Digitale. 

ConverseRai ne ha parlato con Don Luca Peyron, coordinatore di questa iniziativa, convinto che l'intelligenza artificiale possa rendere l'uomo capace di essere pienamente se stesso. Una produzione Rai per il Sociale.