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The benefit of doubt

Maize 

is a triannual magazine about technology and the future, and this issue is all about doubt. The idea, as editor-in-chief Matteo Scanni writes in his opening editorial, is to defend the “art of doubting” as something necessary to combat disinformation. The magazine is a kind of defence of uncertainty.

There are less and more engaging interpretations of this theme. Articles by business leaders (including the president and CEO of Yves Saint Laurent) offer relatively dry takes on the trials of decision making. More interesting are a series of left field contributions, including a double-page spread devoted to moments of doubt in cinema (eg. Sophie’s Choice), and a history of the crossword by Italian cartoonist Paolo Bacilieri, partly told in the form of a graphic novel.

In my favourite piece in the issue, Don Luca Peyron, a former lawyer appointed by the Vatican to try and equip the catholic church for the digital age, is interviewed. Questions include “How can one encounter God today”, and the answers are lengthy, and often surprisingly funny (praying online is advised). Doubt is shown, on these pages, to be something both creative and oddly desperate.

Qui il post originale

‘Incarnazione Digitale. Custodire l’umano nell’infosfera’. Il nuovo libro di Luca Peyron

L’"incarnazione digitale" è quella configurazione cristologica fondata sulla categoria della generosità del sistema infosfera tale per cui, in esso, l’umano resti al centro ed il sistema ne custodisca la forma, le prerogative e l’esistenza stessa.




Non si vuole fare un discorso sacramentale in questo libro ma semplicemente simbolico-pastorale: l’infosfera può essere il luogo della manifestazione della Trinità, sia per la sua struttura informazionale, sia come strumento capace di rispondere alle domande per le quali il Dio di Gesù Cristo si è rivelato. 

All’infosfera dobbiamo riconoscere aspetti positivi e negativi, in esso si genera sempre un effetto di moltiplicazione dell’impatto emotivo, positivo o negativo che sia, e questo richiede una maggiore capacità di elaborazione accompagnata sempre da un’intensa opera educativa. Non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della capacità di farmi simile all’altro: comunicare significa prendere consapevolezza di essere umani anche nell’infosfera, di essere figli di Dio. 

Luca Peyron ricorda che la verità nell’infosfera può essere a rischio non perché non esista in essa, ma perché non lascia sopravvivere la realtà, il tempo e il silenzio e ci offre verità emotive, che ci rinchiudono nel presente. L’uomo non dovrebbe venire meno al desiderio di verità. Sappiamo che non ci può essere verità che non passi attraverso il dialogo e il servizio. La ricerca generosa della verità rende l’infosfera maggiormente legata all’uomo. Si può trovare Cristo nell’infosfera? Sì, se saremo capaci di umanizzarci ancora di più in essa. 

Tra infosfera e libertà c’è un nesso: educare ad uno spirito critico per noi cristiani significa ricordare di abitare bene questo spazio dove l’uomo diventa responsabile della propria umanità. L’infosfera può essere liberante quando libera da qualcosa, senza però svilire la nostra esistenza. L’infosfera detiene un potere nel risolvere tanti problemi ma certe volte finisce per essere dannosa illudendo l’uomo di diventare libero da tutti i pesi. 

La libertà rimane il luogo dell’esercizio dell’umano e della Grazia se diventa strumento attraverso il quale ci doniamo e se viene improntato nella giustizia e nel proporsi all’altro diventa capacità di aprire la relazione. Essere generosi affermando l’infosfera come un luogo dove annunciare il vangelo ed essere raggiunti da esso ridesta in noi l’attenzione non più ad una comunicazione uno-tutti: se vogliamo toccare il cuore oggi è urgente innescarla come singolo che è capace di coinvolgere singolarmente l’altro per salvarlo da quella che può essere una confusione mediatica dell’informazione.

Recensione su Asprenas, Facoltà Teologica Italia Meridionale

Il prezioso lavoro di Luca Peyron, sacerdote della diocesi di Torino, ci introduce in un mondo in cui siamo immersi ma di cui non comprendiamo ancora  i pieni contorni: il mondo dell’infosfera. Il termine, coniato nel 1971, è tornato alla ribalta recentemente per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione nel loro insieme e delle informazioni da essi diffuse.

Il testo si snoda in una prefazione (dell’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani), un’introduzione di Istruzioni per l’uso, cui seguono tre capitoli, le conclusioni, una postfazione (di Luciano Floridi) e i ringraziamenti dell’autore. Il tutto in un libro di 160 pagine ma con un potenziale enciclopedico. Lo scopo di  Peyron è indicato nel sottotitolo: Custodire l’umano nell’infosfera, «occuparsi dell’uomo e della vita di fronte alla sfida del tempo che ci è dato di vivere» (Prefazione, p. 5).

L’infosfera è questa: la vertiginosa capacità di dare, ricevere, ricercare, rielaborare, rilanciare informazioni, notizie, fatti, storie, materiali di studio,  video personali o altrui, e quant’altro in maniera istantanea attraverso i PC, i cellulari, gli orologi da polso. Qui sorgono le domande: quanto c’è di veramente “umano” in questa possibilità? E come possiamo, in quanto credenti, entrare, in maniera umana, nel mondo tecnico dell’informatizzazione in quanto essa è talmente pervasiva nella nostra vita, rischiando di essere condizionati, guidati, plasmati dall’illusoria possibilità di fare qualunque cosa attraverso un click? Peyron vuole dare risposta a tali domande, le quali rimandano a un progetto dov’è in gioco l’umano e la tecnica, in parte contrapposti, ma dov’è necessario trovare una via di interazione e integrazione reciproca. 

[...]

Il testo presenta in maniera chiara e divulgativa la problematica che il mondo digitale, definito sinteticamente infosfera, presenta con i suoi chiaroscuri. La divulgazione non fa venire meno la scientificità dei contenuti, grazie a una discreta ma qualificata presenza di note. Manca un apparato bibliografico e un lessico che potrebbe aiutare di più il lettore ad approfondire la tematica. Di certo si tratta di uno studio che può favorire l’approfondimento  in percorsi di formazione per operatori pastorali come anche confronti seri con il mondo laico. È auspicabile la continuazione dei temi, con la messa a fuoco pastorale di un’educazione profonda, per favorire il sano utilizzo di quanto il mondo infosferico ci offre. 

Carmine Nappo, Asprenas, 4, 2019, 131-136

Uomo e tecnologia

Intervista a tutto tondo a don Luca Peyron a partire dal libro incarnazione digitale. Luca Rolandi su Conquiste del Lavoro.

Qui il testo completo

Teologia e rivoluzione digitale

Articolo di Avvenire del 12 settembre 2019 a firma Andrea Galli sul seminario dell'Università Cattolica a Matera.

qui il pdf del pezzo


Infosfera e dintorni

Città Nuova - Era il 12 marzo 1989 quando Tim Berners-Lee presentava al Cern di Ginevra il progetto che ha dato avvio al Web, che fu alla base di Internet e oggi della rivoluzione digitale. Don Luca Peyron, sacerdote della Diocesi di Torino e autore di “Incarnazione digitale” (Elledicì) ci aiuta a tracciare una strada futura sulla reale possibilità di custodire l’umano dentro alla rivoluzione digitale in cui siamo immersi quotidianamente.

Don Luca, il termine infosfera non indica solo gli strumenti digitali che ogni giorno utilizziamo, ma un vero e proprio spazio relazionale: quale le sembra la sfida più urgente, per l’uomo di oggi dentro a questo nuovo ecosistema?
Le sfide sono tre: la prima è prendere coscienza del mondo in cui viviamo, che non è quello di ieri con qualche cambiamento. Questo non è scontato per i nativi digitali, che sanno usare gli strumenti ma sanno fino ad un certo punto cosa c’è dietro, ma neanche per chi è nato “analogico” e non si rende conto di quanto questo significhi nel concreto delle nostre esistenze, e che l’ambiente digitale non sono i social e due siti, ma molto di più. La seconda sfida è culturale e politica: come ci posizioniamo, come scegliamo che cosa questo mondo è e sarà? L’infosfera è qualcosa che stiamo costruendo noi e siamo noi che dobbiamo decidere ed essere consapevoli di come, per chi e per cosa la costruiamo. La terza questione è decidere dove vogliamo andare rispetto alla centralità della persona umana: non tutto ciò che si può fare, siccome si può fare, ha un carattere veritativo. Non dobbiamo avere paura, ma dobbiamo avere ben chiaro un obiettivo e un orizzonte che ci permetta di non trovarci una mattina in un posto senza sapere come ci siamo arrivati.
Come responsabile della pastorale universitaria del Piemonte e docente dell’Università Cattolica di Milano ha modo di entrare nella vita quotidiana di quelli che oggi chiamiamo “nativi digitali”, spesso descritti come superficiali, disattenti, narcisisti. Le sembra che questi termini li raccontino per quello che realmente sono o c’è di più?
Noi giudichiamo questa generazione a partire dalla differenza che vediamo tra quello che noi eravamo e quello che loro sono. Se notiamo dei ragazzi sulla metro con il cellulare in mano li critichiamo, ma noi in mano avevamo il quotidiano: non c’è differenza. Critichiamo le nuove generazioni perché hanno l’attitudine ad utilizzare strumenti che a noi fanno paura, e ciò che fa paura viene stigmatizzato. Facciamo più fatica a capirli di quanto ogni generazione passata ha fatto fatica a capire la successiva perché il salto è molto più ampio, ma questa generazione è molto di più di queste etichette. Molto del negativo se l’è trovato costruito da noi: abbiamo chiesto loro di essere dei clienti e dei consumatori più che delle persone, gli stiamo proponendo un’adultità non desiderabile copiando la loro giovinezza, invece che raccontare un’adultità che vale la pena vivere. Per questo è sempre più necessario un dialogo dove interessa ciò che l’altro pensa, e partendo da quello dare una risposta per generare qualcosa di nuovo che appartiene a ciascuno dei due.
Nel tuo saggio scrivi: «L’architettura dell’infosfera sta contribuendo a illudere la coscienza del conoscere, facendo venir meno il desiderio di verità». Quali sono gli elementi dell’esperienza cristiana che possono aiutarci a vivere una vera incarnazione digitale?
Sono due elementi che fanno parte dell’esperienza cristiana che possono essere sostanziali e sostanzianti. Il primo è il tempo. Il Dio eterno sceglie di farsi uomo in un tempo, sceglie di darsi un tempo e di manifestarsi come Dio dopo un tempo molto lungo. Nel diluvio di informazioni di oggi abbiamo bisogno di un tempo congruo per scegliere, discernere, ragionare, decidere, per assumere una postura verso la realtà. Non dobbiamo entrare in competizione con le macchine ed essere più veloci di loro: la loro velocità ci restituisce del tempo che dobbiamo utilizzare per esprimere la differenza. Il secondo aspetto è la dimensione del silenzio. Nella vita di Gesù ci sono tanti momenti di silenzio con il Padre. Per noi può essere la nostra interiorità, che serve per portare a compimento il tanto, il bello, il buono e il vero che questo tempo ha. Dobbiamo riappropriarci di un tempo di mistica, di silenzio informativo, in cui far risuonare dentro di noi quello che è davvero importante per poter dare risposte che non siano solo emotive.
Quello dell’Intelligenza Artificiale è un tema con cui dovremo inevitabilmente prendere confidenza. Credi che il nostro destino sia quello di essere sostituiti dalle macchine e dagli algoritmi?
Questo dipende da che tipo di mondo decidiamo di abitare e dalla coscienza che abbiamo o non abbiamo rispetto a quello che ci sta accadendo. Sempre più le macchine sono in grado di appropriarsi e occupano lo spazio cognitivo che fino ad oggi era esclusivamente umano. Ma la macchina va nella direzione in cui noi decidiamo essa vada, e la direzione dobbiamo darla noi. Per questo dobbiamo decidere quale è l’obiettivo da perseguire e utilizzare le macchine per farlo. Quello che c’è in più oggi è che le macchine stanno diventando in grado di scegliere autonomamente una direzione: ma se permettiamo questo allora stiamo eliminando dall’essere umano quella dimensione che gli è propria e non replicabile, la dimensione trascendente. Decidere che questa sia la dimensione che dà direzione al vivere e ci aiuta a disegnare il mondo in cui viviamo non ci salverà necessariamente dalle macchine, ma ci aiuterà ad utilizzare le macchine per accogliere la salvezza che ci è data.

Articolo originale apparso qui 

Custodire l’umano nell’era digitale

Luca Peyron, sacerdote della diocesi di Torino incaricato della Pastorale universitaria, ha pubblicato con Elledici il libro «Incarnazione digitale – Custodire l’umano nell’infosfera con la generosità». Una guida per restare umani nel tempo del dominio della tecnologia. E per usarne gli strumenti da cristiani.
Che cos’è l’infosfera? «Per infosfera si intende la globalità dello spazio dell’informazione, ossia il cosiddetto cyberspazio (Internet e tutte le informazioni digitali), i mezzi di comunicazione classici e le interazioni tra tutti questi media. La presenza della parola ‘sfera’ ci aiuta a comprenderne il senso, affiancandola a un termine analogo, biosfera, che è lo spazio in cui abita la vita. L’infosfera non è uno strumento, ma è l’ambiente popolato dalle informazioni, in cui vivono le informazioni e in cui anche noi viviamo».
Scrive nella prefazione monsignor Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, che «nel suo libro, don Luca Peyron accompagna il lettore attraverso un percorso per acquistare consapevolezza dell’infosfera. Avventurarvisi non è facile: è una dimensione abituale ma profondamente rinnovata, amplificata dalla rivoluzione digitale». La riflessione che si sviluppa «da questa prima suggestione acquista pagina dopo pagina maggiore profondità, indagando l’uomo senza aggettivi, nella sua integralità».
Insomma, il punto non sono gli strumenti, ma chi li usa, cioè l’uomo. Il libro non intende insegnare come servirsi di Facebook o Instagram, o come prevenire e combattere il cyberbullismo, ma piuttosto fornire «consapevolezza culturale e spirituale», senza le quali l’uomo si consegna alla macchina, perdendo la sua umanità. La domanda è: quale mondo stiamo costruendo? La tecnologia s’impadronirà dei cuori e delle coscienze delle future generazioni più di quanto già oggi non faccia? Che spazio resterà per la spiritualità e per la stessa fede?
L’infosfera è un ambiente, non fisico, nel quale l’uomo è sempre più chiamato a vivere. Per non farsene travolgere, occorre abitarlo consapevolmente, attrezzandosi culturalmente; il credente ha un compito in più, quello di penetrarvi con l’occhio e il cuore di chi sa relativizzare tutto alla luce della fede. Spiega l’autore che è come stare su una barca in tempesta. Il cristiano sa che a bordo c’è anche Gesù, «il solo davvero capace di dire ai venti e alla tempesta di tacere, affinché ciascuno possa con serenità raggiungere l’altra riva».
Temi di strettissima e stringente attualità, nel mondo delle news, e troppo spesso delle fake news. Il libro è un prezioso manuale di sopravvivenza.


Originale pubblicato qui

Incarnazione digitale

Ufficio Nazionale per l'Educazione, la Scuola e l'Università: Un libro che aiuta a comprendere la rivoluzione digitale, le sue conseguenze sulla vita di ogni giorno e sulle nuove generazioni, sino al modo che abbiamo di leggere noi stessi e il nostro rapporto con Dio. La riflessione parte dal suggestivo concetto di "infosfera" - la globalità dello spazio delle informazioni - e acquista pagina dopo pagina maggiore profondità, indagando l'uomo nel tempo in cui si trova a vivere. Di fronte alle sfide di una contemporaneità impastata di tecnologia, questo saggio interviene nel dibattito sulla rivoluzione digitale, portando al centro dell'analisi i temi della fede, della speranza e della generosità, suggerendo spunti di riflessione pastorali ed educativi.
Con la prefazione di mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l'Educazione cattolica, e la postfazione di Luciano Floridi, ordinario di Filosofia ed etica dell'informazione all'Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab.

Luca Peyron è prete dell’arcidiocesi di Torino, è autore di Vangelo per matricole (Effatà, Cantalupa [TO] 2015) e Elogio della generosità (Elledici, Torino 2018). Attualmente è direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi e delegato per il Piemonte e Valle d’Aosta; docente di teologia presso l’Università Cattolica del sacro Cuore e l’Istituto universitario salesiano Rebaudengo.

Articolo orginale qui

Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera

CEI NEWS - Un libro che aiuta a comprendere la rivoluzione digitale, le sue conseguenze sulla vita di ogni giorno e sulle nuove generazioni, sino al modo che abbiamo di leggere noi stessi e il nostro rapporto con Dio. La riflessione parte dal suggestivo concetto di ”infosfera” – la globalità dello spazio delle informazioni – e acquista pagina dopo pagina maggiore profondità, indagando l’uomo nel tempo in cui si trova a vivere. Di fronte alle sfide di una contemporaneità impastata di tecnologia, questo saggio interviene con autorevolezza nel dibattito sulla rivoluzione digitale, portando al centro dell’analisi i temi della fede e della speranza, suggerendo spunti di riflessione pastorali ed educativi.
Con la prefazione di mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, e la postfazione di Luciano Floridi, ordinario di Filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab.
Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera
Autore: Luca Peyron
Editrice: Elledici
Pagine: 160
Prezzo: 10,00€

Post originale qui