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Intelligenza artificiale langhetta, Cirio capodelegazione in Europa

Toccherà al governatore piemontese redigere il parere da approvare nella seduta plenaria di novembre. A partire dal "cervello" della Fondazione Ai4industry che ha sede a Torino ed è guidata da Pammolli. "Il Piemonte è protagonista"

Questa volta la proverbiale astuzia langhetta non c’entra. Almeno non direttamente. È partito oggi a Torino, sede della Fondazione italiana per l’intelligenza artificiale, il percorso guidato dal governatore del PiemonteAlberto Cirio, per costruire il parere europeo in materia, che sarà approvato il prossimo novembre in seduta plenaria a Bruxelles. Questa prima tappa, dedicata all’ascolto, è stata ospitata nella sede dell’Unione industriali del capoluogo. Hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti delle imprese e dei sindacati. In videocollegamento da Roma anche il presidente della Fondazione Ai4industry Fabio Pamolli. “Io sono il capodelegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni: vuole dire – ha spiegato Cirio – che ho l’onore di rappresentare tutte le Regioni, i Comuni, i Consigli regionali e i Comuni d’Italia. In questa veste sono stato incaricato di redigere il parere dell’intelligenza artificiale al livello europeo, che andremo ad approvare nella seduta plenaria di novembre e che presenterò in Finlandia in ottobre”.

“Il tema – ha sottolineato il governatore – è come le Regioni europee e gli enti locali europei vedono l’intelligenza artificiale, tra opportunità, rischi e valori etici. Tutti aspetti importanti per i quali bisogna ascoltare, e oggi è appunto una giornata di ascolto. Ma è soprattutto una giornata che testimonia come il Piemonte sia ancora una volta protagonista. Protagonista nell’intelligenza artificiale e negli investimenti: Silicon Box ha deciso di investire in Piemonte, dove arriveranno 1.600 posti di lavoro completamente nuovi per produrre microchip, che non sono altro che la benzina dell’Ia. Tutto questo si sta concretizzando e si vedrà nei rimbalzi positivi di Pil e occupazione, dati che sono entrambi in costante aumento”. Una scommessa, quella dell’investimento sull’intelligenza artificiale, che ha avuto anche la “benedizione” della Chiesa. “Il primo a parlarne, il primo a credere che si potesse portare la sede a Torino, è stato don Luca Peyron, direttore della pastorale universitaria dell’Arcidiocesi di Torino, che si occuperà degli aspetti etici del parere” ha riconosciuto Cirio.

In materia di intelligenza artificiale, il Piemonte si appresta a dare vita a un comitato il cui compito sarà creare “una sorta di Costituzione”, cioè il quadro normativo che regolerà l’Ia sul territorio. Lo ha annunciato l’assessore Matteo Marnati, che fra le sue deleghe nell'ambito della giunta del Piemonte ha proprio quella sull'intelligenza artificiale. Il comitato metterà insieme esperti di etica, ed esponenti del mondo economico e del mondo accademico. Perché, ha spiegato, “tutti questi mondi si occupano del tema, ma non si parlano”. In materia di Ia “c’è un aspetto etico da affrontare. C’è il timore delle persone rispetto a quello che succederà, per esempio sul fronte dei posti di lavoro. Quindi noi dobbiamo innanzitutto capire dove vogliamo arrivare, e poi come arrivarci. Dobbiamo governare questa crescita: ho pensato a creare un comitato per costruire una sorta di Costituzione dell’uso delle tecnologie in Piemonte”. “L’obiettivo – ha aggiunto – è evitare il rischio che questo fenomeno, che vedrà grandi trasformazioni e che già incide per quanto riguarda la pubblica amministrazione su quasi il 100% dei rapporti con i cittadini, cresca in modo disordinato. La crescita dell’Ia sarà certamente veloce, ma non vogliamo che sia disorganizzata. Fare questo dovrebbe permettere a chi decide di investire nel settore di avere una strada già definita”.

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Michel torna a camminare grazie all'IA. A Torino il confronto su tecnologia ed enti locali

 Il Comitato europeo delle Regioni dovrà approvare in autunno un parere da inviare alle altre istituzioni Ue. Il relatore è Cirio, a capo della delegazione italiana dell'ente

Michel Roccati è tra le prime persone al mondo che hanno ripreso a camminare dopo una lesione completa al midollo. Nel 2017 l'incidente in moto, poi la sperimentazione in Svizzera. Alcuni elettrodi impiantati nel corpo gli permettono di riattivare i muscoli, comandati attraverso un tablet. A gestire la mole di dati e a perfezionare sempre di più i movimenti c'è l'intelligenza artificiale. "Adesso sono un'altra persona, posso fare tutto quello che facevo prima", spiega Roccati ai nostri microfoni, ripercorrendo la sua storia.

Parte da qui, da un esempio reale dell'IA applicata alle nostre vite, il confronto con istituzioni ed esperti che porterà il Comitato europeo delle Regioni ad approvare un documento sulle sfide dell'intelligenza artificiale per gli enti locali. Relatore di questo parere, che poi atterrerà sui tavoli di Bruxelles, è il governatore Alberto Cirio, a capo della delegazione italiana. “Tante volte i cittadini, pensate per un passaporto, devono fare mille trafile e comunicare alla Pa cose che la Pa sa già”, spiega il presidente. "In questo l'IA ci aiuterà molto". Quattro gli obiettivi strategici: cooperazione tra pubblico e privato, accesso ai dati, sburocratizzazione, formazione dei dipendenti.

"Dobbiamo immaginare un sistema che permetta ai cittadini di relazionarsi con la Pa nel modo più semplice possibile, senza escludere nessuno", aggiunge Don Luca Peyron. Lui è stato il primo a ipotizzare Torino come la casa dell'intelligenza artificiale. Insieme a lui si è collegato all'incontro anche Fabio Pammolli, presidente della fondazione nata ufficialmente lo scorso maggio. La rotta è tracciata: un gruppo di superesperti per il comitato scientifico, bando internazionale per nominare il direttore e piena operatività entro il 2025.

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Il futuro passa da Torino, «I magnati dell’intelligenza artificiale in arrivo da tutto il mondo»

L’intelligenza artificiale corre veloce. Dopo il via libera dello scorso maggio, ora il 30 settembre verrà nominato un direttore per la Fondazione Ai4Industry che, da Torino, aspira a diventare un punto di riferimento a livello internazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Venti milioni l’anno all’attivo per cominciare a progettare. «Il ruolo della Fondazione sarà quello di mettere in relazione tra loro vari soggetti» spiega Don Luca Peyron, coordinatore dell’Apostolato digitale dell’Arcidiocesi di Torino. «Creiamo una regia che si occupi di sviluppare l’intelligenza artificiale nel Paese - prosegue -. Partiamo dal mondo dell’impresa e dall’industria. Immediatamente dopo verrà tutto il resto della società».

Esperti internazionali
Si tratta, in senso più ampio, di «un grande cambiamento culturale, che investe il nostro modo di stare insieme. Serve una riflessione di respiro internazionale» sottolinea ancora Peyron. «Sarà possibile convocare in Italia esperti da tutto il mondo, con ricadute nazionali e territoriali - aggiunge -. Dopo il lago di Como, avremo i magnati delle Ai mondiali che navigheranno sul Po».

Il comitato 
Così, mentre da un lato si apre il bando per cercare il nuovo direttore, dall’altro prende forma il comitato scientifico, nominato direttamente dal presidente Fabio Pammolli. Si tratta (per ora) di sette esperti, capitanati da Simone Ungaro, Chief Innovation Officer del gruppo Leonardo. In squadra anche due docenti italiani che insegnano a Stanford: Silvio Savarese e Marco Pavone. È torinese anche l’esperto di fisica del gruppo, torinese, il professore Riccardo Zecchina. E ancora, farà parte del gruppo del comitato il professore associato all’Università di Bristol di Swarm Engineering Sabine Hauert. Chiudono il quadro Angela Schoelling, dell’Università di Monaco e Alberto Bemporad, dell’IMT School di Lucca.
Dopo quattro anni di attesa, il Centro per l’Intelligenza artificiale si prepara a partire. In programma per oggi un incontro con istituzioni e stakeholder.

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Centro per l'intelligenza artificiale, dove sarà e cosa farà

 Dopo l'annuncio del ministro delle Imprese Urso, a giorni dovrebbe essere licenziato lo statuto. Dovrebbe sorgere in corso Settembrini. 

uesta potrebbe davvero essere la volta buona. A sorpresa il ministro delle Imprese Adolfo Urso, intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico lo ha annunciato, prendendo alla sprovvista anche lo stesso rettore Guido Saracco. Dopo anni di attesa, il Centro per l'intelligenza artificiale di Torino, partirà.

La sede

La struttura dovrebbe avere un budget di 20 milioni di euro l'anno e potrebbe sorgere in corso Settembrini, accanto al Competence center, in una ex area Fiat in zona Mirafiori. Il condizionale è d'obbligo perché da oltre un anno si attende lo statuto. Risale a giugno 2022 l'ultimo annuncio. Entro l'estate sarebbe stato definito, insieme ai nomi di chi avrebbe guidato l'istituto. D'altra parte, la gestazione del centro è piuttosto lunga. Risale al 2020, quando l'allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio annunciò il progetto di una rete di centri dedicati all'intelligenza artificiale. In un primo tempo Torino avrebbe dovuto ospitare il principale, poi era stato delimitato ai temi dell'automotive e dell'aerospazio. Ora, dopo oltre un anno di silenzio, l'annuncio di Urso, che segue di poco quello del collega di governo Giorgetti, che a Cernobbio aveva fatto sapere che l'esecutivo era al lavoro sul dossier.

Il tecno-umanista

Ci crede don Luca Peyron, uno degli animatori del progetto. Coordinatore del primo apostolato digitale italiano, e fautore del tecno-umanesimo, ha partecipato alla stesura del primo testo dello statuto ai tempi del Governo Draghi: etica ed economia, dice, saranno al centro dell'attività della nuova struttura. Fiduciosa anche la responsabile Intelligenza artificiale del Politecnico di torino, Barbara Caputo. “Finalmente - sottolinea - ci siamo”. Positive anche le imprese, con il presidente di Confindustria Piemonte Marco Gay e quello dell'Unione industriali Torino che commentano: "Le imprese che sono pronte a raccogliere questa sfida e a farla diventare un'opportunità concreta".

Qualcosa è cambiato

D'altra parte in quest'ultimo anno qualcosa è cambiato. Con l'avvento di Chat GPT e dell'intelligenza artificiale generativa, che hanno invaso il mercato da gennaio in avanti, la percezione generale è cambiata e anche la politica ne ha preso atto.

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CASA TENNIS - Parole di Tennis: Etica, AI e Sport

 Casa Tennis - Palazzo Madama

ven 18 nov, 15:00
 


A proposito di

Parole di Tennis: Sport, digitale e tempi moderni.

Un approfondimento con alcuni tra i più importanti esperti del settore sulle applicazioni dell’Intelligenza artificiale.

intervengono:

  • Don Luca Peyron, Apostolato Digitale: tra società ed etica, l’attuale condizione digitale ponendo l'umano al centro.
  • Gilberto Pastorella, Manager H-Farm Innovation e Navigatore. Presenta il case study: come la tecnologia e i dati vengono usati sulle barche, e quali sfide si affrontano per far diventare un team data-driven, nella vela come nel business.
  • Mauro Marengo, Chief Strategy Officer Spindox. Presenta la case study sulla Formula 1: come creare un vantaggio competitivo per identificare le anomalie direttamente a bordo pista. Una sfida ad alte performance, elevata complessità, dove l’interpretazione dei dati fa la differenza tra vincere o perdere.
  • Pietro Marini, Group Head of Innovation di Deltatre. Nato a Milano nel 1992, nel 2017 consegue la Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale – con specializzazione in gestione dell’innovazione – presso il Politecnico di Torino. Inizia a lavorare in Deltatre nel 2010 come Event Operator e per quasi 10 anni contribuisce ai principali eventi calcistici europei e mondiali. Nel 2019 viene crea la funzione aziendale focalizzata sull’innovazione sia a livello di prodotto che di processi.

Accesso non garantito se si arriva oltre i 5 minuti dall'inizio dell'evento.

Questo è un evento per tutte le eta'.

Presentato da Città di Torino.
Nessuna documentazione Covid-19 richiesta all’ingresso
 
Qui per prenotare il tuo posto!

TOgether: metaverso e IA. Dove stiamo andando

 VENERDÌ 23 SETTEMBRE ore 11:30 / 13:00



METAVERSO E IA. DOVE STIAMO ANDANDO
TENDOSTRUTTURA AREA PEDONALE (via Jacopo Durandi, 13)
Co-Promotore: ITS per le tecnologie dell’informazione

Mondi reali e mondi virtuali, intelligenze umane e intelligenze
artificiali: che impatto hanno avranno sulle nostre abitudini?
Come utilizzare le tecnologie emergenti al servizio del bene
comune? Ci interroghiamo su questo con i relatori, lo faremo
col supporto di ITS ICT Piemonte, dove oltre 350 ragazzi studiano
e lavorano con e su queste tecnologie, applicandole e sviluppandole
quotidianamente, per costruire il proprio futuro.

modera
Emanuela Girardi Presidente Pop Al (Popular Artificial Intelligence)
introduce
Emanuele Frontoni Professore Università Politecnica delle Marche
intervengono
Massimiliano Cipolletta Presidente del Gruppo ICT dell’Unione Industriale di Torino
Giulio Genti Direttore Generale ITS-ICT Piemonte
Don Luca Peyron Coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torno

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino presenta la commissione IA e il piano formativo dell’avvocato 2.0

 

6 settembre 2022 - ore 14.30-18.00 Palazzo Capris (Via Santa Maria n. 1, Torino) e Zoom



Intervengono: 

Prof.ssa Elena Maria Baralis – Direttrice DAUIN – Politecnico di Torino
Prof. Andrea Bianco – Direttore DET – Politecnico di Torino
Prof. Raffaele Caterina – Direttore DG – Università di Torino
Prof.ssa Susanna Donatelli – Direttore DI – Università di Torino 

Modera: 

Germana Bertoli – consigliere COA Torino 

 IA e Legal Tech: come cambia la professione forense Avv. Vittoria Diotallevi e Avv. Enrico Lessona –– commissione IA 

 Intelligenza Artificiale: Legal Design, Privacy e ruolo della Proprietà Intellettuale Avv. Vittoria Diotallevi e Avv. Alessio Chiabotto – commissione IA 

 L’algoritmo nel processo: tra giustizia predittiva e nuovi strumenti in ausilio delle parti Avv. Nicolò Bussolati – commissione IA 

 Intelligenza artificiale e medicina: etica e profili di responsabilità penale Avv. Elena Macerelli – commissione IA 

 Intelligenza artificiale e medicina: privacy e profili di responsabilità civile Avv. Micaela Bertolino – commissione IA 

 Una normativa europea sull’IA? Avv. Marco Ciurcina – commissione IA 

 Deontologia e nuove tecnologie ne discutono: Avv. Paola Baldassarre, Avv. Germana Bertoli, Avv. Marco Bona, Avv. Barbara Porta, Avv. Francesco Preve, Avv. Cristina Rey, – consiglieri COA Torino


MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE 

E’ obbligatoria l’iscrizione sulla piattaforma RICONOSCO – il link di partecipazione sarà visibile su RICONOSCO ai soli prenotati all’evento. 

Durante o al termine dell’evento uno degli organizzatori porrà una domanda a risposta multipla alla quale il partecipante dovrà rispondere entro un tempo stabilito. 

La mancanza di risposta comporterà il non riconoscimento di crediti formativi. 

La partecipazione al corso è gratuita ed è titolo per l’attribuzione di TRE crediti formativi La partecipazione alla presentazione del 6 settembre 2022 è titolo per l’attribuzione di TRE crediti formativi di cui UNO in materia di deontologia.

Qui per maggiori informazioni

Pompei Lab, squadra vincente

Hanno partecipato al «Virtual br41n.io hackathon» e hanno vinto: giovani che innovano e sperimentano anche grazie all’accoglienza di una parrocchia torinese



Hanno vinto, ma come tutti i giovani talenti che credono nell’innovazione, nella ricerca, per i quali lo studio è passione, la loro vittoria non è solo il risultato di una competizione, vittoria è frutto di un bel lavoro di squadra, è soddisfazione per un lavoro fatto insieme in un clima positivo, stimolante, allegro.

Un clima che la pandemia rende oggi assai raro, ma che anche i locali di una parrocchia, con l’accoglienza di un prete che crede nei giovani e nelle nuove tecnologie hanno contribuito a creare.

Un successo dunque sotto tanti punti di vista quello conseguito lo scorso fine settimana (17-18 aprile) da un gruppo di giovani che dal Pompei student Lab hanno partecipato al «Virtual br41n.io hackathon» una delle più importanti competizioni mondiali per studenti universitari dedicato alla relazione cervello macchina e alla sua interpretazione a fini medici e riabilitativi.

Su 3 mila persone da 23 paesi del mondo, su 330 selezionati al primo giro e su 38 team totali, i giovani ospitati dalla comunità guidata da don Luca Peyron, hanno vinto da una sede accreditata come «ufficiale», alla pari soltanto di altre 2: una università in Austria ed una negli Emirati Arabi ad Abu Dabi. “Ogni volta che c’è la possibilità di incontrarsi e lavorare insieme la squadra vince perché impariamo tantissime cose uno dal lavoro dell’altro.

È tato bello vedere come in poche ora è possibile arrivare ad una soluzione ad un nonostante ci siano persone con background, lingue e culture differenti”. È stato uno dei commenti riportati dai giovani al termine della due giorni, uno dei commenti che testimoniano il valore dell’investimento del Pompei Lab student: «Sono parole che confermano», spiega don Peyron, «la nostra scelta di aprire ai giovani in spirito di sussidiarietà.

Il Covid vincola gli studenti, ancor più nei giorni festivi quando le sedi accademiche sono chiuse. Noi mettiamo a disposizione gli spazi e diamo fiducia al loro impegno…». Fiducia nei giovani che desiderano fare squadra per innovare, ma fiducia nei giovani perché offrire gli spazi nello spirito del Pompei lab significa anche condividere, mettersi in discussione, dialogare, restituire a molti una immagine di Chiesa che annuncia il Vangelo anche fuori dalle sacrestie. È dunque fiducia nella capacità dei giovani di interrogarsi, di dialogare, di cogliere nell’ospitalità qualcosa di più.

Parla con entusiasmo don Peyron dei suoi giovani “incontrati quasi per caso”, con l’entusiasmo di chi è soddisfatto per il loro risultato, ma anche per aver restituito loro «quello che la pandemia ci ha tolto»: la voglia di collaborare, di – pur lavorando su progetti a livello virtuale – godere di quella umanità, di quel confronto che attraverso nessuno schermo si possono trasmettere.

Sussidiarietà, fiducia, dialogo, ma anche rete con il territorio che alimenta circoli virtuosi, così ad esempio tutto è stato possibile grazie al supporto tecnologico offerto da Npo Torino e dal Gruppo Scai. Risorse tecnologiche da un lato, risorse umane dall’altro, con un punto di incontro: i locali di una comunità parrocchiale dove c’è chi crede nel digitale, nell’apostolato digitale, in un mondo dove giovani, tecnologie, professionalità, studio e progresso si costruiscono anche condividendo un piatto di pasta, un tavolo, e tutti quegli interrogativi (e le possibili risposte) che possono sorgere riflettendo sul senso della vita, della ricerca, del progettare per un futuro migliore.

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Il parroco e i giovani geni dell´intelligenza artificale

Emirati Arabi, Abu Dhabi. Austria, Schiedlberg. Italia, Torino. Sono state solo le tre le sedi fisiche scelte per una competizione mondiale di intelligenza artificiale tra studenti a cui hanno partecipato 330 ragazzi provenienti da 23 nazioni, divisi in 38 gruppi. Ma per Torino la sfida non è partita da un laboratorio di ricerca universitario. Gli studenti hanno fatto base nei locali messi a disposizione dalla Parrocchia della Madonna di Pompei, alla Crocetta, guidata da don Luca Peyron, convinto dell´importanza della sfida digitale per lo sviluppo della società. Spazi allestiti come laboratorio per l´intelligenza artificiale dove un gruppo di giovani brillanti, tra cui alcuni neo laureati con il massimo dei voti, hanno potuto partecipare a questa sfida mondiale e vincerla emergendo su 3000 coetanei che avevano partecipato alle selezioni. «È la prova di quanto sia necessario unire le forze tra università e società civile. Credo sia essenziale procedere con il progetto dell´Istituto Italiano per l´Intelligenza Artificiale. Non pasta potenziare l ´università - sottolinea don Peyron - serve immaginare anche percorsi esterni.» Il prete sta provando ad allestire un laboratorio dove mettere a dispozione le macchine necessarie per questo tipo di ricerche: il Pompei Lab. In questo caso è stato possibile con il supporto di Npo Torino e Gruppo Scai che hanno fornito materiale tecnologico. «Abbiamo docuto presentare un progetto di gestione dei dati per l´analisi di segnali provenienti da ellettroencefalogramma - racconta Arianna Di Bernardo, una delle campionesse - ad esempio per riprodurre le parole che pazienti affetti da Sla non riescono a pronunciare.»


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Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale (I3A): perché anche la Chiesa lo sostiene

Come le grandi cattedrali della cristianità hanno cristallizzato la storia di un popolo e delle civiltà che hanno espresso e ispirato, il Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale risponde a molte esigenze concrete, anche per la Chiesa, tra cui lo studio sulla dimensione antropologica, etica e valoriale dell’IA




La pandemia ha messo in rilievo come nonostante decenni di papers e convegni non siamo affatto pronti a fronteggiare eventi globali. L’intelligenza artificiale può aiutarci a farlo, come sistema paese e come sistema globale: penso in particolare alla necessità di una ricerca e di uno sviluppo rispetto ai trasporti, la sanità, l’energia, la difesa, la pubblica amministrazione, il credito e la finanza.
Per avvalorare il bisogno che l’Italia si doti del Centro Italiano per l’intelligenza artificiale (I3A)- Centro per il quale, a nome della Chiesa di Torino ed insieme alle istituzioni e alla società civile, mi sono battuto sia affinché fosse realizzato, sia affinché potesse nascere a Torino come, in effetti, il Governo ha deciso nell’autunno scorso – vorrei partire da alcune considerazioni: Johann Wolfgang Goethe nel suo Massime e riflessioni apparso postumo nel 1833 scrive: “Le pietre sono maestri muti, esse fanno ammutolire l’osservatore, e il meglio che si impara da loro non si può comunicare”. Le pietre in effetti parlano del tempo, dello spazio, del presente e del passato, ma anche, se non soprattutto, del futuro.

Un luogo fisico per un bene immateriale
Le grandi cattedrali della cristianità hanno, letteralmente, cristallizzato nelle colonne e nei capitelli, negli altari e nelle facciate, la storia di un popolo e delle civiltà che hanno espresso ma, soprattutto, che hanno ispirato. L’opportunità di un centro, in sinergia con altri enti sparsi sul territorio nazionale, mi pare risponda ad alcune esigenze molte concrete. La prima, che può sembrare banale ma è invece culturalmente decisiva, è quella che vi sia un luogo fisico a cui imputare un bene del tutto immateriale e sfuggente. La questione dirimente di questo tempo non è, infatti, legata alla valenza tecnica di questo tipo di tecnologia, ma alla sua valenza sociale. Pare fin superfluo in questa sede sottolineare questo aspetto.
L’intelligenza artificiale è una tecnologia che, benché tecnicamente incapace di senso, in realtà ne produce molto e di portata ampia ed intensa. Al di là della distopia delle serie tv e dei film, l’AI non rappresenta per i consociati un bene dai contorni chiari e dal significato certo. Non solo per il quivis e popolo, ma neppure per ampi settori ad alta scolarizzazione e dimensione professionale. Penso a buona parte degli ordini professionali per giungere sino ai decisori politici e istituzionali ad ogni livello.
L’effetto scatola nera mi pare del tutto evidente e preminente. È giunto il tempo di aprire quella scatola e di fare disseminazione di saperi con la maggiore ampiezza possibile e questo può avvenire ancora di più se vi è un luogo fisico, un grattacielo al centro di una città, che attiri, coaguli, irradi conoscenza e interesse su questi temi. Come un museo, più di un museo, un museo nel senso moderno e attuale, come il nostro museo Egizio sempre qui a Torino.

Un centro per promuovere sinergie e collaborazioni

Un secondo aspetto decisivo è la necessità che vi sia un centro di imputazione di rapporti internazionali autorevole e costituito. Da quando la candidatura è divenuta assegnazione, e pure in assenza di tale centro, ho personalmente ricevuto manifestazioni di interesse di soggetti più diversi, nazionali e internazionali, desiderosi di creare sinergie e collaborazioni. Viviamo un mondo globalizzato e un tempo reticolare ove la presenza di nodi e snodi è necessaria alla tenuta dell’intero sistema.
La frammentarietà e la frammentazione rispetto a temi così delicati come l’intelligenza artificiale espongono il Paese al rischio di una altrettanto frammentata politica di ricerca, di sviluppo e di collaborazione non coordinata e collaborativa, ma anche al rischio di perdere sinergie vitali laddove la frammentazione rende troppo piccoli i soggetti singoli per reggere progetti decisamente grandi e complessi. Benché sia un centro questo non significa che debba accentrare e assorbire, soprattutto le già scarse risorse destinate alla ricerca universitaria. Al contrario l’esistenza di un centro, per quanto significativo, ma mai sufficiente a sviluppare tutta la ricerca necessaria, può essere collettore di grandi interessi e risorse che vengono poi distribuite e assegnate secondo criteri di efficienza ed efficacia, senza quei particolarismi e quelle isole protezionistiche che rischiano di essere ormai male endemico anche della nostra ricerca di più alto livello.
Credo che possa avere paura che un tale centro esista solo chi sa di non fare ricerca all’altezza delle aspettative del Paese. Il bene dell’Italia e del sistema europeo è un ulteriore motivo a sostegno dell’esistenza in tempi brevi di I3A. Linee di ricerca e allo stesso tempo linee di finanziamento permetterebbero al centro di vivere e far vivere.

Intelligenza artificiale e Università

Sempre in tema di Università, per quanto encomiabile sia lo sforzo dell’accademia, la sua terza missione non è sufficiente ai bisogni culturali e di sviluppo di cultura industriale del Paese. La terza missione, come sappiamo, ha una storia di fatto molto recente rispetto alla tradizione centenaria dell’istituto universitario. Nata di fatto a metà del secolo scorso per finanziare la ricerca di base universitaria, si è poi man mano sviluppata restando sempre come “terza” rispetto a didattica e ricerca, in una posizione tra la tentazione e il fastidio. Come farla, quanto farla, perché farla? Quanto essa porta via “tempo” e risorse alla ricerca e alla didattica, quanto le risorse legate alla terza missione rischiano di condizionare la libertà nella ricerca e dunque della didattica.
Il dibattito è aperto e non si conclude perché ogni volta risente, comprensibilmente, della differenza tra la sensibilità, le vocazioni e le salutari polarizzazioni che rendono l’università viva come deve essere. È doveroso poi spendere una parola sulle nostre PMI, da sempre considerate l’ossatura del Paese ma da sempre evocate più che concretamente e fattivamente aiutate a stare in un mercato definitivamente globale. L’AI rappresenta anche per questo settore vitale un fattore di possibile sviluppo ma con la difficoltà innanzitutto culturale e concreta di sapere quale AI serva a quella determinata azienda e chi al suo interno sia capace di governarla e implementarla.

Conclusioni

I3A può essere palestra efficace in questo senso con sperimentazioni su di un territorio – quello piemontese – che gode di una varietà a spettro così ampio da essere quasi conclusivo. Infine il punto che è primo nella lista per l’interesse ed il servizio che la Chiesa desidera portare alla società, la ragione per cui esiste il Servizio per l’Apostolato Digitale che, insieme a collaboratori con varie competenze, abbiamo fatto nascere ed oggi vivere. Esso è dedicato a servire la Chiesa nel difficile compito di essere germe di unità, speranza e salvezza per tutta l’umanità all’interno delle trasformazioni tecnologiche di questo tempo, soprattutto rispetto alla loro portata da un punto di vista antropologico ed etico. Nella laicità che dovrà contraddistinguerlo, ma non in un suo inutile laicismo, I3A dovrà e potrà essere parimenti centro di studio sulla dimensione antropologica, etica e valoriale dell’intelligenza artificiale promuovendo ricerca e sviluppo su tali temi, mettendo a terra le tante statuizioni internazionali con processi che affianchino il legislatore e le diverse forme di normazioni tecnica – come i parametri ISO e similari – sino a giungere alla concretezza delle scelte di ognuno di noi per aiutarci ad imparare quanto è difficile comunicare. Ma è vitale, per l’oggi e per il domani.

ConverseRai - Intelligenza artificiale: un dono per tutti


La trasformazione digitale e la fede sono due mondi apparentemente distanti tra loro. 

Ma i momenti di incontro sono possibili: ben prima che Torino diventasse sede dell'Istituto italiano per l'Intelligenza artificiale (I3A), il vescovo della città aveva proposto un servizio per l'Apostolato Digitale. 

ConverseRai ne ha parlato con Don Luca Peyron, coordinatore di questa iniziativa, convinto che l'intelligenza artificiale possa rendere l'uomo capace di essere pienamente se stesso. Una produzione Rai per il Sociale.



L’Intelligenza Artificiale per il cambiamento delle organizzazioni

 Avrà luogo il prossimo 30 marzo, dalle 15.00 alle 17.30, l’evento on line dal titolo “L’Intelligenza Artificiale per il cambiamento delle organizzazioni”.

Promossa da Nicola Longo, local ambassador territoriale Assochange nel capoluogo piemontese, l’iniziativa è la prima dell’anno associativo ed è realizzata in collaborazione con Skills Management Group, azienda aderente all’Associazione, di cui Nicola Longo è managing partner.


“Nello scorso mese di settembre, spiega, Torino è stata designata come sede principale dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale: una scelta di grande prestigio per la città, che vogliamo valorizzare coniugando queste tematiche con gli ambiti di interesse della nostra Associazione, ossia la gestione e il governo del cambiamento. E per questo motivo, la regia dell’evento sarà ospitata proprio a Torino, nella sede della Fondazione Links”.

“L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, prosegue Longo, può aiutare le organizzazioni nella gestione dei loro processi di cambiamento e nella diffusione di una nuova cultura organizzativa; grazie all’intelligenza artificiale, infatti, si possono misurare con maggiore precisione le competenze e le conoscenze acquisite dalle persone e valutare i loro comportamenti e i loro atteggiamenti; inoltre, algoritmi di intelligenza artificiale consentono di personalizzare i percorsi di sviluppo rendendo più coinvolgenti i programmi di formazione, mentre soluzioni quali computer vision, chatbot, intelligent data processing permettono di creare modalità collaborative tra le persone e di aumentarne l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi”.

L’evento sarà articolato in quattro testimonianze di analisi dell’Intelligenza Artificiale in diversi ambitiStefano Buscagliadirettore della Fondazione Links ed esperto di innovazione tecnologica, illustrerà le modalità con le quali l’Intelligenza Artificiale contribuisce ad accelerare i cambiamenti organizzativi in azienda; don Luca Peyrondirettore della Pastorale Universitaria e del servizio diocesano per l’Apostolato Digitale, approfondirà il rapporto tra Intelligenza Artificiale ed etica; Mario Manzoexecutive vice president della Fondazione Torino Wireless, illustrerà l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul territorio piemontese; Enrico Pochettinohead of innovation department di Iren spa, spiegherà come una multiutility può utilizzare l’Intelligenza Artificiale per arricchire i suoi servizi ai cittadini.

Sarà dato ampio spazio al confronto e alle domande, anche partendo da esperienze concrete sul tema da parte dei soci Assochange.

“L’impatto della tecnologia sul cambiamento, commenta Moira Masper, presidente Assochange, è sempre stato uno degli elementi sui quali si è focalizzato l’interesse della nostra associazione: l’evento di Torino arriva in un momento in cui questa attenzione è massima, sia per l’accelerazione che la crisi ha indotto nell’evoluzione delle organizzazioni, in cui la digitalizzazione costituisce un elemento trainante, sia per la sempre maggiore attenzione sulla relazione tra tecnologia e persone. Per questi motivi abbiamo pensato che Assochange potesse essere un giusto luogo per avviare una conversazione su questa tematica e soprattutto sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e Cambiamento organizzativo”.

Per iscriversi all’evento rivolgersi a: segreteria@assochange.it

 

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Apertura anno Sociale Distretto NORD OVEST Fidapa



 Convegno 24 ottobre 2020  Torino  ” INTELLIGENZA ARTIFICIALE : Le donne saranno protagoniste ?”

INAUGURAZIONE ANNO SOCIALE 2020/2021

CONVEGNO DISTRETTUALE

SABATO 24 OTTOBRE 2020

TORINO
Sala Piemonte – Unione Industriale –
Via Vela 17

 PROGRAMMA

ORE 9.30 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

ORE 10.00 SALUTI ISTITUZIONALI
Stefania Chinellato – Presidente FIDAPA BPW ITALY – Sezione Torino
Antonella Tosi – Presidente Fidapa BPW Italy Distretto NO
Maria Concetta Oliveri – Presidente Nazionale Fidapa BPW Italy

INTERVENGONO:
Rosa Meo – Ingegnere elettronica – Professoressa Associata Università di Torino – Dipartimento di
Informatica – “Intelligenza Artificiale: una minaccia o una promessa per l’umanità?”
Cristina Tumiatti – Presidente Comitato Imprenditoria Femminile CamCom – “Come le PMI devono
prepararsi all’intelligenza artificiale”
Rosalba Morese – Neuroscienziata – “La sfida tra neuroscienze ed intelligenza artificiale si colora di
emozioni”
Monica Cerutti – già Assessora Pari Opportunità Regione Piemonte – “L’Istituto Nazionale per l’IA a
Torino: un’occasione che può fare la differenza”
Valeria Ferrero – Delegata Fondazione Bellisario Regione Piemonte – “L’intelligenza artificiale
aiuterà le donne del futuro ad essere protagoniste?”
Paraskevas Lyberis – Chirurgo toracico Ospedale Molinette – Torino – “L’intelligenza artificiale nella
medicina del futuro”
Anna Lamarca – Past Presidente Nazionale Fidapa Bpw Italy – “Il lavoro del futuro tra robotica,
intelligenza artificiale, skill economy”
Don Luca Giorgio Peyron – Direttore Apostolato digitale – Diocesi di Torino – “Intelligenze dal volto
umano”

MODERA: Eleonora Perrot – socia FIDAPA BPW ITALY Sez. Torino

In collaborazione con FIDAPA BPW ITALY— Sezione Torino Valsusa; Torino-Est; Torino San Giovanni; Pino—Chieri;

Torino si candida a “capitale” dell’intelligenza artificiale

 Il Sole 24 ore: Torino brucia i tempi e si candida a diventare riferimento per l’intelligenza artificiale in Italia. L’iniziativa vede la luce poco dopo la presentazione del rapporto sulle strategie per l’intelligenza artificiale realizzato da un pool di esperti incaricati dal ministero per lo Sviluppo economico. Nel documento, infatti, si auspica la creazione di un Istituto italiano per l’intelligenza artificiale.

Il Servizio per l’Apostolato Digitale

Una candidatura, quella piemontese, che parte dal basso, dalla società civile. A lanciarla è infatti un appello di don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale della diocesi di Torino e docente di teologia della trasformazione digitale alla Cattolica di Milano. A sua volta, lo stesso Servizio creato dall’arcivescovo Cesare Nosiglia nel novembre 2019, «È un unicum in Italia e tra i pochi a livello internazionale – spiega Peyron -. Si tratta di una sorta di pensatoio sulla trasformazione digitale» intergenerazionale e aperto ai contributi di esperti e non.

Come è nato l’appello

Secondo Peyron Torino e il Piemonte avrebbero tutte le carte in regola per ricoprire un ruolo guida a livello nazionale e anche europeo: la presenza di Politecnico, Università, centri di ricerca industriali, ma soprattutto «cultura e sensibilità giuste» per rendere la candidatura più che concreta. Così è nata l’idea dell’appello, «dopo un confronto con l’arcivescovo abbiamo deciso di lanciare il sasso nello stagno» spiega il coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale che nel frattempo ha già incontrato i rettori degli atenei piemontesi, i rappresentanti istituzionali, il mondo imprenditoriale, incassando numerosi endorsement da Unione industriale di Torino, Comune, Regione, Museo piemontese dell'informatica, ordini professionali, Club degli investitori, Csi.

Il fatto che l’iniziativa sia partita dalla Chiesa ha consentito, per Luca Peyron, di «liberare energie. La Chiesa ha un ruolo di garante che ha favorito le adesioni degli altri soggetti sul territorio: noi spingiamo per l’inclusività».

Se a livello di Paese si parla di una situazione di ritardo nella digitalizzazione, denunciata di recente anche dalla Corte dei conti, «qui non si tratta di far partire una macchina, ma semmai di rendere più performante una macchina che in effetti c'è già» sottolinea Peyron che precisa: «Il tessuto accademico, imprenditoriale e sociale di Torino permetterebbe, più che la creazione di qualcosa di nuovo, l’accelerazione di un processo esistente».

Un ecosistema già esistente

Quasi a confermare le parole del coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale, a fine maggio Intesa Sanpaolo, Tim e Google hanno siglato un memorandum of understanding per la creazione di due Region Cloud Google a Torino e Milano, che useranno i data center di Tim. Tra le ricadute previste anche un centro per l'intelligenza artificiale per sostenere le startup.

Dopo l’appello che ha dato il via alla “candidatura” torinese, ora Peyron chiarisce che è in corso un «attento lavoro di ascolto, di coinvolgimento delle competenze, di raccolta di suggestioni, che porti anche all’individuazione di una squadra in grado, alla fine del percorso, di realizzare un faldone ricco di spunti concreti da portare a Roma a breve: possibilmente prima di Natale».

Riflessione etica e sociale indispensabile

A spingere l’arcidiocesi di Torino a compiere un passo su un terreno che a prima vista potrebbe non sembrare così abituale «è l’elemento etico – sottolinea don Luca Peyron –. La presenza non solo ha senso ma è proprio un dovere. Dobbiamo chiederci per chi vogliamo sia l’intelligenza artificiale e con quali valori: un presidio è quindi fondamentale per evitare di trovarci in un mondo che non ci piace. Inoltre, c’è una lunga storia ecclesiale e sociale che fa di Torino e del Piemonte un luogo che ha da dire cose importanti sul fronte dell’inclusione sociale».

Qui il post originale

Torino Centro Italiano per l'intelligenza artificiale, la candidatura

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale. Don Peyron, a proposito della candidatura: “Nel digitale il nostro nuovo umanesimo”. Innanzitutto il know-how – macchine di calcolo e software in connubio perfetto – Quindi gli spazi – vaste aree industriali a caccia di nuove identità – Infine la ricerca tecnologica, con i suoi prestigiosi atenei di portata internazionale. Tutto questo, insieme alla sua collocazione geografica al centro dell’Europa, fa di Torino il luogo giusto per ospitare l futuro istituto nazionale dell’Intelligenza artificiale: un polo di eccellenza, in grado di colloquiare da pari a pari con centri d’indiscussa avanguardia europea come i tedeschi Max Planck e Fraunhofer.


Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: la proposta di don Peyron a nome della Chiesa torinese


La candidatura di Torino a Centro Italiano per l’Intelligenza Artificiale è stata avanzata qualche giorno fa dalla Chiesa torinese, attraverso il direttore della Pastorale universitaria diocesana, don Luca Peyron. A quale, per sollevare l’attenzione generale sul progetto, sono bastati alcuni lanci sulla sua pagina Facebook.

Annunciata con la freschezza e l’immediatezza di un post virale, l’idea è tuttavia il frutto di mesi, anzi di anni di studio e tessitura. Fa leva su un rapporto governativo, anch’esso recentissimo – del 2 luglio scorso – in cui il Ministero dello Sviluppo Economico indica le strategie da mettere in campo per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale nazionale. E proprio qui, nella raccomandazione I3a, si sostiene la necessità in Italia di un Istituto per l’Intelligenza artificiale. Un ente che movimenterebbe investimenti per 160 miliardi e genererebbe un migliaio di posti di lavoro altamente qualificati.

Da tempo attivo negli Atenei del Nord Italia – dove tiene anche corsi sulla spiritualità delle tecnologie digitali – cappellano universitario a Torino e promotore, dall’autunno scorso, di un servizio diocesano per l’Apostolato Digitale, Don Peyron per primo ha pensato di cogliere l’opportunità. La sua proposta è stata avanzata come profetica indicazione di indirizzo per il rilancio e il benessere della ex capitale dell’auto, oggi in affannosa ricerca di una sua vocazione. L’iniziativa ha immediatamente destato l’interesse dei media ed è stata subito appoggiata da tutte le istituzioni torinesi allineate: il sindaco Appendino, l’Unione Industriale, i rettori di Politecnico e Università, il Club degli Investitori si sono trovati d’accordo nel lanciare – e piuttosto rapidamente – la proposta al Governo.

L’Unione Industriale ha in particolare sostenuto con vigore l’iniziativa. Torino è, a suo avviso, l’unica realtà in Italia a porsi all’avanguardia dell’Intelligenza artificiale, per l’alto numero di presidi attivi nel settore e anche per lo sviluppo di software dedicati, con proprietà e caratteristiche simili a quelle umane, nella capacità di vedere, di muoversi e anche di operare scelte.

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: il genius loci di Torino


Da parte sua, Don Peyron allarga gli orizzonti, intuendo soprattutto la portata sociale del progetto. Una vision che proprio a Torino, più che in altri centri, avrebbe la possibilità di affermarsi. «La città – spiega – ha tutte le carte in regola per farsi polo nazionale dell’Intelligenza artificiale. Le ha dal punto di vista tecnologico con due autorevoli Atenei di respiro internazionale, che proprio su questi temi si esprimono ai massimi livelli, e con un tessuto imprenditoriale ricettivo e dinamico. Le avrebbe dal punto di vista logistico, essendo posta al centro geografico dell’Europa, una collocazione che negli anni ’50 la candidò persino a capitale del continente. Le avrebbe poi dal punto di vista degli ampi spazi produttivi di cui dispone, stabilimenti dismessi in cerca di nuova vocazione».

Dato lo speciale carattere del suo insegnamento, Don Peyron è non da oggi in contatto con quel medesimo gruppo di specialisti incaricati dal Mise di elaborare il rapporto sull’IA nazionale. Proprio quel team che, appunto nella raccomandazione I3a dello studio, ha insistito sulla necessità di un centro in Italia per l’intelligenza artificiale. “Si tratterebbe di un polo di ricerca avanzato sulla scia degli esempi tedeschi degli istituti Max Planck e Fraunhofer – illustra don Peyron – un soggetto che guidi e coordini lo sviluppo nel campo, che incoraggi gli studi locali e che attiri talenti internazionali. E che in concreto con i suoi progetti favorisca il trasferimento tecnologico tra università e aziende”. Per Torino sarebbe una boccata di ossigeno e insieme una leva di rinascita.


Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: l’eredità cristiano-sociale


Secondo don Peyron – ancor più della lunga tradizione imprenditoriale e della appassionata attenzione alle evoluzioni della tecnologica, decisivo a sancire il genius loci di Torino è soprattutto il suo background culturale. “La cultura che fu di Primo Levi e Italo Calvino, tra i primi grandi scrittori italiani a trattare con profezia di questi temi. La lezione cristiano sociale dei santi prima e di tanta politica nazionale poi, unita ad una teologia e a una pastorale attenta, capace di coniugare sviluppo e attenzione al bene comune”.

“Qui a Torino – circostanzia don Peyron – prevale da sempre la passione per il lavoro preciso e ingegnoso. Un impegno che ha dato stimolo nei secoli a tanta innovazione tecnologica, dal filato del ‘700 all’mp3 passando per il cinema. E una priorità che pone l’essere umano al centro – ed è questa una delle raccomandazioni più interessanti del rapporto citato – in cerca di una sostenibilità sociale e tecnica, in equilibrio sano tra diverse tensioni e questioni”.
Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: servizio per l’Apostolato Digitale


È dalla lezione del passato che si può costruire un futuro sano e generoso, ricco di spinte innovative. Ricorda ancora don Peyron: “Torino è anche la prima Diocesi in Italia ad avere un Servizio per l’Apostolato Digitale. È un argomento che riconosco un po’ di parte, essendo stato io stesso incaricato di occuparmene dall’Arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia. E tuttavia anche questo sportello molto ci dice del lavoro di tessitura che la Chiesa, come garante, e con essa le istituzioni, il mondo delle imprese e gli atenei cittadini stanno facendo per infondere a tutti, ma soprattutto tra le giovani generazioni, più fiducia e speranza nel domani”.
Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: IA a servizio dell’intelligenza umana


L’intelligenza artificiale per don Peyron può diventare, se ben gestita, uno straordinario “strumento al servizio dell’intelligenza umana”. “È un aiuto ad esprimere quello che l’umano è fino in fondo”, in una visione antropocentrica, “laddove l’uomo è anche al servizio del Creato e non è padrone”. Terra fertile di santi sociali e laboratorio di innovazione, Torino ha i numeri e anche l’anima per erigersi a polo italiano dell’AI. Ne ha la consapevolezza e, insieme, la volontà di affermazione. “Le forze sociali, politiche, accademiche non avranno problemi a cantare in coro questa candidatura – conclude don Peyron – I nostri giovani ricercatori sono pronti, così come i loro docenti, il tessuto imprenditoriale e, mi permetto di affermare, anche le nostre forze ecclesiali”.

Torino Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale: orgoglio da riscoprire


In questa sfida Torino avrà tutto da guadagnare. “Ci impegneremo insieme per portarci a casa il Centro di intelligenza artificiale, nostro primo obiettivo. Ma anche se dovessimo mancare il bersaglio, in ogni caso avremo vinto. Perché avremo acquisito la consapevolezza che solo il lavoro sinergico sul territorio, nell’unione dei rispettivi talenti, può pagare. E in questo processo – direi proprio un work in progress – potremo individuare anche soluzioni alternative, magari meno ambiziose, ma sempre proficue e alla lunga comunque efficaci. L’importante a mio avviso è capire che Torino ha bisogno di un cambio di passo e di mentalità. Una mentalità e un orgoglio, che pure un tempo avevamo e che dobbiamo riscoprire. Pensare con lode ci piace, possiamo farlo insieme guardando il futuro già quasi presente!”.