Leone, un Papa al lavoro

Il pontefice, ricevendo 200 consulenti del lavoro, ha rivolto loro un discorso su quando preziosa possa essere la professione, a patto che non si schiacci sulla parte datoriale. Un piccolo ma illuminante spaccato del Prevost-pensiero in materia

Un Papa al lavoro. Leone XIV è un papa americano, con una sensibilità sociale maturata sul campo in Perù ed una solida spiritualità come figlio di S. Agostino. Quasi per conseguenza un Papa al lavoro, cioè un Papa che ha ben chiaro il profondo significato spirituale e sociale del lavoro.

Ho avuto la possibilità di accompagnare nei giorni scorsi 200 consulenti del lavoro – in rappresentanza di tutto l’Ordine – in udienza in Vaticano, il 18 dicembre scorso.

Papa Prevost, rivolgendolo loro un discorso, ha sottolineato tre aspetti: la tutela della dignità della persona, la mediazione e la promozione della sicurezza. Se i temi della sicurezza e della dignità sono in qualche modo acquisiti, tanto dalla dottrina della Chiesa quanto dai principi che animano il dibattito pubblico sul lavoro, la questione della mediazione è, invece, più peculiare e per i consulenti del lavoro, così come ho constatato di persona, centrale. Viviamo un tempo in cui le mediazioni, di ogni sorta, sembrano essere saltate: le professioni sostituite o sostituibili dalle macchine, la cultura sempre di più à la carte e sempre di meno l’esito di una relazione autentica.

Leone XIV: «Non siate schiacciati sui datori di lavoro»

Papa Leone invece riporta al centro tutt’altro. Dice infatti: «Nelle dinamiche aziendali, il vostro compito vi pone, in un certo senso, come cerniera di raccordo tra le figure dirigenziali e i dipendenti, rendendovi facilitatori di relazioni indispensabili sia per il buon funzionamento delle imprese che per il benessere di chi vi opera. Come consulenti del lavoro […] due possono essere le tentazioni: da una parte, un’eccessiva burocratizzazione dei rapporti, dall’altra, la lontananza e il distacco dalla realtà. Entrambe sono dannose, perché alla lunga rendono invivibile l’ambiente dell’azienda impedendole di essere, secondo la sua vocazione più vera, una sinergia solidale». Concludere poi dicendo che: «Vi invito, perciò, a non vivere la vostra professione schiacciati sul versante datoriale, quasi che il resto sia meno importante. [ …] nel vostro farvi tramite nei rapporti tra le parti sociali, vi esorto a tenere sempre ben aperti gli occhi sulle persone che avete davanti, specialmente su chi è in difficoltà e ha meno possibilità di esprimere i propri bisogni e di far valere i propri interessi».

I rischi delle professioni

Con l’enfasi su efficienza ed efficacia e sulle metriche economiche, le professioni, tutte le professioni, rischiano di mutare in strumenti e non più esercizio di saggezza umana illuminata dalla competenza tecnica. Quello che vale per i consulenti del lavoro vale per ogni professione intellettuale. Se molti ordini professionali si affanno oggi nel cercare nuove vocazioni, incalzati dalla paura che la macchina li possa sostituire, quella della mediazione, molto più di altri artifici tecnici o invocate norme corporative, è la chiave di volta.

Il professionista è colui che parla alle persone, di aspetti tecnici ma che non sono mai avulsi dalla componente umana, sia essa intellettuale o affettiva. Il termine professione deriva da professus cioè, propriamente, dichiarato apertamente. Si professa la fede infatti. Leone ci invita a professare, con la stessa densità, anche la tecnica, giuridica, economica, amministrativa che sia. Un dire che è dirsi, un darsi che è raccogliere. Un esserci che è mediare, non statistica algoritmica, ma presenza empatica. Buon lavoro.

Papa Leone XIV in Piazza San Pietro in Vaticano per dell’ultima Udienza Giubilare, 20 dicembre 2025

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