Libro: Etica per un tempo incerto

Nei mesi più crudi della pandemia si sono moltiplicate le riflessioni sui dilemmi e i significati di un dramma che toccava (e ancora tocca) tutti. Grazie a Moralia l’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM) è stata tra i più attivi sodalizi aderenti al Coordinamento delle associazioni teologiche italiane a sviluppare pensieri per alimentare pubblicamente la riflessione nel contesto dell’emergenza, e anche in questa fase che, seppure non possiamo definire post-emergenziale, certamente rappresenta un tempo prezioso per fare tesoro di quanto vissuto e patito.

Un lavoro intenso, culminato in questi giorni con la pubblicazione di un e-book gratuito che raccoglie puntuali e interessanti approfondimenti, grazie al contributo di quanti nei mesi scorsi avevano fatto sentire la loro voce, su questi temi, proprio su Moralia.

Il volume Etica, per un tempo inedito. Una ricerca dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale, è pubblicato da Vita e pensiero e dal 30 luglio è scaricabile gratuitamente sulla piattaforma distributiva BookRepublic e sul sito dell’editore www.vitaepensiero.it 

Tra gli autori anche don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l'Apostolato Digitale con un intervento sul tema Tecnologia etica e società.

Buona lettura.

Torino Centro Italiano per l'intelligenza artificiale, la candidatura

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale. Don Peyron, a proposito della candidatura: “Nel digitale il nostro nuovo umanesimo”. Innanzitutto il know-how – macchine di calcolo e software in connubio perfetto – Quindi gli spazi – vaste aree industriali a caccia di nuove identità – Infine la ricerca tecnologica, con i suoi prestigiosi atenei di portata internazionale. Tutto questo, insieme alla sua collocazione geografica al centro dell’Europa, fa di Torino il luogo giusto per ospitare l futuro istituto nazionale dell’Intelligenza artificiale: un polo di eccellenza, in grado di colloquiare da pari a pari con centri d’indiscussa avanguardia europea come i tedeschi Max Planck e Fraunhofer.


Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: la proposta di don Peyron a nome della Chiesa torinese


La candidatura di Torino a Centro Italiano per l’Intelligenza Artificiale è stata avanzata qualche giorno fa dalla Chiesa torinese, attraverso il direttore della Pastorale universitaria diocesana, don Luca Peyron. A quale, per sollevare l’attenzione generale sul progetto, sono bastati alcuni lanci sulla sua pagina Facebook.

Annunciata con la freschezza e l’immediatezza di un post virale, l’idea è tuttavia il frutto di mesi, anzi di anni di studio e tessitura. Fa leva su un rapporto governativo, anch’esso recentissimo – del 2 luglio scorso – in cui il Ministero dello Sviluppo Economico indica le strategie da mettere in campo per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale nazionale. E proprio qui, nella raccomandazione I3a, si sostiene la necessità in Italia di un Istituto per l’Intelligenza artificiale. Un ente che movimenterebbe investimenti per 160 miliardi e genererebbe un migliaio di posti di lavoro altamente qualificati.

Da tempo attivo negli Atenei del Nord Italia – dove tiene anche corsi sulla spiritualità delle tecnologie digitali – cappellano universitario a Torino e promotore, dall’autunno scorso, di un servizio diocesano per l’Apostolato Digitale, Don Peyron per primo ha pensato di cogliere l’opportunità. La sua proposta è stata avanzata come profetica indicazione di indirizzo per il rilancio e il benessere della ex capitale dell’auto, oggi in affannosa ricerca di una sua vocazione. L’iniziativa ha immediatamente destato l’interesse dei media ed è stata subito appoggiata da tutte le istituzioni torinesi allineate: il sindaco Appendino, l’Unione Industriale, i rettori di Politecnico e Università, il Club degli Investitori si sono trovati d’accordo nel lanciare – e piuttosto rapidamente – la proposta al Governo.

L’Unione Industriale ha in particolare sostenuto con vigore l’iniziativa. Torino è, a suo avviso, l’unica realtà in Italia a porsi all’avanguardia dell’Intelligenza artificiale, per l’alto numero di presidi attivi nel settore e anche per lo sviluppo di software dedicati, con proprietà e caratteristiche simili a quelle umane, nella capacità di vedere, di muoversi e anche di operare scelte.

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: il genius loci di Torino


Da parte sua, Don Peyron allarga gli orizzonti, intuendo soprattutto la portata sociale del progetto. Una vision che proprio a Torino, più che in altri centri, avrebbe la possibilità di affermarsi. «La città – spiega – ha tutte le carte in regola per farsi polo nazionale dell’Intelligenza artificiale. Le ha dal punto di vista tecnologico con due autorevoli Atenei di respiro internazionale, che proprio su questi temi si esprimono ai massimi livelli, e con un tessuto imprenditoriale ricettivo e dinamico. Le avrebbe dal punto di vista logistico, essendo posta al centro geografico dell’Europa, una collocazione che negli anni ’50 la candidò persino a capitale del continente. Le avrebbe poi dal punto di vista degli ampi spazi produttivi di cui dispone, stabilimenti dismessi in cerca di nuova vocazione».

Dato lo speciale carattere del suo insegnamento, Don Peyron è non da oggi in contatto con quel medesimo gruppo di specialisti incaricati dal Mise di elaborare il rapporto sull’IA nazionale. Proprio quel team che, appunto nella raccomandazione I3a dello studio, ha insistito sulla necessità di un centro in Italia per l’intelligenza artificiale. “Si tratterebbe di un polo di ricerca avanzato sulla scia degli esempi tedeschi degli istituti Max Planck e Fraunhofer – illustra don Peyron – un soggetto che guidi e coordini lo sviluppo nel campo, che incoraggi gli studi locali e che attiri talenti internazionali. E che in concreto con i suoi progetti favorisca il trasferimento tecnologico tra università e aziende”. Per Torino sarebbe una boccata di ossigeno e insieme una leva di rinascita.


Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: l’eredità cristiano-sociale


Secondo don Peyron – ancor più della lunga tradizione imprenditoriale e della appassionata attenzione alle evoluzioni della tecnologica, decisivo a sancire il genius loci di Torino è soprattutto il suo background culturale. “La cultura che fu di Primo Levi e Italo Calvino, tra i primi grandi scrittori italiani a trattare con profezia di questi temi. La lezione cristiano sociale dei santi prima e di tanta politica nazionale poi, unita ad una teologia e a una pastorale attenta, capace di coniugare sviluppo e attenzione al bene comune”.

“Qui a Torino – circostanzia don Peyron – prevale da sempre la passione per il lavoro preciso e ingegnoso. Un impegno che ha dato stimolo nei secoli a tanta innovazione tecnologica, dal filato del ‘700 all’mp3 passando per il cinema. E una priorità che pone l’essere umano al centro – ed è questa una delle raccomandazioni più interessanti del rapporto citato – in cerca di una sostenibilità sociale e tecnica, in equilibrio sano tra diverse tensioni e questioni”.
Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: servizio per l’Apostolato Digitale


È dalla lezione del passato che si può costruire un futuro sano e generoso, ricco di spinte innovative. Ricorda ancora don Peyron: “Torino è anche la prima Diocesi in Italia ad avere un Servizio per l’Apostolato Digitale. È un argomento che riconosco un po’ di parte, essendo stato io stesso incaricato di occuparmene dall’Arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia. E tuttavia anche questo sportello molto ci dice del lavoro di tessitura che la Chiesa, come garante, e con essa le istituzioni, il mondo delle imprese e gli atenei cittadini stanno facendo per infondere a tutti, ma soprattutto tra le giovani generazioni, più fiducia e speranza nel domani”.
Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: IA a servizio dell’intelligenza umana


L’intelligenza artificiale per don Peyron può diventare, se ben gestita, uno straordinario “strumento al servizio dell’intelligenza umana”. “È un aiuto ad esprimere quello che l’umano è fino in fondo”, in una visione antropocentrica, “laddove l’uomo è anche al servizio del Creato e non è padrone”. Terra fertile di santi sociali e laboratorio di innovazione, Torino ha i numeri e anche l’anima per erigersi a polo italiano dell’AI. Ne ha la consapevolezza e, insieme, la volontà di affermazione. “Le forze sociali, politiche, accademiche non avranno problemi a cantare in coro questa candidatura – conclude don Peyron – I nostri giovani ricercatori sono pronti, così come i loro docenti, il tessuto imprenditoriale e, mi permetto di affermare, anche le nostre forze ecclesiali”.

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: orgoglio da riscoprire


In questa sfida Torino avrà tutto da guadagnare. “Ci impegneremo insieme per portarci a casa il Centro di intelligenza artificiale, nostro primo obiettivo. Ma anche se dovessimo mancare il bersaglio, in ogni caso avremo vinto. Perché avremo acquisito la consapevolezza che solo il lavoro sinergico sul territorio, nell’unione dei rispettivi talenti, può pagare. E in questo processo – direi proprio un work in progress – potremo individuare anche soluzioni alternative, magari meno ambiziose, ma sempre proficue e alla lunga comunque efficaci. L’importante a mio avviso è capire che Torino ha bisogno di un cambio di passo e di mentalità. Una mentalità e un orgoglio, che pure un tempo avevamo e che dobbiamo riscoprire. Pensare con lode ci piace, possiamo farlo insieme guardando il futuro già quasi presente!”.

Torino e il tavolo dell’Intelligenza Artificiale. Intervista a Don Luca Peyron

Che Torino costituisse un panorama interessante dal punto di vista tecnologico è un fatto: partendo da questo assunto, per creare nuove opportunità Don Luca Peyron, Direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino, ha proposto il capoluogo piemontese quale capitale di riferimento per l’Intelligenza Artificiale. E qui ci racconta antefatti, sviluppi e obiettivi dell’iniziativa, che anche Synesthesia ha deciso di supportare con convinzione.


Questa iniziativa nasce dalla sua esperienza pastorale negli Atenei Universitari della città?
Don Luca Peyron"Il mio lavoro è quello del «coordinatore». Abbiamo avviato da alcuni mesi il servizio per l’Apostolato Digitale come prima diocesi d’Italia per ripensare in chiave teologica all’impatto che l’ambito informatico ha comportato nella società, quindi per me questa “missione” rappresenta l’emanazione dell’impegno che ho assunto. Insegnando teologia della trasformazione digitale all’Università Cattolica a Milano e spiritualità delle società emergenti all’Università di Torino, l’aspetto scientifico, accademico e pastorale si è unito al background della consulenza legale che mi apparteneva prima. L’idea di proporre Torino come capitale per l’Intelligenza Artificiale nasce dall’affetto viscerale per questa città. Da cappellano universitario percepisco quotidianamente la fatica di studenti che vorrebbero mettere radici in questa città ma le opportunità per farlo sono scarse. Come parroco invece respiro la stanchezza di 40enni che vorrebbero costruire un futuro più concreto per i loro figli. A partire dal placet del Vescovo, passando da quello della Sindaca, quindi a seguire gli Atenei, l’Unione Industriale e a propagazione tante altre realtà, tra cui anche Synesthesia. L’idea che nasca dalla Chiesa questo interesse è senz’altro disruptive, ma è anche garanzia del fatto che l’azione non sia inficiata da scopi politici e imprenditoriali, ma dettata da complici alchimie spontanee che si stanno facendo avanti per rendere protagonista un tessuto connettivo tecnologico promettente".


Quali scenari si pensa di poter contaminare con questa candidatura?
"La ricerca e lo sviluppo per le imprese in primis, poi una governance che subentrerà per assicurare un equilibrio sistemico alle filiere, andando così a legittimare una candidatura seria. Torino non deve costituire un indirizzo fisico specifico quanto un riferimento che nulla tolga ad altri siti ad alto tasso di innovazione, quali l’eolico presso il Lago Maggiore o l’agrifood nel cuneese. L’intento è creare dei cluster che afferiscano a una città collettore di possibilità e nodi la cui rete neuronale sia il più capillare possibile".

Quali sono i prossimi passi che si è prefisso di riuscire a compiere?
"Una visione profetica, politica e industriale non deve esaurirsi in una conferenza stampa ma prefiggersi la durabilità dei progetti nel tempo. Nell’epoca del diluvio della trasformazione digitale ciò che accade oggi, se non lascia un segno tangibile, domani è già dimenticato. Il processo di ascolto delle imprese, delle diverse realtà coinvolte e degli studenti sta modificando continuamente la progettazione della filiera in modo che possa portare risultati concreti grazie a figure competenti che consentono la delicata costruzione di questi passaggi. Questo processo è ciò che muove i grandi attori quanto i piccoli, come l’equilibrio ricalibrato costantemente tra i reciproci interventi. Il tentativo è innescare un cambiamento accompagnandolo, per poi farsi da parte e lasciarlo gestire a chi sarà deputato al compito".


A tendere l’obiettivo più ambizioso quale potrebbe essere?
"Non fregiarsi di qualche titolo ma avere l’onore  di giocare questa partita per conto dell’Italia, perché può dimostrare di esserne all’altezza, se la stima se la saprà guadagnare. Puntiamo a rafforzare il senso di consapevolezza tecnologica e sul saper fare squadra, dato che la capacità di affermazione non manca. Non possiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi o che ci sottragga l’occasione. In autunno i tempi saranno maturi per portare avanti le azioni incisive che determineranno i risultati dell’operazione. Non possiamo aspettare, il futuro ci troverà pronti".

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Torino capitale dell'intelligenza artificiale, l'arcivescovo in campo: "Chance per i giovani"

La Repubblica, 26 luglio 2020: L'arcivescovo scende in campo per il progetto dell'istituto nazionale per l'intelligenza artificiale. Nella settimana decisiva per la candidatura torinese, lanciata da don Luca Peyron, coordinatore dell'Apostolato digitale torinese, Cesare Nosiglia sposa la proposta: "Si tratta di ridare valore al lavoro di un territorio che ha bisogno di progetti concreti, sostenuti da tutte le istituzioni. All'industria tradizionale bisogna affiancare il futuro della manifattura - spiega - Questo futuro passa anche dalle nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale, che generano nuovi lavori soprattutto per i giovani".

Un appello importante dopo le prime adesioni di Città, Università e Politecnico e Unione Industriale, a cui hanno fatto seguito quelle di Fondazione Links, Club degli Investitori, Regione e soggetti i più diversi, come gli ordini professionali. Il nodo riguarda soprattutto la gestione dell'operazione: "La governance di questo progetto dev'essere simile alle reti neurali che fanno lavorare l'intelligenza artificiale. Tanti poli che si mettono a disposizione per far crescere una delle vie per il rilancio di Torino - chiarisce don Peyron - Dobbiamo fare in modo che nessuno si senta escluso da questa proposta. Gli attori piemontesi che possono avere un ruolo sono tantissimi e la vera sfida è riuscire a coinvolgerli. Per questo la Diocesi si mette a servizio per accompagnare un processo inclusivo che non generi interessi di parte".

Il progetto, nato all'interno delle strategie del ministero dello Sviluppo Economico per rafforzare la ricerca italiana nel settore dell'Ai, vale un migliaio di addetti, tra ricercatori e manodopera, e un finanziamento da 80 milioni di euro che potrebbero arrivare a 180 se si riuscisse a intercettare il programma europeo sul digitale. In questo senso Torino parte avvantaggiata: "Nel Digital Europe Programme (Dep) ci sono due opportunità concrete per il territorio, cioè gli hub di innovazione, a cui il competence center si candiderà proprio sul tema Ai e siti di test per l'intelligenza artificiale, temi sui il Piemonte è forte - spiega don Peyron rilanciando la dimensione europea - Dal Manufacturing all'Agrifood, dalla Salute alle Smart Cities e Smart Mobility. Lo scopo è testare tecnologie mature in contesti reali, come sta facendo già ora ad esempio Torino City Lab".

Le prime riunioni informali inizieranno questa settimana. Saranno gli enti locali, rispettando la prassi istituzionale che prevede siano questi a chiedere i fondi al governo, a dover presentare ufficialmente una proposta all'esecutivo. La scommessa è convincere Conte che l'unico modo per mettere a frutto le risorse nazionali e quelle europee sia costruire l'istituto in un'area già fertile per il settore. Finora nessuno si è fatto ufficialmente avanti, ma non è difficile immaginare che a Roma ci sia chi pensa a territori depressi, come Sicilia e Sardegna o la Puglia, ma non avrebbero le infrastrutture tecnologiche e il tessuto produttivo per competere davvero con Torino ed il Piemonte. In quel caso sarebbe una scelta più politica che strategica, ma il rischio sarebbe l'ennesima cattedrale nel deserto. Un rischio che le istituzioni torinesi possono scongiurare, unendo le forze e facendo un solo gruppo di pressione sul governo: "Anche sul tema dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale sul fronte sanitario siamo all'avanguardia e i progetti dei Parchi della Salute di Torino e Novara per la creazione di ospedali ad alta intensità potrebbero essere una grande opportunità - aggiunge il direttore della pastorale universitaria - I medici dei due atenei piemontesi sono all'avanguardia e molto interessati al tema AI, come ha dimostrato anche la sperimentazione in corso alle Molinette di un macchinario per riconoscere i sintomi del Coronavirus a partire dalle immagini radiologiche".

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Torino, l’Apostolato Digitale sfida a servizio dell’incontro

Avvenire, 16 luglio 2020: meno di un mese dalla presentazione del nuovo Direttorio per la catechesi che riserva una parte importante alla cultura digitale, la diocesi di Torino si fa propositiva.

Intervista a don Luca Peyron sull'Apostolato Digitale e sulla proposta di Torino capitale italiana dell'AI.


 Torino, l’Apostolato Digitale sfida a servizio dell’incontro

Torino centro dell’Intelligenza Artificiale, la proposta di Don Luca Peyron: “Strumento al servizio dell’intelligenza umana”

Torino come centro per l’Intelligenza Artificiale a livello italiano. È la proposta avanzata di don Luca Peyron, direttore della pastorale universitaria e coordinatore del servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino accolta dall’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia insieme alla Chiesa Diocesana, che auspicano un appoggio da parte di tutte gli attori cittadini alla candidatura.
Don Luca Peyron, ai nostri microfoni, ci ha raccontato che il rapporto della Chiesa con la tecnologia:



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Essere condannati a morte via Zoom

Punithan Genasan ha 37 anni ed è stato condannato – pur dichiaratosi innocente – per aver coordinato due corrieri nella vendita di 28 grammi di eroina. Il suo guaio è di averlo fatto a Singapore, dove vige la pena di morte per qualunque reato connesso alla droga.
La posizione della Chiesa su tale pena è nota, il fatto che ne trattiamo in questo blog è legato alle modalità con cui la sentenza è stata delibata: via Zoom, la piattaforma di videoconferenza salita alla ribalta durante la pandemia. La città stato del Sudest asiatico è in quarantena da aprile ed è stato consentito l’utilizzo di Zoom per portare avanti i processi più importanti, seguendo così a un’incollatura il triste primato segnato dalla Nigeria, che per prima ha comminato la morte per via digitale.
Uno strumento che dematerializza la presenza delle persone le une accanto alle altre diventa artefice del più fisico e materiale degli accadimenti umani, la morte. La preoccupazione dei giudici si è limitata alla certezza della connessione, la freddezza dell’occhio digitale ha sostituito qualunque relazione empatica o antipatica in una questione letteralmente capitale. L’ironia del dover preservare vite dal rischio del contagio per decretare la fine della vita di un’altra persona non è sufficiente a chiudere una doverosa riflessione.
La posta in gioco non è l’uso di intelligenze artificiali per il giudizio di merito, come in alcuni scenari distopici, quanto piuttosto l’incidenza del mascheramento digitale nella discrezionalità del giudice e la dignità della persona sottoposta al procedimento. Il giudizio giuridicamente inteso, soprattutto nei sistemi di common law che prevedono la presenza di una giuria di pari, è intimamente legato al fattore umano. Il motto ciceroniano «summum ius summa iniuria» è a fondamento del principio della discrezionalità, che assegna al soggetto giudicante quel margine di manovra che rende la giustizia non un mero fatto computazionale/algebrico di azione-reazione causa-effetto.
Questioni etiche insite nella mediazione digitale 
L’intermediazione digitale e la virtualizzazione del procedimento rischiano di alterare significativamente l’atteggiamento interiore di chi deve giudicare, soprattutto se non è – almeno nel futuro immediato – un nativo digitale che ha una minore attitudine a separare materiale e immateriale.
La seconda questione riguarda la dignità della persona, chiamata a vivere una rappresentazione filmata di un tratto significativo della sua esistenza, a stare più su un palcoscenico che al centro della propria vita. Il male mediato da uno strumento digitale rischia sempre di essere svuotato e ridotto a finzione, una finzione fruita soggettivamente laddove essa è per definizione rottura di relazioni intersoggettive.
In questo schema giudici, giurati, persone offese, la persona sottoposta a giudizio vivono tutte in maniera esclusivamente solitaria un procedimento che nasce per il fine opposto, la socializzazione del comportamento antisociale, che viene sanzionato con lo scopo della risocializzazione del reo o la stigmatizzazione capitale del fatto, laddove la pena sia la morte.
La mediazione digitale trasforma il giudizio in opinione, il fatto in esclusiva narrazione, il soggetto nella sua rappresentazione digitale, il giudicante in spettatore. La custodia della fisicità, laddove le questioni sono intimamente intersoggettive, è un bene che non può essere eluso senza compromettere in radice proprio quel bene che si vuole tutelare, almeno finché la percezione esistenziale che abbiamo della smaterializzazione è culturalmente così ibrida e poco tematizzata nella nostra società. Anche nella pandemia.