Nelle stanze del Lingotto i bit al posto dei bulloni

Riflessioni sul trasloco di Reply negli uffici storici di Fiat: abbiamo bisogno di una cultura digitale a cui anche l’impresa partecipa ma come corista e non come solista. 

A quanto rivelano fonti di stampa, Reply - impresa nata a Torino e oggi globale, con fatturato a molti zeri (unica ex startup che supera 3,5 miliardi di valore di capitalizzazione), giocatore interessante e forte del mondo digitale - prende casa negli uffici storici di Fiat. La chiamo Fiat per evocare nel marchio quello che è stata la Fabbrica Italiana Automobili Torino. Non si tratta solo di un trasloco o di una operazione immobiliare, è un segno dei tempi che va letto e interpretato, un ponte tra il passato e il futuro che fa fermata in un presente in cui il territorio e le sue forze migliori debbono giocare insieme la partita dell’innovazione illuminata dall’etica, dello sviluppo animato dalla sostenibilità, del profitto attento al bene comune.

La trasformazione digitale si rende visibile nella trasformazione industriale rivelando uno dei caratteri che sono proprio del digitale, una rivoluzione per sostituzione, in questo caso del tutto e iconicamente evidente. Nelle stanze del Lingotto, parola che al torinese non evoca Fort Knox, ma il potere della fabbrica sulla storia di questa terra, correranno i bit al posto dei bulloni.

Caricare di significati evocativi la transizione è forse eccessivo per una terra che continuerà ancora a lungo ad avere o sperare di avere nella manifattura di che vivere, tuttavia resta un segno forte del tempo che cambia e un messaggio chiaro per chi deve progettare il domani. Vorrei sottolineare solo un aspetto tuttavia decisivo. La cultura della fabbrica ha segnato profondamente, nel bene e nel male i decenni scorsi, la cultura del digitale sta facendo e farà lo stesso. In quel caso la cultura della fabbrica è stata di fatto subìta, raramente scelta, difficilmente governata in una tensione ideologica che lasciava pochi margini. Tuttavia in quella tensione i campi contrapposti erano chiari così come i soggetti che li incarnavano, c’erano corpi intermedi ben precisi e le interlocuzioni, anche violente, si facevano attorno a un tavolo con volti e sigle.


La cultura digitale di matrice imprenditoriale ha sino a oggi seguito lo stesso percorso, ma senza più quei volti e quelle contropartite. L’impresa tech, soprattutto i grandi, perseguono un fine legittimo e ultimo che però non può essere semplicemente accettato o subito così come si presenta: performance e profitto non possono essere l’asse portante delle scelte di una società nel suo complesso e le strategie d’impresa non possono essere l’agenda di un territorio o di una nazione. Abbiamo bisogno di una cultura digitale a cui anche l’impresa partecipa, ma come corista e non come solista. La verità è sinfonica diceva un grande teologo: accordiamo gli strumenti nelle more del trasloco.

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L’Internet Governance Forum Italia 2020: panel con i giovani del progetto Rerum Futura

L’Internet Governance Forum Italia 2020 si svolgerà dal 7 al 9 Ottobre 2020 e sarà organizzato in modalità virtuale da Unioncamere, Infocamere, rete dei Punto Impresa Digitale delle Camere di commercio e Camera di commercio di Cosenza, con il patrocinio del ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione. 

Alla sessione del 7 ottobre parteciperanno i giovani del progetto Rerum Futura accompagnati da alcuni docenti universitari e tutor.

La proposta mette a frutto l’esperienza interconfessionale ed intergenerazionale di Rerum Futura – www.rerumfutura.it – che ha visto protagonisti studenti universitari di diverse afferenze religiose ed ambiti di studio confrontarsi con esperti della trasformazione digitale. Di qui è nato un percorso di approfondimento e di conoscenza da parte dei giovani che si desidera mettere a servizio di una comunità e platea più ampia in un dialogo che sia interconfessionale, intergenerazionale, pluricompetenze e centrato sul valore dei saperi e dell’essere umano nella trasformazione digitale. I giovani sono protagonisti, ma nello stesso tempo non sono soli, in rapporto e dialogo tra età differenti.

La sessione svilupperà un dialogo a tutto campo sul grande tema della centralità della persona nella trasformazione digitale, fulcro di ogni possibile inclusione tra mentalità automata ed atteggiamento luddista. La riduzione delle diseguaglianze nasce infatti da un reciproco riconoscimento dell’altrui dignità veicolato da sistemi valoriali in dialogo aperto unitamente a competenze sull’umano e da narrazione che permettano e favoriscano tale dialogo.

Gli studenti universitari offriranno una panoramica delle questioni in gioco e da questo lancio si svilupperà in forma libera il dialogo tra i partecipanti.

Moderatore

don Luca Peyron

Relatori

Claudia Chiavarino 

Michelangelo Conoscenti
Elisabetta Miraglio
Chiara Levi
Luca Preziosi

L’Internet Governance Forum (IGF) è una piattaforma di dibattito globale, condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite, che favorisce il confronto e il dibattitto tra tutte le parti interessate secondo un approccio multistakeholder, permettendo di discutere, scambiare informazioni e condividere iniziative inerenti a Internet Governance. IGF si basa sui principi di trasparenza, apertura, inclusività e l’identificazione dei temi in agenda attraverso un “approccio dal basso”. La piattaforma promuove e facilita il confronto tra tutte le parti interessate all’ecosistema Internet seguendo un principio di partecipazione egualitaria.

A causa dell’emergenza dovuta al COVID-19, l’evento quest’anno si svolgerà in modalità virtuale.

Programma completo qui

Potrai registrarti all’evento qui: http://www.igfitalia2020.it/registrazione

Digital Ethics Forum: il 2 ottobre con don Luca Peyron


2 giorni di conferenze in streaming per approfondire alcuni dei più importanti temi etici circa la produzione, la distribuzione, l’uso, e l’impatto delle tecnologie digitali sull’uomo e sulla società.

Il 2 ottobre dalle 14.00 – 16.00 don Luca Peyron – coordinatore dell’Apostolato Digitale, partecipa alla tavola rotonda sul tema: Che fare? Raccomandazioni, suggerimenti, iniziative

Tutte le informazioni e le dirette sul sito https://www.digitalethicsforum.com/ 

Apostolato Digitale agli Stati Generali del mondo del lavoro

Si terrà il 23 settembre prossimo l’incontro in presenza ed in modalità smart sul tema Resilienza – Ripartenza. Un evento sulla trasformazione digitale ed il mondo che ci aspetta dopo il covid. L’incontro è organizzato dalla piattaforma Stati Generali Mondo Lavoro, che riunisce realtà imprenditoriali, istituzioni e professionisti di settori diversi proponendo loro il networking come strumento concreto per lo sviluppo di sinergie e di nuove idee e attività.

Interviene al dibattito don Luca Peyron coordinatore dell’Apostolato Digitale insieme alla ministra Paola Pisano.

Data E Ora

mer 23 settembre 2020 15:00 – 17:00

Aggiungi al calendario

Località

International Training Centre of the ILO

10 Viale Maestri del Lavoro

10127 Torino

Qui il link per l’iscrizione.

Interverranno inoltre 

Francesco Rotondi / Founding & Managing Partner presso LABLAW Studio Legale

Luca Brusamolino / Ceo Workitect -Smartworking Expert

Ivan Ortenzi / Chief Innovation Evangelist – Bip

Guido Stratta / Direttore people end organization ENEL Spa

Marco Bentivogli / ex sindacalista e scrittore

Angelo Di Carlo / Business developer – BMS & IOT Specialist

Fabio Isaia / Vice President/General Manager Digital Transformation and Ag Platform Business at Topcon Positioning System

Trasformazione digitale: potrà salvarci?

 


La narrazione corrente delle trasformazioni digitali ha sempre un vago sapore soteriologico. La tecnologia è ancora di salvezza: nel tramonto delle religioni tradizionali scienza e tecnica sono le nuove divinità.

Il ritorno dello spirituale ha in parte mitigato questo mito postmoderno, per sostituirlo in realtà con uno non meno inquietante, quello post-umano che vede la salvezza dell’umanità nell’ibridazione uomo-macchina.

La pandemia ha da un lato rafforzato questa idea, ma paradossalmente l’ha forse fatta tramontare per sempre. Non solo la tecnologia non ci ha salvato dal virus, ma neppure il digitale, proposto come panacea di ogni possibile male, ha davvero risolto i problemi.

Certamente esso ha rappresentato un formidabile aiuto se pensiamo alla didattica, alla tenuta delle relazioni sociali, alla possibilità di condividere conoscenza e via discorrendo. Ma per ciascuno di questi temi sono emersi altrettanti lati oscuri: la disparità sociale nella connessione e nella capacità di usare gli strumenti, la delusione provata da un immateriale che acuisce l’assenza del materiale affettivo, sino alla ricerca immatura di molte pubblicazioni scientifiche non adeguatamente validate anche se prontamente condivise e via elencando.

Tecnologia e teologia: nuove prospettive

Che cosa può offrire a questo stato di cose la teologia e la visione credente? Innanzitutto un elemento di verità che tendiamo a scordare: il successo intramondano di ogni possibile progettualità non è evangelicamente fondabile.

La tradizione musulmana ci racconta che, essendo solo Dio perfetto, nessun artefatto umano lo può essere, ecco perché, si dice, nel fabbricare tappeti si lascia sempre e volutamente un nodo mal fatto, un difetto.

La teologia cattolica va oltre. Anche la perfezione di Dio in Cristo non ha avuto un successo totale nella realtà storica. Se infatti tentiamo di misurare l’efficacia terrena della proposta di salvezza di Gesù, essa è molto scarsa. Se in Cristo è riassunta tutta la storia, nondimeno non è nella storia che possiamo trovare tutta la salvezza.

La fecondità dell’incarnazione – come ci ha insegnato Von Balthasar – è trans-etica, cioè si sottrae alla registrazione contabile e statistica. L’efficacia di Cristo sconfina – seguo le parole del teologo di Basilea – nell’inafferrabile, e a maggior ragione l’efficacia dei suoi discepoli, la nostra.

Dunque quale indicazione possiamo offrire al mondo? Una sensazione di speranza e fiducia, ma permeata di maggiore umiltà. La tecnologia continua a rappresentare una buona manifestazione del mandato divino di amministrare il creato e una buona manifestazione dell’immagine divina che noi siamo, ma nella consapevolezza – che diventa un limite salutare sotto ogni prospettiva – che non può garantire la sua totale conformità allo Spirito, e se anche lo facesse ciò non sarebbe sufficiente a consegnare un qualunque programma completamente soddisfacente per il futuro.

Per la teologia conviene ricordare che dobbiamo tenerci lontani dal mito di una possibile immediatezza dei risultati e delle prospettive, da una teologia che cercando la verità sia certa di averla già in tasca e con essa possa progettare scenari ecclesiali, sociali e pastorali.

Al mondo possiamo offrire di porci accanto ai nostri contemporanei cercando insieme cosa lo Spirito stia suscitando, senza la pretesa di controllarlo e gestirlo, ma sapendo che le promesse di Gesù non sono utopia, ma certezza che trova però compimento al di là della storia.

Nel bisogno di costruire un futuro dopo la pandemia, o nelle more della sua coda, il nostro sforzo sarà, anche su queste pagine, stare nella domanda: come può la trasformazione digitale essere strumento per amare Dio e il prossimo? Sapendo però che il futuro e le risposte li possiamo gestare, attendendo la meraviglia di ciò che nascerà ultimamente nell’eternità trascendente solo come dono e mai come risultato di un processo.


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Digitalizzazione: una sfida che la chiesa non può più rimandare


In Cronaca - 16 settembre 2020 - La partita della chiesa si gioca sul digitale. Questo è quello che si evince dalle parole di don Luca Peyron, direttore della Pastorale universitaria di Torino e del Piemonte, intervenuto a conclusione della “Tre giorni del clero” di Bologna. Davanti alla platea del cinema Fossolo, Peyron ha parlato delle nuove sfide della chiesa, evidenziando come sia necessario per l’istituzione ecclesiastica non restare fuori dal mondo virtuale, se vuole sopravvivere. «Oggi non ha più senso la distinzione virtuale/reale, perché oggi in certi casi il virtuale è molto più reale del reale stesso. Pensiamo solo al fatto che il Covid ha annullato tutti i nostri contatti reali e che, in questa situazione, è stato determinante invece il virtuale, perché è stato ciò che ha custodito le relazioni e ci ha permesso di stare distanti e non ammalarci».

 

Per il “don dell’innovazione” - come lo hanno chiamato in molti - il digitale è uno spazio in cui si sviluppa la vita degli uomini, con le loro scelte e i loro valori. La cultura è ormai sul web. Il gioco è ormai sul web. Le relazioni sono ormai sul web. E allora si capisce l’importanza per la chiesa di avvicinarsi a uno strumento che molti nell’ambiente guardano ancora con scetticismo: «La tecnologia può essere al servizio della fede e viceversa. È importante capire che il linguaggio religioso è stato del tutto assorbito dal linguaggio tecnologico. Ad esempio, quando scriviamo una tesi la prima cosa che facciamo è salvarla, dandole un nome. Beh, non è la genesi questa? E poi magari quel documento lo mettiamo in circolo tramite un cloud. Ecco che spuntano i concetti di condivisione, comunità… e questa è tutta roba nostra. Come si fa allora a dire che la chiesa non c’entra niente con il digitale?». Peyron ha concluso illustrando al pubblico una serie di obiettivi che il mondo ecclesiale dovrebbe perseguire: un’agenda digitale ecclesiastica, l’evangelizzazione delle macchine (che non vuol dire fare messe in streaming - a cui Peyron è contrario - ma, ad esempio, l’annuncio della catechesi tramite il digitale, o lo sviluppo di sistemi che permettano ai fedeli di fare attraverso la rete delle esperienze per alcuni altrimenti impossibili) e la spiritualità digitale, ovvero l’ascolto intergenerazionale tra due gruppi, i giovani e gli adulti, che devono cooperare affinché la comunità cattolica riesca a cogliere l’opportunità della digitalizzazione.

 

Presente all’incontro anche l’arcivescovo della diocesi di Bologna Matteo Maria Zuppi, che ha sugellato le parole del don affermando: «La rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo è importante tanto quella industriale di qualche secolo fa. E forse siamo solo l'inizio. È evidente che c’è una rivoluzione antropologica in atto e noi non possiamo certo rimanere indietro. Dobbiamo sempre considerare i nostri punti di forza, ma non possiamo nemmeno restare aggrappati a quello che abbiamo, altrimenti perderemo tutto».

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