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piattaforma di distribuzione e gestione digitale

Steam (piattaforma di distribuzione e gestione digitale), economia circolare, intelligenza artificiale e IoT (internet applicato agli oggetti quotidiani) sono i quattro temi che legano i progetti dei 50 maker selezionati per la Torino Maker Faire. 


Ma chi sono i makers? Si potrebbero definire gli artigiani digitali del 21esimo secolo e tra i lavori selezionati si troveranno esoscheletri stampati in 3D, macchinari che raccolgono, riciclano la plastica e la trasformano in oggetti preziosi, un gigantesco flipper costruito con 7mila pezzi e 5mila viti basato sui semplici concetti di leva e piano inclinato, a una luce per bicicletta che pesa appena 49 grammi e illumina quanto due fari di un automobile di grossa cilindrata. Per la due giorni sarà allestita un’area per ragazzi con laboratori e uno spettacolare circuito per droni. Si susseguiranno inoltre talk e conferenze con ospiti come Massimo Banzi, l’inventore del software italiano Arduino, e Bruce Sterling e Don Luca Peyron impegnati in un confrontano sul rapporto tra etica e tecnologia

Così la solidarietà si rinnova quando la povertà è digitale



La rivoluzione tecnologica e la sfida di comprendere le nuove forme di bisogno



Ci sono anche i poveri con il pc, il tablet, lo spid. O meglio ci sono coloro che sono più poveri o poveri per la prima volta a motivo del pc, del tablet o dello spid. È necessaria una riflessione sulla povertà nella condizione digitale, sui poveri della condizione digitale e le nuove forme di povertà. La trasformazione tecnologica ha generato, infatti, nuove ed inaspettate fragilità anche in quelle fasce sociali per cui la povertà comunque intesa non era che un argomento di conversazione. La velocità con cui alcuni processi sono passati al digitale ha infatti allargato enormemente il divario tra coloro che hanno accesso a determinate risorse e chi non ne ha accesso. Pensiamo, ad esempio, ai servizi pubblici per i quali è oggi necessario, per potervi accedere, disporre non solo di strumenti come lo spid od uno smartphone ma, soprattutto, delle competenze tecniche di base per poterli usare.

Una o più generazioni si sono trovate catapultate in poco tempo in uno spazio di non conoscenza ed incapacità che le hanno tagliate fuori da diritti e cittadinanza. Il cambio di frequenze della televisione, piuttosto che la necessità di avere una email per poter fare una qualsiasi richiesta a chiunque, rendono la vita di persone anche agiate improvvisamente più complessa e dunque per molti versi povera. Ovviamente per chi già versava in condizioni di difficoltà sociali, culturali ed economiche il divario aumenta. Papa Francesco nel suo messaggio scrive: «I poveri di ogni condizione e ogni latitudine ci evangelizzano, perché permettono di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del Padre».

Queste parole, lette nella condizione digitale, significano una nuova esigenza di avvicinamento tra le generazioni, la necessità di una reciproca alfabetizzazione nel segno di una sola fratellanza che trova radice nella paternità stessa di Dio. Vicinanza alla tecnica per gli anziani e alla vita per i giovani. on l’Apostolato Digitale, nell’esperienza della nostra parrocchia che facciamo al Pompei Student Lab a Torino e nel creare occasione di incontro tra generazioni sul tema del digitale, abbiamo riscontrato l’emergere di nuovi filoni di ricchezza inaspettata, generata da un reciproco ascolto ed interesse. Il nativo digitale che incontra lo smarrimento del migrante digitale innesca una relazione quasi di tenerezze reciproche che abbattono quelle barriere di diffidenza e atavica accusa che molto spesso contraddistinguono il non dialogo tra vecchi e giovani. L’immedesimazione nel fragile digitale e l’ammirazione rispetto alla nativa capacità del giovane, innescano un processo di stima reciproca e di reciproca complicità del tutto inedita e sorprendente. Anche il tradizionale riserbo che allontana poveri e ricchi, bisognosi e datori di servizio viene meno nella consapevolezza che il terzo, lo sviluppo tecnologico torrenziale, in fondo è una tempesta che travolge tutti conferendo una inedita solidarietà globale.

Continua il Papa nel suo messaggio: «Gesù non solo sta dalla parte dei poveri, ma condivide con loro la stessa sorte. Questo è un forte insegnamento anche per i suoi discepoli di ogni tempo ». Condividere la sorte di chi è smarrito nella condizione digitale forse appare meno “sporco” o “truce” della condivisione di quelle povertà più iconi- che e radicali che hanno a che fare con l’abitare, il cibo o la malattia mentale, ma non è in questo tempo una condivisione meno evangelica, meno significativa o per certi versi “dura”. Mette alla prova non il corpo o i sentimenti, ma la nostra capacità di incontrare il diverso che è lento, ripetitivo, smarrito, confusivo. Accostarsi alla povertà digitale comporta il mettere in gioco non tanto delle precomprensioni sociali quanto piuttosto delle strutture epistemologiche, degli automatismi cognitivi, delle posture identitarie. Non è un gioco semplice, non è un gioco affatto. E vale per ambo le parti. L’umiliazione di chiedere, il bisogno di farsi ripetere, la necessità di cominciare da capo e fallire è avvilente per il povero, da sempre, ma diventa straordinariamente educativo per chi povero non era e per tutti gli altri aspetti non è diventato e non diventerà.

La condizione digitale, con il suo potere computazionale, umilia spesso l’umanità nel suo complesso, evidenziando linee di faglia impensabili e terremotando posizioni di rendita sino ad oggi intoccabili. «I poveri non sono persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria. D’altronde, si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza» dice il Papa. La povertà digitale fa scoprire che si può diventare poveri, che chiunque può diventare povero e che la povertà ha sempre a che fare con la dignità della persona, con la possibilità reale e feriale di poter dire ci sono anche io, anche io faccio parte di questo mondo e di questa comunità. La rivoluzione digitale cancella questa dignità senza guardare nessuno in faccia.

Quanto bene, questo male non voluto e non cercato, può farci. Scuote coscienze, sveglia da torpori e restituisce relazioni anche del tutto inedite ove il povero di ieri si scopre, semplicemente perché giovane e più capace, il beneficatore di oggi. Una considerazione finale prende le mosse da questo ulteriore passaggio: «Si assiste così alla creazione di sempre nuove trappole dell’indigenza e dell’esclusione, prodotte da attori economici e finanziari senza scrupoli, privi di senso umanitario e responsabilità sociale ». La condizione digitale è governata da pochi soggetti, privati. Qualcuno l’ha chiamata algocrazia, altro capitalismo immateriale. La velocità, la prestazione, il consumo dell’innovazione, la spinta alla sostituzione, la rivoluzione senza ponderazione sono alcuni dei tratti di questa rivoluzione per sostituzione. Prendere coscienza sulla propria pelle delle ingiustizie che questo genera ci può unire nel comune sforzo culturale che pretenda, con il portafoglio alla mano, una conversione di fondo in questi processi.

Dobbiamo vivere il realismo disincantato di chi comprende che la responsabilità sociale non nasce dall’utopia dei manifesti, ma dalla concretezza del toccare il fondo. Vale per il figlio prodigo, per l’amministratore infedele, per il ladrone pentito. Vale per i signori della condizione digitale, e per tutti coloro che prima di essa buttavano gli spiccioli superflui nel tesoro del tempio. Oggi quegli stessi devono usare GooglePay, ApplePay, SatisPay... E non ne sono capaci. «Pertanto, è decisivo dare vita a processi di sviluppo in cui si valorizzano le capacità di tutti, perché la complementarità delle competenze e la diversità dei ruoli porti a una risorsa comune di partecipazione». La condizione digitale, luogo teologico per mettere allo stesso tavolo Lazzaro e il ricco epulone. Un bell’inedito in un mondo ormai del tutto inedito per tutti.


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Smart Future Academy

 

Cos’è Smart Future Academy?

Smart Future Academy 2021 è un progetto innovativo,  terza edizione a Torino, ed ha l’obiettivo di facilitare le attività di orientamento degli studenti delle scuole superiori verso le proprie scelte future, mettendo gli stessi in contatto con personalità di altissimo livello dell’imprenditoria, della cultura, dello sport, della scienza e dell’arte.

Il progetto è completamente gratuito e le ore sono certificate come PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento)


SPEAKER

Davide CanavesioImprenditore,Appassionato di innovazione

Cristina Di BariImprenditrice

Giorgia GarolaImprenditrice, CEO di SCAM Company

Laura MilaniPresidente di Paratissima

Don Luca PeyronSacerdote diocesano

Luca RaveraImprenditore Agricolo “Azienda Agricola LA SPIRA”

Colonnello Francesco RizzoComandante Provinciale Carabinieri di Torino

Nicola ScarlatelliPresidente CNA Torino

Lino StoppaniImprenditore, Presidente della Fipe-Confcommercio


SALUTI ISTITUZIONALI

Tecla Riverso, Dirigente USP Torino

Lilli Adriana FranceschettiCo-founder,Presidente Smart Future Academy

Dario GallinaPresidente Camera di commercio di Torino, AD della DOTT. GALLINA SRL

Elena ChiorinoIstruzione, Lavoro, Formazione professionale, Diritto allo Studio universitario




PROGRAMMA

8:30 Registrazione partecipanti
Warm up con gli studenti

8:45 Apertura evento
Saluti istituzionali

9:05 Speaker
Interazione live

9:55 Intervallo
Momento ludico-educativo

10:10 Saluti Istituzionali

10:15 Speaker
Interazione live

11:05 Intervallo
Momento ludico-educativo

11:20 Saluti Istituzionali

11:25 Speaker
Interazione live

12:15 Saluti
Festa finale

12:30 Fine evento

Link youtube

Torino, prediche di quaresima in streaming ai tempi del coronavirus


da La Repubblica: Le predicazioni per la Quaresima non si fermano nemmeno con il Coronavirus e vanno in streaming. 

Il responsabile della pastorale universitaria della diocesi di Torino, don Luca Peyron, avrebbe dovuto essere domani a Legnano, in Lombardia, per un momento di preghiera con centinaia di fedeli, ma le regole dei decreti del governo che cercano di bloccare il contagio impediscono di spostarsi e, soprattutto, di creare assembramenti. 

Lui avrebbe dovuto intervenire proprio in qualità di docente di teologia dell'innovazione digitale: “Sarebbe stata una occasione bella di stare insieme e guardare attraverso la Parola di Dio alla modernità digitale. Poi è arrivato Covid19 e tutto salta, o forse no” scrive il sacerdote in un post su Facebook. Grazie alla solidarietà infatti la predicazione andrà in diretta streaming: “Lui è Alessandro Contaldo di Repubblica, ed è bravo molto bravo. 

Ma è soprattutto un uomo generoso” scrive don Luca postando una foto di Contaldo.


Dopo le lezioni, le lauree e le riunioni, ora arrivano anche le preghiere in streaming: “La predicazione non salta perché lui, Alessandro, mi ha regalato la sua telecamera professionale, quella che vedete appoggiata sul gradino a sinistra nella foto – si legge nel post - Grazie a quella domani 1500 persone pregheranno in streaming, entrerò nelle loro case con una immagine nitida, provando a condividere il futuro per non essere schiacciati da questo presente troppo complesso. 

L'elogio della generosità al tempo del coronavirus!”.


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Laboratorio ad Oropa

Il 21 giugno al Santuario di Oropa, provincia di Biella, Si terrà una manifestazione organizzata dai Giovani del Rinnovamento nello Spirito Santo Piemonte e Valle d'Aosta. Il tema è l'esortazione apostolica post sinodale di Papa Francesco Cristus Vivit.

All'interno della manifestazione, a partire dalle 17.30 si terranno diversi laboratori aperti ai giovani, tra questi il laboratorio Incarnazione Digitale tenuto da don Luca Peyron e relativo all'evangelizzazione ed alf governo della rivoluzione digitale a partire da una prospettiva credente.

Per informazioni consultare il sito Cristo Vive

Vocazione e digitale

“Il mondo digitalizzato è un luogo teofanico perché è la realtà di oggi, dunque è il luogo in cui ascoltare il Signore che chiama, scoprire la nostra identità personale misurandoci con la realtà e lavorando in essa. La realtà digitale, la rivoluzione digitale è il luogo in cui educarci ed educare all’uso della libertà, a sapere cosa significa essere responsabile e dunque a poter dare una risposta alla chiamata del Signore”. 

Lo ha affermato questa mattina don Luca Peyron, incaricato della pastorale universitaria dell’arcidiocesi di Torino intervenendo al convegno nazionale vocazionale “Come se vedessero l’invisibile” in corso a Roma per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei. Parlando di “Incarnazione digitale”, il sacerdote è partito dalla frase evangelica “Lascia le tue reti, vieni e seguimi” sottolineando che questo è “un atteggiamento che possiamo assumere di fronte alla rivoluzione digitale, in qualche modo un rifiuto” perché rischiamo di “farci trasportare dalla paura di non capire bene di cosa stiamo parlando”. “Siamo migranti digitali mentre i giovani sono nativi digitali”, ha proseguito richiamando a fare attenzione rispetto a due estremi il “concordismo” e il “luddismo” verso il mondo digitale. 

E se “siamo portati più a criticare, a segnalare dei pericoli”, don Peyron ha mostrato quale cambiamento abbia portato la rivoluzione digitale rispetto a diversi concetti come l’identità, le relazioni la società, l’essere umano stesso, la responsabilità. 

Ma se alcune cose ci intimoriscono, don Peyron ha sottolineato che “il progresso e lo sviluppo sono strumenti di vocazione, sono la nostra vocazione”.

Post originale qui 

Riflessioni sul digitale

La rivoluzione digitale è tra noi, modifica la nostra esistenza, determina sempre di più le nostre scelte. Come credente, come prete, come essere umano sono convinto che dobbiamo prendere posizione rispetto a quanto ci accade, suggerire delle piste di riflessione, condividere un pensiero. Questo spazio serve a questo scopo, riprendendo pensieri pubblicati qui e là, di altri o mieri, grato sempre a chi vorrà contribuire in modo originale ed intelligente!