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Gli orizzonti dell’intelligenza artificiale

È parte delle nostre esistenze, professionali e familiari. È contemporaneamente driver di sviluppo e generatrice di ansie più o meno latenti. Protagonista indiscussa e continuativa delle pagine dei giornali e dei piani di aziende di ogni calibro. Più che una tecnologia ormai un mantra, uno spauracchio, spesso un hype. Per qualcuno una bolla e un’allucinazione molto simile a quelle, le allucinazioni, che ogni tanto restituisce ai suoi utenti. L’intelligenza artificiale o AI per dirla con un acrostico anglofono. Comunque la si pensi e la si consideri l’AI non è più solo un artefatto tecnologico, ma una cultura. Questo la trasforma da mezzo in fine, da strumento ad ambiente. Da elemento di interesse per specialisti a questione che investe la società nel suo complesso.

Di qui l’interesse di molti che normalmente non se ne occuperebbero, di qui anche l’interesse, il prendere parola e l’animare processi da parte della Chiesa Cattolica. In questo senso è significativo ed iconico il fatto che Papa Francesco abbia desiderato partecipare, primo Pontefice romano nella storia, ad una sessione del G7 condividendo con i leader mondiali convenuti una riflessione proprio sull’intelligenza artificiale. Quali brevi considerazioni possiamo condividere in questo spazio? Mi pare tre elementi fondamentali.

Il primo è che la velocità di questa tecnologia debba essere considerata con molta attenzione. Per velocità intendo la capacità di restituire risultati di un modello di AI, ma soprattutto la velocità con cui modelli nuovi ne sostituiscono altri, nuove funzionalità sorpassano le precedenti seguendo una curva di sviluppo che, almeno per ora, sembra poter essere arrestata o rallentata solo dalle risorse che possono essere messe in campo: quantità di daticapacità computazionaleenergia disponibile. La velocità ci restituisce la consapevolezza che l’intelligenza artificiale non possa essere governata dal legislatore, nazionale o sovranazionale che sia. L’AI Act dell’Unione Europea piuttosto che le legislazioni nazionali o gli eventuali regolamenti possono disegnare qualche cornice; tuttavia, rischiano di diventare molto velocemente desueti e quindi inutili se non dannosi, certamente inefficaci rispetto ai fini previsti ed auspicati. La soluzione che intravvedo non è quella, dunque, del far west, del libero esercizio in attesa di mettere cerotti in presenza di eventuali danni come, ad esempio nella galassia di common law dei Paesi anglosassoni. Le mutazioni sociali ed economiche, i danni concreti e le sperequazioni che tali sistemi sono in grado di generare non permettono un terremoto incontrollato e per giunta accettato e accolto consapevolmente. Il secondo elemento è democratico. L’intelligenza artificiale è un potere di tipo computazionale che è sostanzialmente in mano a pochissimi soggetti nel mondo. Siamo di fronte per la prima volta nella storia a un oligopolio mondiale assolutamente inscalabile e, per ragioni di fatto geopolitiche e geostrategiche, politicamente protetto. Che il mondo sia di fatto governato da poche imprese sembra una distopia dei film degli anni ’90 del secolo scorso, ma è quanto sta accadendo. Taluni giuristi hanno addirittura definito questo scenario come neofeudale.

Il terzo elemento è la vita delle persone: la velocità del cambiamento rende quasi impossibile alle organizzazioni e ai singoli di avere la capacità plastica di adeguarsi a quanto accade. Non è certamente l’uso distorto di termini trasposti da altri domini, come resilienza, la soluzione. Non siamo una barra di ghisa. Perché debbo pensare a me stesso e all’organizzazione di cui ho la responsabilità in termini della metalmeccanica, ma non dell’antropologia? Posti questi elementi di scenario, quale orizzonte è possibile proporre? Un orizzonte, appunto. Anziché una rincorsa propongo un obbiettivo. Comune, antropologicamente auspicabile. Se l’AI toglie fatica, ebbene questa fatica deve essere sempre di più orientata non all’efficienza e all’efficacia dei sistemi, elementi scontati perché insiti nel fatto tecnico, ma alla realizzazione della vocazione umana.

Possiamo immaginare di costruire un sistema sociale e d’impresa in cui il rapporto umano-macchina abbia come orizzonte la maggiore e migliore umanizzazione dell’essere umano nell’uso delle macchine? Può l’AI, correttamente progettata, implementata e usata, restituire un io più umano, umanizzato da relazioni più umane, umanizzato da un ambiente che umanizza e non distorce, “macchinizza”, de-umanizza? Dato il fine ultimo, condiviso con i consociati, creando una cultura e una consapevolezza che determinano un consenso condiviso, possiamo legittimamente correre tutti verso una direzione in cui accanto al profitto fiorisca l’essere umano, lasciando alla macchina il compito di servire e all’essere umano quello di vivere. In un’alleanza che guarda a uno sbocco profetico di questo tempo confuso ma ordinabile.

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Intelligenza artificiale langhetta, Cirio capodelegazione in Europa

Toccherà al governatore piemontese redigere il parere da approvare nella seduta plenaria di novembre. A partire dal "cervello" della Fondazione Ai4industry che ha sede a Torino ed è guidata da Pammolli. "Il Piemonte è protagonista"

Questa volta la proverbiale astuzia langhetta non c’entra. Almeno non direttamente. È partito oggi a Torino, sede della Fondazione italiana per l’intelligenza artificiale, il percorso guidato dal governatore del PiemonteAlberto Cirio, per costruire il parere europeo in materia, che sarà approvato il prossimo novembre in seduta plenaria a Bruxelles. Questa prima tappa, dedicata all’ascolto, è stata ospitata nella sede dell’Unione industriali del capoluogo. Hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti delle imprese e dei sindacati. In videocollegamento da Roma anche il presidente della Fondazione Ai4industry Fabio Pamolli. “Io sono il capodelegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni: vuole dire – ha spiegato Cirio – che ho l’onore di rappresentare tutte le Regioni, i Comuni, i Consigli regionali e i Comuni d’Italia. In questa veste sono stato incaricato di redigere il parere dell’intelligenza artificiale al livello europeo, che andremo ad approvare nella seduta plenaria di novembre e che presenterò in Finlandia in ottobre”.

“Il tema – ha sottolineato il governatore – è come le Regioni europee e gli enti locali europei vedono l’intelligenza artificiale, tra opportunità, rischi e valori etici. Tutti aspetti importanti per i quali bisogna ascoltare, e oggi è appunto una giornata di ascolto. Ma è soprattutto una giornata che testimonia come il Piemonte sia ancora una volta protagonista. Protagonista nell’intelligenza artificiale e negli investimenti: Silicon Box ha deciso di investire in Piemonte, dove arriveranno 1.600 posti di lavoro completamente nuovi per produrre microchip, che non sono altro che la benzina dell’Ia. Tutto questo si sta concretizzando e si vedrà nei rimbalzi positivi di Pil e occupazione, dati che sono entrambi in costante aumento”. Una scommessa, quella dell’investimento sull’intelligenza artificiale, che ha avuto anche la “benedizione” della Chiesa. “Il primo a parlarne, il primo a credere che si potesse portare la sede a Torino, è stato don Luca Peyron, direttore della pastorale universitaria dell’Arcidiocesi di Torino, che si occuperà degli aspetti etici del parere” ha riconosciuto Cirio.

In materia di intelligenza artificiale, il Piemonte si appresta a dare vita a un comitato il cui compito sarà creare “una sorta di Costituzione”, cioè il quadro normativo che regolerà l’Ia sul territorio. Lo ha annunciato l’assessore Matteo Marnati, che fra le sue deleghe nell'ambito della giunta del Piemonte ha proprio quella sull'intelligenza artificiale. Il comitato metterà insieme esperti di etica, ed esponenti del mondo economico e del mondo accademico. Perché, ha spiegato, “tutti questi mondi si occupano del tema, ma non si parlano”. In materia di Ia “c’è un aspetto etico da affrontare. C’è il timore delle persone rispetto a quello che succederà, per esempio sul fronte dei posti di lavoro. Quindi noi dobbiamo innanzitutto capire dove vogliamo arrivare, e poi come arrivarci. Dobbiamo governare questa crescita: ho pensato a creare un comitato per costruire una sorta di Costituzione dell’uso delle tecnologie in Piemonte”. “L’obiettivo – ha aggiunto – è evitare il rischio che questo fenomeno, che vedrà grandi trasformazioni e che già incide per quanto riguarda la pubblica amministrazione su quasi il 100% dei rapporti con i cittadini, cresca in modo disordinato. La crescita dell’Ia sarà certamente veloce, ma non vogliamo che sia disorganizzata. Fare questo dovrebbe permettere a chi decide di investire nel settore di avere una strada già definita”.

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Michel torna a camminare grazie all'IA. A Torino il confronto su tecnologia ed enti locali

 Il Comitato europeo delle Regioni dovrà approvare in autunno un parere da inviare alle altre istituzioni Ue. Il relatore è Cirio, a capo della delegazione italiana dell'ente

Michel Roccati è tra le prime persone al mondo che hanno ripreso a camminare dopo una lesione completa al midollo. Nel 2017 l'incidente in moto, poi la sperimentazione in Svizzera. Alcuni elettrodi impiantati nel corpo gli permettono di riattivare i muscoli, comandati attraverso un tablet. A gestire la mole di dati e a perfezionare sempre di più i movimenti c'è l'intelligenza artificiale. "Adesso sono un'altra persona, posso fare tutto quello che facevo prima", spiega Roccati ai nostri microfoni, ripercorrendo la sua storia.

Parte da qui, da un esempio reale dell'IA applicata alle nostre vite, il confronto con istituzioni ed esperti che porterà il Comitato europeo delle Regioni ad approvare un documento sulle sfide dell'intelligenza artificiale per gli enti locali. Relatore di questo parere, che poi atterrerà sui tavoli di Bruxelles, è il governatore Alberto Cirio, a capo della delegazione italiana. “Tante volte i cittadini, pensate per un passaporto, devono fare mille trafile e comunicare alla Pa cose che la Pa sa già”, spiega il presidente. "In questo l'IA ci aiuterà molto". Quattro gli obiettivi strategici: cooperazione tra pubblico e privato, accesso ai dati, sburocratizzazione, formazione dei dipendenti.

"Dobbiamo immaginare un sistema che permetta ai cittadini di relazionarsi con la Pa nel modo più semplice possibile, senza escludere nessuno", aggiunge Don Luca Peyron. Lui è stato il primo a ipotizzare Torino come la casa dell'intelligenza artificiale. Insieme a lui si è collegato all'incontro anche Fabio Pammolli, presidente della fondazione nata ufficialmente lo scorso maggio. La rotta è tracciata: un gruppo di superesperti per il comitato scientifico, bando internazionale per nominare il direttore e piena operatività entro il 2025.

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"Ai Commission" per attrarre imprese. «Così crescono Pil e occupazione»

Parte da Torino il percorso che porterà alla definizione del parere europeo, a novembre a Bruxelles

Una nuova “Ai Commission” per attrarre aziende che vogliano investire in Italia. Meglio, a Torino, grazie alla nuova Fondazione per l’Intelligenza artificiale, che ha sede in città. «Dovrebbe essere una struttura che svolge un lavoro simile a quello della Film Commission per il mondo del cinema» la suggestione lanciata da Don Luca Peyron, Coordinatore dell’Apostolato Digitale della Arcidiocesi di Torino, durante un evento organizzato all’Unione Industriali in cui si sono confrontati istituzioni e stakeholder. «Stiamo lavorando alla prima collaborazione forte con un attore industriale» fa sapere il presidente Fabio Pamolli. «Chiediamo alle aziende quali siano i problemi a cui devono far fronte. La sanità può essere un filone di eccellenza tecnologico a livello internazionale» ha aggiunto.

Parte così il percorso che porterà alla definizione del parere europeo, che sarà approvato il prossimo novembre a Bruxelles, sulle possibili sfide e opportunità della nuova tecnologia per gli enti locali e regionali. L’obiettivo è quello di migliorare l’utilizzo dei servizi offerti a cittadini e imprese. «L’intelligenza artificiale farà la differenza nel risolvere tanti problemi per semplificare la vita dei cittadini» ha commentato il presidente della Regione, Alberto Cirio, oggi a capo della delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni. «Nel 2024 dobbiamo essere in grado, soprattutto sotto il profilo documentale, di dare gli strumenti ai cittadini per esercitare i loro diritti immediatamente, senza attese e senza costi - prosegue -. L’intelligenza artificiale in questo può esserci di grande aiuto». In questo senso, Don Luca Peyron invita a cambiare prospettiva: «Inseriamo l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione, come ruolo di mediazione con i cittadini fruitori devi servizi. Tutti devono poter essere in grado di accedere ai servizi senza dover tenere un corso di alfabetizzazione. Anche mia madre che ha 80 anni». Sulla stessa linea anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che ha rimarcato come l’amministrazione sia a lavoro per snellire i processi. Il cambio di sistemi informatici ha già dato benefici nel campo di permessi a costruire e all’anagrafe.

L’intelligenza artificiale poi promette di portare in grembo una nuova spinta anche sul fronte dell’occupazione. «Silicon Box ha deciso di investire in Piemonte 3 miliardi e nella regione arriveranno 1.600 posti di lavoro completamente nuovi per produrre microchip che non sono altro che la benzina dell’intelligenza artificiale» ha ricordato Cirio. «Una situazione che si sta concretizzando, dunque, e si vedrà nei rimbalzi positivi di Pil e occupazione, dati che sono entrambi in costante aumento».

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Il futuro passa da Torino, «I magnati dell’intelligenza artificiale in arrivo da tutto il mondo»

L’intelligenza artificiale corre veloce. Dopo il via libera dello scorso maggio, ora il 30 settembre verrà nominato un direttore per la Fondazione Ai4Industry che, da Torino, aspira a diventare un punto di riferimento a livello internazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Venti milioni l’anno all’attivo per cominciare a progettare. «Il ruolo della Fondazione sarà quello di mettere in relazione tra loro vari soggetti» spiega Don Luca Peyron, coordinatore dell’Apostolato digitale dell’Arcidiocesi di Torino. «Creiamo una regia che si occupi di sviluppare l’intelligenza artificiale nel Paese - prosegue -. Partiamo dal mondo dell’impresa e dall’industria. Immediatamente dopo verrà tutto il resto della società».

Esperti internazionali
Si tratta, in senso più ampio, di «un grande cambiamento culturale, che investe il nostro modo di stare insieme. Serve una riflessione di respiro internazionale» sottolinea ancora Peyron. «Sarà possibile convocare in Italia esperti da tutto il mondo, con ricadute nazionali e territoriali - aggiunge -. Dopo il lago di Como, avremo i magnati delle Ai mondiali che navigheranno sul Po».

Il comitato 
Così, mentre da un lato si apre il bando per cercare il nuovo direttore, dall’altro prende forma il comitato scientifico, nominato direttamente dal presidente Fabio Pammolli. Si tratta (per ora) di sette esperti, capitanati da Simone Ungaro, Chief Innovation Officer del gruppo Leonardo. In squadra anche due docenti italiani che insegnano a Stanford: Silvio Savarese e Marco Pavone. È torinese anche l’esperto di fisica del gruppo, torinese, il professore Riccardo Zecchina. E ancora, farà parte del gruppo del comitato il professore associato all’Università di Bristol di Swarm Engineering Sabine Hauert. Chiudono il quadro Angela Schoelling, dell’Università di Monaco e Alberto Bemporad, dell’IMT School di Lucca.
Dopo quattro anni di attesa, il Centro per l’Intelligenza artificiale si prepara a partire. In programma per oggi un incontro con istituzioni e stakeholder.

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Il Papa al G7, l’urgenza di un’Ai di pace e giustizia

Dietro la storica scelta del Pontefice di prendere parte al G7, per don Luca Peyron, c’è la coscienza della velocità con cui si sta sviluppando l'intelligenza artificiale.

Al G7, per la prima volta, per parlare di intelligenza artificiale e di pace. Il segnale è chiaro: il machine learning è cultura, la cultura è scelta. Troppo per lasciare questa tecnologia nelle mani delle big tech e abbandonarci al “macchinismo”, ma anche per chiuderla nel recinto degli allarmisti. Un intervento storico quello del Santo Padre al G7 in programma in Italia in Puglia, che, secondo fonti del Vaticano, metterà in guardia i potenti della Terra dall’applicazione dell’Ai, in particolare sulle armi. «Parleremo di intelligenza artificiale e anche di pace. Farò incontri bilaterali, ci sono le richieste di sette capi di Stato. Li incontrerò tutti» ha anticipato il Papa. 

L’urgenza di una riflessione condivisa

Già, ma perché questa scelta, così forte, così marcata? Spiega don Luca Peyron, giurista e teologo, referente della pastorale universitaria della diocesi di Torino, coordinatore del Servizio per l’Apostolato digitale, esperto di intelligenza artificiale (di cui si occupa dal 1996): «Dietro questa scelta», argomenta, «c’è la coscienza della velocità con cui tutto questo si sviluppa». Parliamo di «tecnologie irreversibili. Una volta che sono diventate dominio pubblico, indietro non si torna». Per questo è necessaria una riflessione.

La pace e la tecnologia insieme sullo stesso tavolo

Ai e pace insieme saranno sullo stesso tavolo. «Uno dei temi saranno le applicazioni belliche dell’intelligenza artificiale. Verosimilmente il Santo Padre farà riferimento a questo aspetto. Se l’intelligenza artificiale diventa un ulteriore strumento di morte e non uno strumento di giustizia e di pace ancora una volta l’umano userà la sua intelligenza per distruggere se stesso».

Una vera e propria urgenza. Peyron non si aspettava che il Papa decidesse di partecipare al G7, «ma non sono meravigliato. Se il magistero interviene con questa insistenza e tre messaggi in quattro giorni su un tema che non è proprio di questo pontificato, ma lo sta facendo proprio, non mi stupisce che il Papa voglia parlare coi grandi della Terra». 


L’ai è una tecnologia che genera cultura

Precisa Peyron. «Il Papa sta intervenendo tantissimo e e oserei dire in maniera abbastanza lontana dalla sua personale sensibilità. Francesco», sottolinea, «è il Papa della misericordia dei poveri. Paolo VI rispetto a scienze e tecnica aveva una sensibilità spiccata, Giovanni XXIII molto meno, Giovanni Paolo II guardava ad altri scenari, Benedetto XVI era molto attento a cultura e l’educazione». Data questa dimensione personale e spirituale, insistere tanto sull’intelligenza artificiale ci porta alla lettura di questa tecnologia «non come strumento ma come cultura». 

O meglio come tecnica che genera cultura.  «All’interno della quale l’essere umano può svilupparsi o può morire. Non perché l’intelligenza artificiale sia in sé la macchina che ci uccide tutti ma perché la mentalità che dipende da un certo tipo di paradigma culturale che la tecnologia può generare è una mentalità che può o sostenere l’essere umano in quanto tale o mortificarlo».

Il rischio macchinizzazione

Per don Luca Peyron «il Papa non interviene semplicemente su questioni meramente etiche, il tema è l’antropologia nella sua struttura». Se io uso la macchina e il mio modo di pensare, di agire e di relazionarmi è centrato sulla macchina e non sull’umano, spiego, «io “macchinizzo” il mio modo di essere».

Quale obiettivo per l’intelligenza artificiale

Una lettura che tradotta in termini concreti si articola in questo modo. «La mentalità tecnologica per definizione è una mentalità efficiente ed efficace. Ma non possiamo usare l’efficienza e l’efficacia come unico parametro per giudicare noi stessi. Può un ventenne pensare che l’unica cosa che lo contraddistingue è l’efficienza e l’efficacia». Non si tratta di dire no o sì, per essere più chiari. «Si tratta di dire come, quando e con che obiettivo finale costruiamo l’intelligenza artificiale», proprio perché è una cultura. In questo quadro al G7 «il Papa va a proporre una meta per la società che l’intelligenza artificiale può collaborare a raggiungere».

Democrazia, geopolitica e sostenibilità

Democrazia, geopolitica e sostenibilità (in termini di cultura e risorse) sono in particolare per Peyron le questioni chiave correlate al tema dell’intelligenza artificiale che hanno spinto il Santo Padre ad un intervento così deciso. «L’intelligenza artificiale comporta per poter essere applicata delle risorse sterminate in termini di dati, di hardware,  ambientali ed energetici. Sono pochi quelli che si possono permettere queste macchine: se diventa un oligopolio assoluto è un potere assoluto». La seconda grande questione che in qualche modo l’intelligenza artificiale «è legata all’assunzione di responsabilità. L’intelligenza artificiale rischia di essere l’ennesima delega che diamo ad altri di attitudini nostre». Certo, la tecnologia toglie fatica «ma la fatica è responsabilità».


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Il lato umano della tecnologia, la nuova collana del Corriere a cura di HTLab

L’intelligenza artificiale e i social media, con la loro capacità di analizzare dati e personalizzare contenuti, stanno ridefinendo la nostra vita. Mentre questi strumenti offrono opportunità e connettività senza precedenti, sorgono domande importanti, riguardo agli effetti, su temi come la privacy, la dipendenza digitale, la manipolazione dell’informazione e gli impatti sul benessere umano. Così, bilanciare i vantaggi con le sfide di queste innovazioni rappresenta un cruciale dilemma etico della nostra società. Nasce per questo motivo la nuova collana del Corriere della Sera a cura di Humane Technology Lab (HTLab), il laboratorio dell’Università Cattolica che investiga il rapporto tra esperienza umana e tecnologia.

«La sfida, davanti all’avanzamento della tecnologia, è non fermarsi alla dimensione puramente tecnologica» spiega Giuseppe Riva, direttore di HTLab, docente di Psicologia generale e di Psicologia della comunicazione. «Occorre piuttosto cercare di capire gli impatti sulle relazioni, sulle esperienze lavorative e sulla soggettività che queste tecnologie potrebbero avere». La nuova collana sarà presentata a Milano martedì 14 novembrealle ore 18.00, nella Cripta dell’Aula Magna. Insieme al professor Riva, interverranno Simone Natale, docente di Storia e teoria dei media all’Università degli Studi di Torino e Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera.

Il primo volume, in edicola da venerdì 3 novembre con il Corriere della Sera, si intitola Né intelligenti, né artificiali. Il lato scuro dell’IA, di Kate Crawford. Nella prefazione Antonella Marchetti, ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, direttrice del Dipartimento di Psicologia e membro del Consiglio scientifico di HTLab, spiega che nonostante «una vecchia scuola di pensiero» ci abbia insegnato che «sarebbe opportuno evitare di definire un concetto attraverso negazioni», l’autrice dà al volume un titolo «necessario»; «senza catastrofismi ma lucidamente, ci conduce attraverso quello che viene chiamato, nel titolo originale, l’“Atlante dell’IA”: un atlante fatto di luoghi tanto reali e quanto metaforici». 

Il secondo volume della collana, in edicola da venerdì 17 novembre, sarà Macchine ingannevoli. Comunicazione, tecnologia, intelligenza artificiale di Simone Natale, con la prefazione di don Luca Peyron, direttore della Pastorale universitaria di Torino, coordinatore del Servizio per l'Apostolato digitale e membro del Consiglio scientifico di HTLab. Il trittico si completerà con I social network di Giuseppe Riva, prefazione di Andrea Gaggioli, ordinario di Psicologia generale e membro del Comitato direttivo di Humane Technology Lab. 

I tre volumi della collana sono stati scelti e discussi dai ricercatori di HTLab, insieme al Corriere della Sera, in piena sintonia con la missione del laboratorio dell’Università Cattolica: promuovere e valorizzare la ricerca multidisciplinare sulle relazioni tra tecnologia ed esperienza umana, esplorare l’impatto delle tecnologie positive ma anche mettere al centro la dignità umana, riconoscendo che chi utilizza la tecnologia è una persona, con emozioni, obiettivi e aspirazioni.
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Centro per l'intelligenza artificiale, dove sarà e cosa farà

 Dopo l'annuncio del ministro delle Imprese Urso, a giorni dovrebbe essere licenziato lo statuto. Dovrebbe sorgere in corso Settembrini. 

uesta potrebbe davvero essere la volta buona. A sorpresa il ministro delle Imprese Adolfo Urso, intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico lo ha annunciato, prendendo alla sprovvista anche lo stesso rettore Guido Saracco. Dopo anni di attesa, il Centro per l'intelligenza artificiale di Torino, partirà.

La sede

La struttura dovrebbe avere un budget di 20 milioni di euro l'anno e potrebbe sorgere in corso Settembrini, accanto al Competence center, in una ex area Fiat in zona Mirafiori. Il condizionale è d'obbligo perché da oltre un anno si attende lo statuto. Risale a giugno 2022 l'ultimo annuncio. Entro l'estate sarebbe stato definito, insieme ai nomi di chi avrebbe guidato l'istituto. D'altra parte, la gestazione del centro è piuttosto lunga. Risale al 2020, quando l'allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio annunciò il progetto di una rete di centri dedicati all'intelligenza artificiale. In un primo tempo Torino avrebbe dovuto ospitare il principale, poi era stato delimitato ai temi dell'automotive e dell'aerospazio. Ora, dopo oltre un anno di silenzio, l'annuncio di Urso, che segue di poco quello del collega di governo Giorgetti, che a Cernobbio aveva fatto sapere che l'esecutivo era al lavoro sul dossier.

Il tecno-umanista

Ci crede don Luca Peyron, uno degli animatori del progetto. Coordinatore del primo apostolato digitale italiano, e fautore del tecno-umanesimo, ha partecipato alla stesura del primo testo dello statuto ai tempi del Governo Draghi: etica ed economia, dice, saranno al centro dell'attività della nuova struttura. Fiduciosa anche la responsabile Intelligenza artificiale del Politecnico di torino, Barbara Caputo. “Finalmente - sottolinea - ci siamo”. Positive anche le imprese, con il presidente di Confindustria Piemonte Marco Gay e quello dell'Unione industriali Torino che commentano: "Le imprese che sono pronte a raccogliere questa sfida e a farla diventare un'opportunità concreta".

Qualcosa è cambiato

D'altra parte in quest'ultimo anno qualcosa è cambiato. Con l'avvento di Chat GPT e dell'intelligenza artificiale generativa, che hanno invaso il mercato da gennaio in avanti, la percezione generale è cambiata e anche la politica ne ha preso atto.

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CASA TENNIS - Parole di Tennis: Etica, AI e Sport

 Casa Tennis - Palazzo Madama

ven 18 nov, 15:00
 


A proposito di

Parole di Tennis: Sport, digitale e tempi moderni.

Un approfondimento con alcuni tra i più importanti esperti del settore sulle applicazioni dell’Intelligenza artificiale.

intervengono:

  • Don Luca Peyron, Apostolato Digitale: tra società ed etica, l’attuale condizione digitale ponendo l'umano al centro.
  • Gilberto Pastorella, Manager H-Farm Innovation e Navigatore. Presenta il case study: come la tecnologia e i dati vengono usati sulle barche, e quali sfide si affrontano per far diventare un team data-driven, nella vela come nel business.
  • Mauro Marengo, Chief Strategy Officer Spindox. Presenta la case study sulla Formula 1: come creare un vantaggio competitivo per identificare le anomalie direttamente a bordo pista. Una sfida ad alte performance, elevata complessità, dove l’interpretazione dei dati fa la differenza tra vincere o perdere.
  • Pietro Marini, Group Head of Innovation di Deltatre. Nato a Milano nel 1992, nel 2017 consegue la Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale – con specializzazione in gestione dell’innovazione – presso il Politecnico di Torino. Inizia a lavorare in Deltatre nel 2010 come Event Operator e per quasi 10 anni contribuisce ai principali eventi calcistici europei e mondiali. Nel 2019 viene crea la funzione aziendale focalizzata sull’innovazione sia a livello di prodotto che di processi.

Accesso non garantito se si arriva oltre i 5 minuti dall'inizio dell'evento.

Questo è un evento per tutte le eta'.

Presentato da Città di Torino.
Nessuna documentazione Covid-19 richiesta all’ingresso
 
Qui per prenotare il tuo posto!

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino presenta la commissione IA e il piano formativo dell’avvocato 2.0

 

6 settembre 2022 - ore 14.30-18.00 Palazzo Capris (Via Santa Maria n. 1, Torino) e Zoom



Intervengono: 

Prof.ssa Elena Maria Baralis – Direttrice DAUIN – Politecnico di Torino
Prof. Andrea Bianco – Direttore DET – Politecnico di Torino
Prof. Raffaele Caterina – Direttore DG – Università di Torino
Prof.ssa Susanna Donatelli – Direttore DI – Università di Torino 

Modera: 

Germana Bertoli – consigliere COA Torino 

 IA e Legal Tech: come cambia la professione forense Avv. Vittoria Diotallevi e Avv. Enrico Lessona –– commissione IA 

 Intelligenza Artificiale: Legal Design, Privacy e ruolo della Proprietà Intellettuale Avv. Vittoria Diotallevi e Avv. Alessio Chiabotto – commissione IA 

 L’algoritmo nel processo: tra giustizia predittiva e nuovi strumenti in ausilio delle parti Avv. Nicolò Bussolati – commissione IA 

 Intelligenza artificiale e medicina: etica e profili di responsabilità penale Avv. Elena Macerelli – commissione IA 

 Intelligenza artificiale e medicina: privacy e profili di responsabilità civile Avv. Micaela Bertolino – commissione IA 

 Una normativa europea sull’IA? Avv. Marco Ciurcina – commissione IA 

 Deontologia e nuove tecnologie ne discutono: Avv. Paola Baldassarre, Avv. Germana Bertoli, Avv. Marco Bona, Avv. Barbara Porta, Avv. Francesco Preve, Avv. Cristina Rey, – consiglieri COA Torino


MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE 

E’ obbligatoria l’iscrizione sulla piattaforma RICONOSCO – il link di partecipazione sarà visibile su RICONOSCO ai soli prenotati all’evento. 

Durante o al termine dell’evento uno degli organizzatori porrà una domanda a risposta multipla alla quale il partecipante dovrà rispondere entro un tempo stabilito. 

La mancanza di risposta comporterà il non riconoscimento di crediti formativi. 

La partecipazione al corso è gratuita ed è titolo per l’attribuzione di TRE crediti formativi La partecipazione alla presentazione del 6 settembre 2022 è titolo per l’attribuzione di TRE crediti formativi di cui UNO in materia di deontologia.

Qui per maggiori informazioni

Il futuro dell'AI è etico? Con don Luca Peyron e Regina Rini

Esiste un’etica dell’intelligenza artificiale? Che rapporto avrà l’intelligenza artificiale con le religioni e come conviveremo con lei nel futuro? Ne parliamo con don Luca Peyron, fondatore del servizio per l'apostolato digitale dell'Arcidiocesi di Torino, e con Regina Rini, professoressa di Filosofia all’università di York (Canada) ed editorialista del “Times Literary Supplement” e del “New York Times”. Questo episodio è il finale di stagione di “Back to the Future of AI”


Qui per ascoltare il pdcast

Una riflessione sulla via italiana all'intelligenza artificiale

Un dibattito tra esperti per tenere l'uomo al centro, prevenire l'insorgere di disuguaglianze, stabilire delle responsabilità per chi programma gli algoritmi



L’anno appena trascorso ha visto diverse importanti novità normative che hanno riguardato l’intelligenza artificiale. Ad aprile è iniziato l’iter dell’Artificial intelligence act, il nuovo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che sarà affrontato nella plenaria del Parlamento europeo il  prossimo autunno. Lo scorso 24 novembre poi è stata la volta della strategia nazionale italiana, un documento che ha visto la luce dopo un sofferto iter di tre lunghi anni, due stop&go e un cambio di squadra.


In Italia il dibattito sull’ecosistema dell’intelligenza artificiale risente di quelle che sono le caratteristiche per certi versi tipiche del nostro Paese. Abbiamo difficoltà a “fare sistema”, ovvero favorire lo scambio di idee ed esperienze fra i diversi settori e livelli produttivi, mancano finanziamenti seri e il nostro fiore all’occhiello, la rete accademica, forma bravi giovani che puntualmente vengono attratti da aziende estere, con stipendi iniziali che qui potrebbero ottenere solo dopo quindici anni di carriera.

Come ecosistema Italia abbiamo qualche rara qualità e molti difetti, che però con tenacia e perseveranza qualcuno cerca di correggere. Anche da qui è nata la volontà di cercare un filo conduttore per capire cosa dobbiamo fare per migliorare l’ecosistema di intelligenza artificiale nel nostro Paese. Dieci esperti italiani, provenienti da svariati settori e con alle spalle esperienze anche molto diverse, mostrano la strada per migliorare l’approccio all’AI in Italia. I loro consigli sono stati raccolti da una pubblicazione digitale, scaricabile gratuitamente, intitolata Intelligenza artificiale. Idee e proposte per l’ecosistema italiano.


Qui per scaricare il documento



I macro temi


Nei pareri degli esperti emergono temi comuni e condivisi, come la necessità di mantenere sempre l’essere umano al centro, proteggendo i soggetti vulnerabili dalla rapida evoluzione della tecnologia, oltre che l’esigenza di adottare subito un approccio multi-disciplinare e multi-stakeholder per consentire a tutti di partecipare allo sviluppo delle regole per l’AI.

Di centralità dell’essere umano parlano Viola Schiaffonati, docente associata di Logica e filosofia della Scienza al Politecnico di Milano, che sprona ad adottare una attitudine critica nei confronti del progresso in modo da mettere in luce la co-evoluzione della tecnologia e della società; don Luca Peyron, coordinatore dell’Apostolato digitale della Chiesa cattolica, che chiede tecnologie che non solo abilitino l’umano, ma che umanizzino le sue abilità; e Fabio Ferrari, fondatore della società Ammagamma, per cui il ruolo dell'uomo è centrale per indirizzare l’AI verso uno sviluppo positivo e non ambiguo.


Ma la centralità dell’essere umano va di pari passo con la responsabilità di chi crea algoritmi, che secondo Federico Cabitza, professore associato di Informatica all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dovrebbero essere certificati e conformi a standard specifici per essere non solo accurati, ma anche robusti e utili allo scopo. Di responsabilità parla anche Gianclaudio Malgieri, professore associato di Diritto e Tecnologia presso la Edhec Business School di Lille, secondo cui la grande sfida è bilanciare la protezione dei diritti individuali - e collettivi - con la spinta all’innovazione e alla competitività, sottolineando anche in questo caso che i sistemi AI dovrebbero essere non solo accurati e spiegabili, ma anche giustificabili e affidabili.

Il rischio è quello di creare degli “emarginati digitali”, i nuovi poveri del futuro, come avverte Emanuela Girardi, founder e presidente dell'associazione Pop AI, secondo cui l’Italia ancora non ha un piano per portare le nuove competenze nella società civile, cosa che potrebbe chiudere le porte del mondo del lavoro e della nuova società digitale a molti cittadini. Servirebbe nel governo un dipartimento per l’AI, conclude la Girardi, suggerendo un tema che ritroviamo anche nell’intervento di Stefano Quintarelli, imprenditore seriale ed ex deputato nella XVII legislatura, che chiede un aumento di consapevolezza da parte dei nostri decisori, pubblici e privati, affinché accompagnino la diffusione dell’intelligenza artificiale facendo in modo che sia compresa dalle persone, curandone la formazione. 

L’AI, per usare le parole di Quintarelli, è una grande opportunità per il sistema produttivo italiano, un pensiero condiviso anche da autorevoli esponenti del mondo accademico come Nicola Gatti, professore in Ingegneria informatica al Politecnico di Milano, che sogna un’Italia dove sia consuetudine che il mondo delle imprese e il mondo della ricerca scientifica lavorino assieme per fare innovazione, e da Roberto Navigli, professore ordinario presso il Diag dell'Università di Roma "La Sapienza”, che chiede un avvicinamento fra il mondo dell’università e quello dell’industria, ancora troppo distanti, per generare sinergie fra ricerca e imprenditorialità. È così, spiega Navigli, che si apre la strada a startup universitarie ad alto potenziale di successo, vere punte di diamante dell'innovazione e della tecnologia made in Italy.


Delle eccellenze del nostro Paese parla anche Francesca Rossi, Global Leader Ibm sull'Etica dell'intelligenza artificiale nonché futuro presidente dell'Association for the Advancement of Artificial Intelligence (Aaai). Eccellenze che contribuiscono al nostro ecosistema, che a sua volta deve però essere supportato adeguatamente affinché la traiettoria che prenderà lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia positiva per la società. L’acquisizione di competenze multi-disciplinari e l’approccio multi-stakeholder sono due temi cari a Francesca Rossi, come a molti altri esperti intervenuti, poiché necessari per consentire a tutti gli attori dell’ecosistema di intelligenza artificiale di essere ascoltati e di poter contribuire.

Esseri umani saldamente al centro dello sviluppo tecnologico, responsabilità dei produttori, protezione dei soggetti vulnerabili, collaborazione fra accademia e industria, certificazioni vere e non di facciata, serie valutazioni degli impatti sulla società, attenzione da parte di chi governa e tanta, tanta compartecipazione da parte di tutti. Sono questi i temi che gli esperti di AI hanno scelto per costruire un ecosistema che sia utile, produttivo e che protegga la dignità dell’essere umano. Affinché non siano in pochi a decidere quali traiettorie prenderà lo sviluppo dell’AI, bensì una platea estesa a tutti coloro che possono contribuire, qualsiasi formazione essi abbiano, perché l’intelligenza artificiale è un futuro che riguarda tutti.


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